SVEGLIAMI A MEZZANOTTE

SVEGLIAMI A MEZZANOTTE

Girato in un insolito stile dal regista Francesco Patierno, Svegliami a mezzanotte racconta la storia vera di Fuani Marino. Una soggettiva dall’inizio alla fine per riflettere sui rapporti tra il sé e gli altri.

Mente e solitudine

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Parlare di suicidio fa prevenzione così come di depressione post partum. Che a farlo sia una sopravvissuta in prima persona non è scontato. Così il Svegliami a mezzanotte del regista Francesco Patierno, indagando nel profondo della psiche della protagonista, è un utile manuale, un racconto di ciò che accade nella mente di una donna e di cosa possa indurla a saltare la ringhiera di un balcone, in un pomeriggio come tanti, e a buttarsi dal quarto piano di un palazzo. Il film lo fa ricorrendo a fotografie e immagini d’archivio inframmezzate da testi scritti a mano. È una narrazione che affonda le sue radici in un’Italia borghese e provinciale degli anni a cavallo tra i Settanta e Ottanta; un vissuto tutto privato fatto di scene per lo più domestiche. una storia tratta liberamente dall’omonimo libro scritto, da Fuani Marino e pubblicato da Giulio Einaudi Editore.

Originale stile vintage

Svegliami a mezzanotte, un momento del documentario
Svegliami a mezzanotte, un momento del documentario di Francesco Patierno

Svegliami a mezzanotte, in sala dal 13 febbraio, una produzione Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Cinema, segue cronologicamente la vita della protagonista in un monologo continuo dall’inizio alla fine nel quale compaiono, ma solo come figuranti non degni di battute, il marito, la madre, il padre, le amiche di università. Le scene appaiono quelle degli anni Settanta. Si fa guardare come se fosse un Super8, un modo vintage per illustrare in modo spesso didascalico le scene di vita della protagonista, che le chiosa con un monologo crudo nei toni, fin troppo diretto nei concetti; un monologo che mette a nudo la disarmante impossibilità di contrastare un male oscuro come la depressione che come un tarlo rode il cervello di una donna apparentemente sana, e che invece nella sua mente cova il suicidio, un gesto estremo. E gettandosi dal quarto piano spesso non si sopravvive. Ma, miracolosamente, Fuani riesce a restare in vita. A poco a poco riprende coscienza di sé e dopo una lunga sequela di operazioni e terapie riesce a tornare la se stessa ormai depurata dal virus della depressione. La storia quindi ha un lieto fine.

Il tabù di allora

Svegliami a mezzanotte, un'immagine tratta dal documentario
Svegliami a mezzanotte, un’immagine tratta dal documentario di Francesco Patierno

Ma guardando quelle scene mostrate in Svegliami a mezzanotte, quelle pagine di diario che costituiscono il vissuto di tanti, nati in un’era molto poco tecnologica, quelle feste di compleanno attorno a una torta, Fuani rivive in qualche modo un’epoca al quale probabilmente il regista ha voluto ispirarsi. Un periodo in cui mancava la consapevolezza collettiva del disagio psicologico, una stagione poco accline a parlare di suicidio. Guardandolo viene da chiedersi perché accanto alle cure della madre, la famiglia non si sia preoccupata di tutelare il figlio anch’esso esposto a una possibile deviazione materna fino a diventarne vittima. Tutto come poi la cronaca, dal caso Cogne in poi, ci ha insegnato. Nel privatissimo vissuto della protagonista non si fa cenno alcuno a come la società di allora considerava i disturbi mentali che solo Basaglia avrebbe saputo sbattere in faccia al mondo.

Ho sposato”, dice il regista “lo stile e un meccanismo narrativo, affinato nel tempo, composto da un mix creativo di immagini girate e immagini di repertorio montate e manipolate ad arte per riuscire a raccontare cose che sarebbero difficili da mettere in scena con uno stile più convenzionale o un racconto di finzione. Semplici ma eleganti associazioni visive che mirano a tessere il filo della trama e a compiere un vero e proprio viaggio in soggettiva nei tortuosi meandri della mente umana”.

Corsi e ricorsi

Svegliami a mezzanotte, un'immagine del documentario
Svegliami a mezzanotte, un’immagine del documentario di Francesco Patierno

In una serie di corsi e ricorsi, quello “Svegliami a mezzanotte” che dà il titolo all’opera cinematografica, ascoltato con le orecchie di oggi, più che a una madre in disagio avrebbe fatto pensare ai ragazzi della generazione odierna, anestetizzati dalla Dad, perennemente stanchi, dormienti per lunghe ore, noncuranti dei sogni e del sole che c’è fuori. Mali oscuri che covano dentro, sui quali questo film, nella sua cruda semplicità, fa riflettere ammonendo gli spettatori sulla necessità di andare a fondo nel rapporto con chi ti siede vicino o ti dorme accanto. Per capire davvero cosa covi nel suo cervello.

Svegliami a mezzanotte, la locandina del documentario
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Scheda

Titolo originale: Svegliami a mezzanotte
Regia: Francesco Patierno
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 71’
Genere: Documentario
Cast: Elio Padoan, Fuani Marino
Sceneggiatura: Francesco Patierno, Fuani Marino
Fotografia: Paolo Pisacane
Montaggio: Renata Salvatore
Musiche: Massimo Martellotta
Produttore: Greta Folinea Marino, Riccardo Folinea, Eleonora Lausdei
Casa di Produzione: Rai Cinema, Cinecittà Luce
Distribuzione: cinecittà luce

Data di uscita: 13/02/2023

Trailer

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche. Ha collaborato con Ansa e Il Tempo, passando poi alla collaborazione fissa con Il Messaggero. Ha scritto per L’Espresso, D La Repubblica delle Donne, Avvenimenti. Per le edizioni Media&Books ha pubblicato, con il luogotenente Francesco Leonardis, il libro Laureato in onestà (2017). Ha diretto il mensile ambientalista La Voce del Lago. Gestisce il sito www.ecolagodibracciano.it e dirige il mensile Gente di Bracciano. È presidente dal 1992 dell’Associazione Culturale Sabate - Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori” a Anguillara e, dal 2017, del Comitato Difesa Bacino Lacuale Bracciano-Martignano.

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