BABYLON

BABYLON

Magniloquente, eccessivo e stordente, Babylon è un ritratto collettivo di Hollywood che, per Damien Chazelle, segna un po’ il controcampo del precedente La La Land; un racconto epico che mette insieme sogno e incubo, da prendere o rifiutare in toto. Noi scegliamo la prima opzione.

Inquieta Babilonia

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A sei anni da La La Land, Damien Chazelle torna a raccontare a suo modo Hollywood, stavolta immergendosi più a fondo nei meccanismi dello star system, e andando ad affrontare l’epocale passaggio tra il cinema muto e quello sonoro. Accompagnato da un buon hype, dovuto anche al suo cast infarcito di star, Babylon è certamente il più ambizioso tra i film del regista: una vicenda che, snodandosi attraverso quasi un decennio, trasforma la storia del cinema americano in epica, mentre mette in scena la crudeltà della macchina hollywoodiana, denunciandone il carattere decadente ed evidenziando il marciume che si muove dentro e intorno a essa. Una denuncia che tuttavia celebra contemporaneamente la magniloquenza della fabbrica dei sogni, la sua inesausta capacità di generare visioni, la sua attitudine a sfidare la morte abbracciando, contemporaneamente, il vuoto e l’annullamento dell’identità. Temi tutti riassunti nelle vicende parallele di Nellie LaRoy (Margot Robbie), aspirante star del New Jersey che grazie alla sua sfacciataggine riesce a garantirsi un posto al sole negli ultimi anni dello star system del cinema muto; di Manuel “Manny” Torres (Diego Calva), immigrato messicano che, partendo dalle mansioni di tuttofare per le star, fa una vertiginosa scalata ai vertici dell’industria, adattandosi spregiudicatamente alle sue nuove richieste; e di Jack Conrad (Brad Pitt), star dalla vita personale travagliata, che invece trova molte più difficoltà nell’adeguarsi al nuovo sistema produttivo. Intorno a loro, una pletora di personaggi pittoreschi, a comporre un ritratto a tinte forte di una Babilonia tanto decadente, spaventosa e contraddittoria quanto inesauribilmente vitale.

Sogno e decadenza

Babylon, Brad Pitt e Li Jun Li in una scena del film
Babylon, Brad Pitt e Li Jun Li in una scena del film di Damien Chazelle

È smisurato, magniloquente e bulimico di visioni, Babylon, almeno quanto il soggetto che vuole mettere in scena; oltre tre ore che costituiscono un ritratto collettivo a tratti deragliato della fabbrica dei sogni, visivamente potente e dal ritmo surriscaldato. Un ritratto che mostra toni improntati a un grottesco che cela costantemente il peso del vuoto e della morte sottostante; dietro l’orgia di visioni del film di Chazelle, dietro il carosello impazzito dei suoi personaggi e i loro smottamenti fisici, personali ed emotivi in un’epoca di trasformazione, c’è infatti costante questo sentore di vuoto, di fine imminente. Il sentore cioè, ben espresso in un dialogo che vede protagonisti Brad Pitt e la giornalista interpretata da Jean Smart, che per diventare icone si debba sparire fisicamente, arrendersi al peso del tempo, eternarsi con la propria immagine su pellicola, che a differenza del corpo fisico sarà sempre a suo agio nel suo specifico tempo, tenuto in vita attraverso la memoria. In Babylon è costantemente presente questo doppio aspetto, quello che da sempre caratterizza lo star system e ha segnato a fondo (anche tragicamente) molte delle sue icone: da un lato l’aspirazione all’immortalità, al ricordo perenne, la voglia di lasciare un segno e di sopravvivere nella memoria collettiva; dall’altro la consapevolezza che quell’aspirazione presuppone la finitezza del corpo, l’invecchiamento proprio e quello dell’industria stessa, che si trasforma lasciando l’immortalità dei suoi vecchi protagonisti al reame della memoria. Protagonisti che possono solo sparire nel vuoto, magari danzando un’ultima volta, oppure abbandonare il sogno stesso, e guardarlo malinconicamente ri-raccontato su uno schermo cinematografico.

