UNA VOCE FUORI DAL CORO

UNA VOCE FUORI DAL CORO

Presentato nell'edizione 2021 del Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, Una voce fuori dal coro ci consegna un nuovo ritratto giovanile che, però, non mostra particolari caratteristiche rispetto alla tradizione e alla consuetudine del genere. Nonostante questo, tuttavia, la vicenda ha il merito di muoversi attraverso delle atmosfere e dei toni lievi in grado di rimandare un senso di speranza.

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Tra i molti generi che abitano il vasto mondo della cinematografia internazionale, quello definito di crescita o di evoluzione giovanile è sicuramente uno tra i più frequentati, soprattutto dai registi d’oltralpe. Non fosse altro per il fatto che il capostipite assoluto di questo tipo di racconto è François Truffaut col suo I 400 colpi. Con questo Una voce fuori dal coro, diretto da Yohan Manca, si entra però in una dimensione giovanile che, nonostante le difficoltà di una vita non propriamente spensierata, vive di tonalità più lievi rispetto a quelle descritte e vissute dal padre della Nouvelle Vague.

Al centro del racconto c’è il giovanissimo Nour che, a soli 14 anni, vive da solo con i suoi tre fratelli maggiori a causa delle gravi condizioni di salute della madre. Per sostenere le sue cure e le necessità della quotidianità, dunque, i ragazzi si sono rimboccati le maniche. Un impegno cui, per la prima volta, partecipa anche il più piccolo della famiglia. Per questo motivo, dunque, lo si vede muoversi con velocità tra le vie dell’assolata e popolare Sète a bordo di uno scooter mentre consegna le pizze.

Nonostante questo, però, Nour ha un mondo personale e misterioso in cui rifugiarsi quando la realtà esterna diventa troppo pressante. Basta indossare delle cuffie per lasciare il rumore del mondo al di fuori e farsi inondare solo dalle note della Traviata cantata da Pavarotti. Il famoso tenore, infatti, lo lega al ricordo del padre italiano e, al tempo stesso, è la rappresentazione della sua passione per la musica. Un mondo segreto e impossibile da toccare in modo tangibile, dunque, fino a quando il ragazzo non incontrerà Sarah, un’insegnante di canto lirico e l’unica adulta in grado di definire l’esistenza del ragazzo dandogli una nuova e precisa direzione.

Un’altra realtà possibile

Una voce fuori dal coro, Maël Rouin Berrandou e Judith Chemla in una scena
Una voce fuori dal coro, Maël Rouin Berrandou e Judith Chemla in una scena del film

Tratto da un’opera teatrale, Una voce fuori dal coro abbandona completamente gli spazi delimitati del teatro abbracciando, invece, un mondo esterno che viene definito dalla luce spesso vivida dell’estate e dalla rumorosa umanità di cui si popola Sète durante la stagione estiva. Una sorta di suono, questo, che si contrappone a quello che il giovane Nour sente spesso nelle sue orecchie e a cui Sarah vuole “istruirlo”. La musica, dunque, e in particolare il canto, occupano uno spazio importante in questa narrazione, ricoprendo il ruolo di co-protagoniste, quella causa in grado di creare degli effetti positivi sul futuro di un ragazzo che non sembra avere dalla sua parte molte possibilità.

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In questo senso, dunque, si cavalca soprattutto la visione dell’arte intesa come elemento di salvezza, di progressione ed evoluzione. La sua bellezza e, soprattutto, la propensione naturale mostrata dal ragazzo, rappresentano una sorta di rivalsa rispetto al mondo esterno che, tenendolo ancora ai margini, non sembra promettere poi molto. Allo stesso tempo, però, la passione per la musica è il mezzo in grado di portarlo oltre i confini conosciuti, tratteggiando una linea netta con chi proprio non riesce a comprenderlo. In questo senso, dunque, il crearsi la possibilità di un’occasione nuova, di conoscere e realizzare un’altra realtà possibile crea una sorta di contrasto con chi si sente escluso da questa, non riconoscendone le potenzialità. Ecco, dunque, che Nour diventa quasi una creatura misteriosa per i fratelli che, nella loro derisione, nascondono il timore di perdere un affetto ma anche la paura di sentirsi lasciati indietro nella solitudine dell’unico mondo possibile per loro.

Lo sguardo di Nour

Una voce fuori dal coro, Maël Rouin Berrandou durante una sequenza
Una voce fuori dal coro, Maël Rouin Berrandou durante una sequenza del film

Fin dalle prime immagini, il film mostra una direzione ben precisa, quella dello sguardo di Nour. Attraverso i suoi occhi, infatti la realtà viene letta, tradotta e riportata allo spettatore senza tradire mai la delicatezza che dovrebbe avere la visione di un ragazzino di quattordici anni. Nour, infatti, deve ancora entrare realmente nel mondo adulto, anche se la vita non gli ha certo risparmiato delusioni. Nonostante questo, però, il regista non accetta di rimandare l’idea di un personaggio illuso e disilluso così presto. La giovinezza descritta nel film, infatti, incontra delle evidenti difficoltà ma, comunque, non parte già sconfitta o con un senso d’ineluttabilità nei confronti del destino.

Piuttosto, il presente del ragazzo è sentito essenzialmente come una tappa di un lungo cammino cui sembra destinato, lui su tutti. Per questo motivo, dunque, Una voce fuori dal coro segue e persegue i toni lievi e i tocchi delicati di una narrazione speranzosa che s’inserisce agevolmente nel filone del genere senza, però, regalarci un percorso emotivamente indimenticabile.

Una voce fuori dal coro, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Mes frères et moi
Regia: Yohan Manca
Paese/anno: Francia / 2021
Durata: 108’
Genere: Drammatico
Cast: Erwan Carton, Olga Milshtein, Ramzi Abed, Moncef Farfar, Corinne Blanc-Faugère, Sofian Khammes, Chems Eddine Hafsi, Maël Rouin Berrandou, Carla Tarley, Mailys Bianco, Luc Schwarz, Alexis Tran Bertin, Loretta Fajeau-Leffray, Dali Benssalah, Judith Chemla
Sceneggiatura: Yohan Manca, Aude Py
Fotografia: Marco Graziaplena
Montaggio: Clémence Diard
Musiche: Maxence Dussère, Bachar Khalifé
Produttore: Julien Madon, Camille Rich
Casa di Produzione: Ciné+, Sofica Manon 11, Ad Vitam Production, Centre National du Cinéma et de L’image Animée (CNC), JM Films, Fonds Images de la Diversité, Agence Nationale pour la Cohésion Sociale et l'Egalité des Chances (ACSE), Canal+, SofiTVCiné 8, Single Man Productions
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 24/11/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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