THE WHALE

THE WHALE

Nella sua apparente semplicità, The Whale si rivela molto più complesso e stratificato di quanto inizialmente possa sembrare. Darren Aronofsky ha preso l’opera teatrale di Samuel D. Hunter, l’ha fatta immediatamente sua e sul grande schermo l’ha resa più viva e pulsante che mai. In concorso alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

Espiazione

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Non è assolutamente un regista che passa inosservato, Darren Aronofsky. Già, perché, fin dagli inizi della sua carriera, egli non ha fatto altro che sorprendere, sconvolgere, stupire pubblico e critica grazie alle sue storie “estreme”, spesso rese ancora più incisive da raffinati effetti visivi. Persino la Mostra del Cinema di Venezia (dove il regista, nel 2008, si è aggiudicato il Leone d’Oro per l’ottimo The Wrestler) si è da tempo accorta di lui e spesso si riserva l’onore di mostrare in anteprima i suoi lavori. Questo è il caso, ad esempio, anche di The Whale, che alla 79a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia concorre per il tanto ambito Leone d’Oro.

Deboli speranze

The Whale, Sadie Sink in una scena del film
The Whale, Sadie Sink in una scena del film di Darren Aronofsky

The Whale, dunque, è la storia di un uomo solo, di un uomo che porta sulle spalle un grande senso di colpa, di un uomo che ormai sembra rassegnato al proprio destino, ma che nella possibilità di rimediare ad alcuni errori del passato vede ancora un flebile barlume di speranza. Stiamo parlando di Charlie (impersonato da uno straordinario Brendan Fraser), affetto da una grave forma di obesità e che per poter arrivare a fine mese dà lezioni di scrittura online. L’uomo si è lasciato andare dopo l’improvvisa morte del compagno e, essendo perfettamente consapevole del fatto che, a causa della sua stazza, nemmeno a lui resta molto da vivere, altro non desidera che riappacificarsi con sua figlia Ellie, da lui abbandonata quando era ancora una bambina.

Pulsante minimalismo

The Whale, Hong Chau in una scena del film
The Whale, Hong Chau in una scena del film di Darren Aronofsky

Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Samuel D. Hunter, The Whale non è semplicemente un complicato rapporto padre-figlia, né tantomeno il dramma di un uomo che sembra non aspettarsi più nulla dalla vita. The Whale parte dal suo magnetico personaggio per raccontarci, in realtà, come i complicati rapporti interpersonali, i sentimenti, la religione possano influenzare la vita di ognuno di noi. Tutto si svolge, dunque, unicamente a casa del protagonista. Pochi, ma essenziali personaggi fanno, di quando in quando, il loro ingresso in scena. La presenza scenica di Brendan Fraser (possibile Coppa Volpi?) catalizza quasi esclusivamente l’attenzione su di sé all’interno di un lungometraggio in cui – dal punto di vista visivo – tutto è sapientemente ridotto all’essenziale, in cui i suggestivi effetti speciali che hanno caratterizzato, in passato, le opere del regista di New York vengono sostituiti unicamente da un raffinato lavoro di trucco sul protagonista, in cui l’unica location viene quasi trattata alla stregua di coprotagonista, quale spettatrice silente del dramma che si consuma al proprio interno.

Moby Dick o Achab?

The Whale, Brendan Fraser in una sequenza del film
The Whale, Brendan Fraser in una sequenza del film di Darren Aronofsky

Pagine, tante pagine di saggi da correggere. Eppure, quando sembra giunta la propria ora, l’unica cosa che si desidera è leggere un vecchio tema che analizza il romanzo Moby Dick di Herman Melville. Cosa avrà mai di tanto speciale questo tema? Charlie è Moby Dick, il Male, colpevole di aver causato la sofferenza di alcune delle persone a lui più vicine. Al contempo, però, egli è anche il Capitano Achab, che fa di tutto per sconfiggere tale male, “punendosi” mortalmente, nel momento in cui si rifiuta di andare in ospedale e – pur consapevole delle sue condizioni critiche – continua a mangiare cibi dannosi per la salute. E in questa complessa ambivalenza, ecco che The Whale ci regala uno dei protagonisti più indimenticabili di tutta la Mostra.

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Emozioni

The Whale, Sadie Sink in una sequenza del film
The Whale, Sadie Sink in una sequenza del film di Darren Aronofsky

Nella sua apparente semplicità, questo importante lungometraggio si rivela, dunque, molto più complesso e stratificato di quanto inizialmente potesse sembrare. Un vero e proprio fiore all’occhiello della ricca offerta veneziana, The Whale. Darren Aronofsky ha preso l’opera teatrale di Samuel D. Hunter, l’ha fatta immediatamente sua e sul grande schermo l’ha resa più viva e pulsante che mai. La storia di Charlie ha la rara capacità, fin dai primi minuti, di annichilirci, di commuoverci, di colpirci come un pugno allo stomaco, presentando, man mano che ci si avvicina al finale, un riuscito crescendo di emozioni spesso difficili da metabolizzare. Potrà mai arrivare una fortemente agognata liberazione?

The Whale, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: The Whale
Regia: Darren Aronofsky
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 117’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Sadie Sink, Hong Chau, Ty Simpkins, Brendan Fraser, Samantha Morton, Huck Milner, Ryan Heinke, Sathya Sridharan
Sceneggiatura: Samuel D. Hunter
Fotografia: Matthew Libatique
Montaggio: Andrew Weisblum
Musiche: Rob Simonsen
Produttore: Jeremy Dawson, Dylan Golden, Brendan Naylor, Darren Aronofsky, Ari Handel
Casa di Produzione: Protozoa Pictures, A24
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 23/02/2023

Trailer

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Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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