L’INNOCENTE

L’INNOCENTE

Direttamente dal 75° Festival di Cannes, dove è stato proiettato Fuori Concorso, arriva tra i Best Of della 17a Festa del cinema di Roma la quarta prova da regista di Louis Garrel. L’innocente è una godibilissima commedia sotto le mentite spoglie del thriller (e non solo) che, grazie a una storia che dosa perfettamente i suoi elementi e all’ottimo lavoro del cast, riesce nell’intento – sempre più complesso al giorno d’oggi – di divertire e far riflettere allo stesso tempo.

Leggerezza

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È “leggerezza” la prima parola che viene in mente, quando si parla del Louis Garrel regista. Forse troppa, a fronte di pellicole, le sue, che proprio per questo non riescono a convincere fino in fondo. Tuttavia, L’innocente è l’eccezione: il film si rivela la prova più riuscita, a oggi, del giovane regista parigino, qui nei panni del protagonista e di quello che è ormai una sorta di suo alter ego. La vita di Abel (personaggio già in Due amici, 2015, L’uomo fedele, 2018, e La crociata, 2021) viene sconvolta quando viene a sapere che la madre Sylvie (Anouk Grinberg), insegnante di recitazione all’interno di una prigione, sta per sposare Michel (Roschdy Zem), proprio uno dei criminali finito in carcere per aver commesso una rapina. Insieme alla sua amica Clémence (Noémie Merlant), l’unica cosa da fare allora è cercare di saperne di più sul proprio patrigno e soprattutto proteggere la madre Sylvie. Ma non tutto va come dovrebbe e la vita prende direzioni fino a poco prima impensabili.

Equilibrio

L'innocent, Louis Garrel e Roschdy Zem in un'immagine
L’innocent, Louis Garrel e Roschdy Zem in un’immagine del film

La sceneggiatura di Garrel e Tanguy Viel, con la collaborazione di Naïla Guiguet, racconta con abilità una storia che tiene vivo l’interesse per tutti i suoi 100 minuti di durata. Il pregio più grande di L’innocente è infatti quello di riuscire a bilanciare egregiamente gli ingredienti di cui si compone: si passa infatti dalla commedia (nel pedinamento che Abel e Clémence attuano nei confronti di Michel) al thriller (come al momento della scoperta della preparazione del colpo), passando per il dramma e il film romantico senza però esagerare con nessuno di questi generi. Questo è possibile anche grazie a personaggi assolutamente credibili, nelle loro diverse sfaccettature e drammi interiori, che hanno come minimo comune denominatore l’essere mossi dal filo conduttore dell’amore, vera forza motrice di tutta la vicenda. L’amore madre/figlio, certo, ma anche quello complicato che si cela dietro un’amicizia, e quel sentimento così forte da far paura di fronte alla possibilità di (ri)ascoltarlo e dichiararlo. Quante e quali azioni fatte in suo nome possono essere giustificate? È l’amore che permette a tutti i personaggi di essere esattamente allo stesso livello, uguali, senza “migliori” o “peggiori”, senza “cattivi” o “buoni”, in un equilibrio generale che trova forma anche nella struttura circolare del film.

Andare oltre

L'innocent, Louis Garrel e Roschdy Zem in una sequenza
L’innocent, Louis Garrel e Roschdy Zem in una sequenza del film

È quello che il film ci invita a fare. Andare oltre ciò che si vede, soprattutto in un momento storico in cui i ritmi e le possibilità della vita odierna ci portano più facilmente a fermarci in superficie. E in questo senso, l’Arte, espressa tramite la recitazione (di cui Sylvie, come detto, è insegnante), serve proprio a questo: a portare a galla la realtà. Il film si apre con una recita in cui i detenuti si calano nel personaggio di loro stessi: Abel e Clémence sono costretti a recitare per la riuscita di un rocambolesco piano ma nel farlo, sono costretti ad affrontare finalmente una volta per tutte i loro sentimenti. L’innocente è dunque un film che non ha nulla di rivoluzionario o sconvolgente, ma che si dimostra essere ben costruito, onesto e rispettoso nei confronti dello spettatore, e che riesce nel suo intento di essere intelligentemente divertente. E non è poco.

L'innocente, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: L'innocent
Regia: Louis Garrel
Paese/anno: Francia / 2022
Durata: 99’
Genere: Commedia
Cast: Joséphine Caraballo, Romain Blachier, Jean-Claude Bolle-Reddat, Olga Amelchenko, Zorah Ait Maten, Léa Wiazemsky, Florent Masarin, Jean-Claude Pautot, Véronique Kapoyan, Yanisse Kebbab, Louis Garrel, Manda Touré, Noémie Merlant, Roschdy Zem, Anouk Grinberg
Sceneggiatura: Louis Garrel, Tanguy Viel, Naïla Guiguet
Fotografia: Julien Poupard
Montaggio: Pierre Deschamps
Musiche: Grégoire Hetzel
Produttore: Olivier Père, Anne-Dominique Toussaint
Casa di Produzione: Canal+, Cofimage 33, Ciné+, La Banque Postale Image 15, Giorgio Armani, Arte France Cinéma, Auvergne Rhône-Alpes Cinéma, Les Films des Tournelles
Distribuzione: Movies Inspired

Data di uscita: 19/01/2023

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Jacopo Russo
Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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