LA LIGNE – LA LINEA INVISIBILE

LA LIGNE – LA LINEA INVISIBILE

Nuovo lavoro di Ursula Meier, già passato alla Berlinale, La ligne – La linea invisibile mette in scena un incontro/scontro tra madre e figlia, invariabilmente declinato in forma di violenza, fisica e psicologica. A tratti si sfiora il didascalismo e il film a tesi, ma il lavoro di Meier ha comunque una forza che sarebbe disonesto negare.

Un dramma imperfetto ma vitale

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Nel raggelato paesaggio di una cittadina tra i monti della Svizzera si snoda la vicenda della trentenne Margaret e della sua famiglia, composta da sua madre Christina e dalle sue due sorelle, Marion e Louise. Margaret, da sempre afflitta da problemi di gestione della rabbia, ha ferito sua madre durante una furiosa lite domestica, causandole un ricovero in ospedale e la parziale perdita dell’udito. Per questo evento, la giovane donna viene condannata a restare lontana almeno 100 metri dalla casa di famiglia, dietro un’immaginaria linea che circonda la residenza da tutti i lati. Mentre le festività natalizie si approssimano, Margaret, da sempre molto legata alla sorellina Marion, accetterà di occuparsi personalmente delle lezioni di canto della ragazzina, che la madre non è più in grado di somministrarle; lezioni che si terranno fuori, in mezzo alla neve, al di là di quella “linea invisibile” che ormai divide in modo netto e simbolico Margaret dal resto della sua famiglia. Nel frattempo Christina, donna vanesia e superficiale, che accusa le figlie di aver rovinato le sue velleità di musicista, passa da una storia sentimentale a un’altra, rifiutando categoricamente ogni contatto con sua figlia.

Un prologo volutamente fuorviante

La ligne - La linea invisibile, Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film
La ligne – La linea invisibile, Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film di Ursula Meier

Il prologo di questo La Ligne – La linea invisibile, ultimo lavoro della regista franco-svizzera Ursula Meier, potrebbe trasmettere l’idea (erronea) di un approccio estetizzante e tutto improntato alla stilizzazione in chiave iperrealistica degli eventi, se non addirittura alla loro voluta astrazione; le immagini al ralenti che accompagnano i titoli di testa evocano e trasfigurano, più che mostrarla direttamente, la lite tra madre e figlia, passando dai dettagli degli oggetti scagliati dalla giovane donna nella primissima inquadratura ai movimenti dilatati delle due protagoniste e delle altre persone presenti; il tutto, su un tappeto di note (e l’importanza stessa dell’elemento musicale verrà più volte rimarcata, nel film) che contrappuntano in modo straniante la durezza degli eventi rappresentati. Una sorta di illusione, un’introduzione volutamente fuorviante per un dramma che invece, da adesso in poi, sarà improntato a un crudo realismo, nella tradizione del dramma familiare francofono (non a caso, tra i produttori, si leggono i nomi dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne); uno stratagemma visivo/narrativo con cui la regista da un lato mette in evidenza l’evento scatenante del dramma, rimarcandone il peso all’interno del racconto, dall’altro ne astrae la manifestazione concreta, invitando lo spettatore a concentrarsi piuttosto sui personaggi, e sul loro problematico presente.

Due opposti parossismi

La ligne - La linea invisibile, Stephanie Blanchoud in una scena del film
La ligne – La linea invisibile, Stephanie Blanchoud in una scena del film di Ursula Meier

