FALL

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Survival thriller semplice nella premessa, volutamente essenziale nella definizione dei caratteri, Fall è un teso ed efficace saggio sulle potenzialità del genere; il film di Scott Mann ha l’unico limite di voler introdurre nella sua struttura alcuni elementi (in particolare uno, nei minuti finali) superflui e in definitiva estranei al DNA del genere.

Please don't fall

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In un filone sulla carta ampio, eppure in realtà codificato abbastanza rigidamente come quello del survival movie, questo Fall muove da una premessa almeno in parte diversa dal solito. Il film di Scott Mann, infatti, sostituisce agli “spazi di sopravvivenza” naturali normalmente frequentati dal genere – che siano essi il mare aperto, una montagna, il deserto, o simili – un corrispondente artificiale. Le due protagoniste della vicenda, infatti, restano qui bloccate su una torre per le telecomunicazioni dismessa, sita nel bel mezzo del nulla; nello specifico (nella finzione del film), parliamo della B67, ovvero la terza torre più alta di tutti gli Stati Uniti, 610 metri di altezza circondati da chilometri di deserto. Il pretesto che muove la trama è un dramma pregresso vissuto da una delle due: Becky, infatti, esperta di free climbing e protagonista di varie imprese insieme a suo marito Dan e alla sua amica Hunter, ha visto morire l’uomo, precipitato nel vuoto in un incidente durante una scalata. Un anno dopo, ancora sopraffatta dal dolore, e dipendente da alcol e psicofarmaci, la ragazza viene convinta a tornare in azione dall’amica, che le propone una nuova impresa: scalare la B67, documentare l’azione per il pubblico dei social, e con l’occasione spargere le ceneri di Dan. Hunter, dopo varie esitazioni, accetta la proposta; ma, com’è facile immaginare, non tutto andrà come preventivato.

Un background essenziale

Fall, Grace Caroline Currey e Virginia Gardner in una scena del film
Fall, Grace Caroline Currey e Virginia Gardner in una scena del film di Scott Mann

Accompagnato dalle lusinghiere parole di Stephen King, che su Twitter lo ha paragonato (invero con qualche forzatura) a Duel di Steven Spielberg, Fall è un esempio di survival thriller che asciuga in gran parte la sua componente prettamente narrativa, lasciando che a generare il grosso della tensione sia la situazione centrale (due persone bloccate a 610 metri d’altezza, in cima a una torre, su un disco di metallo di poco più di un metro di diametro). La scelta della sceneggiatura, nel segno dell’essenzialità, fa sì che i caratteri delle due protagoniste vengano delineati in modo sommario: da una parte la figura di Becky, chiusasi al mondo dopo il trauma della perdita di suo marito, ma anche in conflitto con suo padre che non ha mai mandato giù il suo matrimonio; dall’altra l’esuberante Hunter, “animale” da social e apparentemente estroversa, in realtà a sua volta (neanche troppo) segretamente preda dei suoi demoni. La sceneggiatura impiega un tempo piuttosto breve a definire il background del personaggio di Becky, delineando sommariamente il suo rapporto col padre, e lasciando che la vecchia amica riesca a coinvolgerla nell’impresa in modo abbastanza rapido: lo script sembra proporsi di chiarire meglio – e svelare – le psicologie dei due personaggi nel corso della storia, con qualche rivelazione (invero non proprio imprevedibile) a generare un ulteriore vettore di tensione, che si aggiunge a quello della situazione di base.

Un saggio di tensione cinematografica

Fall, Grace Caroline Currey in una tesa sequenza del film
Fall, Grace Caroline Currey in una tesa sequenza del film di Scott Mann

La frazione centrale di Fall – che occupa gran parte dei suoi 107 minuti di durata – rivela un’ottima padronanza dei mezzi tecnici da parte del regista, a dispetto del basso budget (solo 3 milioni di dollari) e di una location che era sita in realtà a 30 metri d’altezza, in cima a una montagna atta a simulare l’effetto-vertigine del film. La capacità della regia di trasmettere il senso fisico di panico e pericolo imminente sperimentato dalle due protagoniste, grazie anche a un uso attento del montaggio e dei piani ravvicinati sulle due attrici, è un indubbio merito da ascrivere al film; in questo senso, Fall si rivela essere una specie di saggio teorico sulle possibilità del genere, capace di porre in secondo piano i dialoghi e di volgere a proprio vantaggio (in termini di tensione narrativa) l’immobilismo della trama e l’efficacia immersiva e “fisica” della situazione di partenza. L’evoluzione del rapporto tra le due ragazze – e le rivelazioni narrative che si avranno nel corso della trama, teoricamente tese a dare maggior spessore ai due personaggi – restano in questo senso elementi non indispensabili; meri riempitivi di una vicenda che (al suo nucleo di base) resta incentrata su una basilare lotta per la sopravvivenza, tour de force fisico in cui un momento di scoramento può significare (letteralmente) caduta e resa definitiva.

Una svolta escapista?

Fall, Grace Caroline Currey e Virginia Gardner in un momento ad alta tensione del film
Fall, Grace Caroline Currey e Virginia Gardner in un momento ad alta tensione del film di Scott Mann

L’essenzialità di Fall, punto di forza e insieme limite del film – comunque elemento “identitario” importante, per quella che vuole essere innanzitutto una macchina da tensione – viene in parte tradita da un twist narrativo posto nella frazione finale; una svolta abbastanza gratuita e fuori tono con lo sviluppo della trama, fin troppo simile ad analoghe soluzioni narrative che abbiamo visto, in altri generi, nel corso degli ultimi anni. Una soluzione che si rivela in qualche modo “escapista” – in quanto pone le basi in modo artificiale per quella che sarà, poi, la risoluzione della vicenda – ma che pare rivelare anche una scarsa fiducia, da parte del regista, nelle potenzialità del genere così com’è; quasi fosse necessario un elemento esterno per rendere il tutto più appetibile al pubblico moderno. In realtà, l’impalcatura narrativa di Fall, nella sua semplicità, funziona(va) efficacemente anche al netto di quella svolta, consentendo un buon potenziale di sospensione dell’incredulità, capace di mascherare molti dei passaggi narrativi improbabili della trama (è quasi inevitabile che ce ne siano, in un film così concepito). Comunque, al netto della semplicità della sua premessa – direttamente proporzionale al suo potenziale spettacolare – e dell’inserimento di elementi superflui ed estranei al DNA del genere, Fall resta un buon prodotto di genere; un saggio sulle potenzialità di un cinema d’immagini e d’atmosfera – prima ancora che di racconto – la cui presenza attraversa trasversalmente tutta la storia della settima arte.

Fall, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Fall
Regia: Scott Mann
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2022
Durata: 107’
Genere: Thriller
Cast: Jasper Cole, Bamm Ericsen, Grace Caroline Currey, Darrell Dennis, Virginia Gardner, Evie Mann, Branden Currey, Nick Lynes, Joseph Mann, Julia Pace Mitchell, Jeffrey Dean Morgan, Mason Gooding
Sceneggiatura: Jonathan Frank, Scott Mann
Fotografia: MacGregor
Montaggio: Robert Hall
Musiche: Tim Despic
Produttore: Mark Lane, James Harris, David Haring, Scott Mann, Ashley Waldron, Christian Mercuri
Casa di Produzione: Capstone Studios, Tea Shop Productions
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 27/10/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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