Un necessario controcampo

Babylon, Margot Robbie e Diego Calva in un momento del film
Babylon, Margot Robbie e Diego Calva in un momento del film di Damien Chazelle

Babylon rappresenta per molti versi il controcampo di La La Land, di cui recupera l’urgenza vitale di raccontare Hollywood dall’interno, e di farlo celebrando la sua potenza, come una delle massime espressioni della potenza stessa della settima arte; una narrazione in cui convivono sogno e consapevolezza della sua illusorietà, celebrazione e cruda denuncia. Ma, laddove nel film del 2016 prevaleva il lato luminoso del sogno, veicolato dalla potenza di un genere come il musical – perfetto per trasfigurare in forma favolistica la realtà – qui Chazelle utilizza un mood decisamente più cupo, pur nella rutilanza del racconto. I toni di Babylon sono fin dall’inizio improntati all’eccesso, a volte all’insegna della calcolata sgradevolezza, comunque sempre nel segno di un grottesco che rende gli eccessi dei suoi personaggi in chiave iperrealistica; ma sotto la magniloquenza delle immagini è fin da subito avvertibile il peso del vuoto, la caducità di corpi che non solo non reggeranno il peso del tempo, ma neanche quello delle trasformazioni (tutte fisiche, e spietatamente concrete) che stanno mutando forma e sostanza del cinema. Il libertinaggio sfrenato dello star system, quello che la “nuova” industria hollywoodiana sta ripudiando in nome del rinnovato moralismo del suo pubblico, può sopravvivere solo nella sua forma degenerata; nei sotterranei, cioè, in cui il gangster James McKay (interpretato da un luciferino Tobey Maguire) tiene i suoi cruenti spettacoli. Il sogno si muta in incubo, ma i germi di questa trasformazione, a ben vedere, erano già tutti presenti.

Rischi calcolati

Babylon, Tobey Maguire in un'immagine del film
Babylon, Tobey Maguire in un’immagine del film di Damien Chazelle

Si può dire molto, di Babylon, si può non entrare in sintonia coi suoi eccessi (visivi, tematici, narrativi) così come si può rifiutare il modo in cui Chazelle sceglie di portare sullo schermo un passaggio epocale come quello dal muto al sonoro; tuttavia, a nostro modo di vedere, non si può non riconoscere l’urgenza nel mettere in scena questo enorme ritratto collettivo, la vitalità che emana dai suoi personaggi, la forza visiva ed emotiva di singole sequenze (la troupe che riesce a portare a termine una scena, nella prima parte del film, grazie allo sforzo del Manny Torres interpretato da Diego Calva; la toccante uscita di scena di uno dei personaggi, nell’ultima parte; la stessa sequenza conclusiva). Il regista osa e rischia più volte di debordare, pone lui stesso paralleli pericolosi (il richiamo a Cantando sotto la pioggia è esplicito e sottolineato più volte) ma lo fa in modo sempre calcolato; alla fine, Chazelle riesce nello scopo di giustificare tematicamente i suoi eccessi, costruendo un ritratto che, nella sua magniloquenza surriscaldata, risulta coerente. Così come, vista la portata della storia e la sua estensione – sia in termini temporali che di numero di personaggi – risulta in fondo motivata la durata del film; 189 minuti che si possono rifiutare in blocco, ma che sicuramente restano giustificati nella loro interezza. Prendere o lasciare: noi, da par nostro, abbiamo già scelto la prima opzione.

Babylon, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: Babylon
Regia: Damien Chazelle
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 189’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Margot Robbie, Brad Pitt, P.J. Byrne, Katherine Waterston, Olivia Wilde, Eric Roberts, Flea, Jovan Adepo, Lukas Haas, Max Minghella, Samara Weaving, Frederick Koehler, Jeff Garlin, Mike Gassaway, Tobey Maguire, Alex Dobrenko, Ana Coto, Anna Chazelle, Bob Clendenin, Bregje Heinen, Carlena Britch, Carol Jefferson, Chloe Fineman, Cyrus Hobbi, Damon Gupton, Daniel Grogan, James Crittenden, Jean Smart, Jennifer Grant, John Kerry, Jonah Platt, Karolina Szymczak, Kate Ellie Fitzgerald, Katia Gomez, Kevin Symons, Kyla Dyan, Li Jun Li, Marcos A. Ferraez, Miraj Grbic, Natasha Kalimada, Olivia Hamilton, Phoebe Tonkin, Rhian Rees, Robert Beitzel, Rory Scovel, Sean O'Bryan, Spike Jonze, Terry Walters, Todd Giebenhain, Troy Metcalf, William F. Nicol
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Tom Cross
Musiche: Justin Hurwitz
Produttore: Padraic Murphy, Olivia Hamilton, Matthew Plouffe, Marc Platt, Christa Vausbinder
Casa di Produzione: Paramount Pictures, Wild Chickens Productions, Marc Platt Productions, Organism Pictures, Material Pictures, C2 Motion Picture Group
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 19/01/2023

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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