Il dramma familiare messo in scena in La Ligne – La linea invisibile si declina innanzitutto in una rappresentazione a tinte forti delle due protagoniste, raccontandone la mancata comunicazione in termini precipui di violenza: violenza fisica da parte di Margaret, rimarcata e sottolineata dai lividi perennemente presenti sul volto e sul corpo della ragazza, che non vogliono sparire ma anzi si sovrappongono l’uno all’altro, come un marchio perenne di colpa; violenza psicologica (non del tutto conscia, ma non per questo meno colpevole) da parte del personaggio di Christina, per cui Valeria Bruni Tedeschi sceglie toni improntati al grottesco e alla calcolata sgradevolezza. Due approcci lontani e paralleli declinati anche in termini di recitazione da parte delle due interpreti; alla fatuità esibita dell’attrice italo-francese, iperverbale e respingente, si contrappone l’understatement recitativo di Stéphanie Blanchoud, volto androgino e corpo minuto, capace tuttavia di liberare un’aggressività fisica che non ha bisogno dell’elemento verbale per esprimersi. Due parossismi opposti per due figure la cui separazione (irrimediabile?) viene esplicitata da quella linea che, da invisibile che era, diviene plasticamente evidente per opera della piccola Marion; un tracciato che sporca e contamina quella neve di cui la stessa ragazzina canta – in modo inconsapevolmente disperato – la purezza.

Una dialettica claustrofobica

La ligne - La linea invisibile, Elli Spagnolo e Stephanie Blanchoud in un'immagine del film
La ligne – La linea invisibile, Elli Spagnolo e Stephanie Blanchoud in un’immagine del film di Ursula Meier

Tra i limiti di questo comunque apprezzabile film di Ursula Meier, già passato nel concorso del 72o Festival di Berlino, possiamo annoverare proprio un’attenzione relativamente ridotta ai personaggi di contorno, in particolare a quelli che sembrano mostrare invece il potenziale narrativo maggiore; tra questi, si può citare proprio la sorella minore della protagonista, soggetta da un certo punto in poi a una deriva misticheggiante – dolorosamente alimentata dalla tensione tra madre e sorella – che la sceneggiatura lascia un po’ irrisolta. L’interessante fragilità del personaggio, ma anche il suo incarnare quella purezza che il paesaggio stesso denuncia come crudelmente illusoria, meritavano probabilmente un miglior sviluppo e un più puntuale approfondimento. Un limite in qualche modo connaturato a un film il cui sviluppo resta stretto – in modo quasi claustrofobico – alla dialettica tra le due protagoniste, rimarcata in modo esplicito nella giustapposizione del montaggio, che si prende in questo tutti i rischi di didascalismo. Funziona più quando suggerisce, La Ligne – La linea invisibile, che quando mette in scena in modo esplicito la sua componente emotiva; come nella lunga sequenza della notte della Vigilia di Natale, giocata tra il fuori e il dentro, o nella muta osservazione da parte della protagonista, impiegata come sorvegliante di un centro commerciale, del nuovo compagno di sua madre, usurpatore di un posto (simbolico) che in realtà la ragazza non ha mai occupato. O come in una conclusione intelligentemente sospesa, forse l’unica possibile per un film imperfetto come i suoi personaggi, ma forse proprio per questo capace di incarnarne al meglio contraddizioni e speranze.

La ligne - La linea invisibile, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: La ligne
Regia: Ursula Meier
Paese/anno: Francia, Belgio, Svizzera / 2022
Durata: 101’
Cast: Stéphanie Blanchoud, Elli Spagnolo, Louis Gence, Thomas Wiesel, Jean-François Stévenin, Benjamin Biolay, Dali Benssalah, Eric Ruf, India Hair, Valeria Bruni Tedeschi
Sceneggiatura: Ursula Meier, Stéphanie Blanchoud, Antoine Jaccoud
Fotografia: Agnès Godard
Montaggio: Nelly Quettier
Produttore: Luc Dardenne, Max Karli, Pauline Gygax, Nicolas Zen-Ruffinen, Olivier Père, Philippe Logie, Delphine Tomson, Marie-Ange Luciani, Jean-Pierre Dardenne
Casa di Produzione: Radio Télévision Belge Francophone (RTBF), Canal+, Les Films de Pierre, Ciné+, Les Films du Fleuve, Arte France, VOO, Bandita Films, Arte France Cinéma, BE TV, Radio Télévision Suisse (RTS)
Distribuzione: Satine Film

Data di uscita: 19/01/2023

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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