MATTEO GARRONE: “CON IO CAPITANO RACCONTO UNA MIGRAZIONE DIVERSA”

MATTEO GARRONE: “CON IO CAPITANO RACCONTO UNA MIGRAZIONE DIVERSA”

Il sempre attuale tema dell’immigrazione torna sotto i riflettori della Mostra del Cinema di Venezia con Io capitano, nuovo film di Matteo Garrone, in cui il regista mette in scena l’odissea di due ragazzi che compiono un’avventurosa traversata da Dakar alle coste italiane. Garrone ha presentato oggi il film – che uscirà domani, 7 settembre, nei cinema italiani – ai giornalisti intervenuti al Lido, parlando della sua genesi e del suo processo produttivo.

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Dopo l’apertura con Comandante di Edoardo De Angelis, seguito poi dal nuovo, già discusso lavoro di Pietro Castellitto presentato ieri, Enea, il cinema italiano sgancia l’altro importante “pezzo da novanta” sull’80a Mostra del Cinema di Venezia con Io capitano, nuovo lungometraggio diretto da Matteo Garrone. Un lavoro col quale Garrone, a quattro anni da Pinocchio, torna a una dimensione più realistica del suo cinema, prendendo di petto il sempre attuale tema dell’immigrazione.

Ispirandosi ad alcune storie vere di giovani immigrati giunti in Europa dal Senegal, Io capitano mette in scena in particolare la vicenda di Seydou e Moussa, due cugini adolescenti di Dakar che, all’insaputa delle loro famiglie, decidono di imbarcarsi in un pericoloso viaggio per raggiungere le coste dell’Europa. I ragazzi attraverseranno così un’odissea spaventosa, fatti di rischi mortali, violenze e privazioni, ma anche di importanti episodi di solidarietà.

Io capitano è stato presentato oggi al Lido, di fronte a un piccolo gruppo di giornalisti, dallo stesso Garrone insieme al suo consulente alla sceneggiatura Mamadou (la cui storia personale è una di quelle che hanno ispirato il film) e ai due giovani interpreti Seydou Sarr e Moustapha Fall. Il regista ha raccontato la genesi del film e il legame col suo personale percorso cinematografico, soffermandosi inoltre sulle implicazioni (specie nell’attuale, delicato momento politico) del tema trattato. Il film, presentato oggi in anteprima alla Mostra, uscirà nelle sale italiane a partire da domani, 7 dicembre 2023.

Io capitano, una foto del film
Io capitano, una foto del film di Matteo Garrone

Perché proprio la scelta di un paese come il Senegal come punto di partenza?
Matteo Garrone: Ci sono tanti tipi di migrazioni, dovute alla guerra, alle carestie, ai cambiamenti climatici, ecc. Qui ci siamo però voluti soffermare su una migrazione diversa, legata soprattutto alla globalizzazione e al fatto che il 70% della popolazione africana è giovane: questi ragazzi hanno una finestra aperta costante sull’Europa. I due protagonisti vivono una situazione di povertà dignitosa, ma hanno il desiderio legittimo di poter accedere a un futuro migliore, oltre che quello di viaggiare. Così come noi volevamo scoprire l’America, loro vogliono conoscere l’Europa, solo che loro per farlo rischiano la vita. Quella che vivono è un’ingiustizia di fondo. È una parte di migrazione di cui si parla meno, ma che comunque esiste.

Qual è stato, nella sceneggiatura, l’apporto di Massimo Ceccherini?
Lui mi ha aiutato tantissimo sia in Pinocchio che qui: considero questo film un grande racconto d’avventura popolare, e Massimo viene proprio dal popolo. Quando scriviamo, lui mostra una grande conoscenza di certe dinamiche drammaturgiche, e una semplicità simile a quella dei bambini; capisce il sentimento della scena, comprende i personaggi che raccontiamo.

Ci dica qualcosa sulla genesi del film, e in particolare su come vi siete documentati per le scene nel deserto e per quelle in Libia.
Matteo Garrone: C’è stato un grosso lavoro di documentazione che è durato qualche anno, per cercare di raccontare e trovare la verità; abbiamo ascoltato i racconti di chi storie come questa le ha vissute in prima persona, sia prima che durante le riprese. Mamadou, consulente alla sceneggiatura, è stato fondamentale per tutto il racconto e anche per le riprese della parte del viaggio, del deserto e della Libia. Il film è stato un lavoro collettivo: loro mi hanno raccontato le loro storie, io ho messo il mio sguardo al servizio di quelle storie.
Mamadou: Questo film racconta dei giovani e della loro volontà di avere un futuro migliore. Io quel viaggio l’ho fatto 15 anni fa, attraversando l’Africa subsahariana e il deserto. Il film è una storia vera, un viaggio di speranza; tramite esso vorrei ricordare anche quelle persone che non ce l’hanno fatta. Sono orgoglioso con questo film di portare la voce di chi non ha voce.

Io capitano, un momento del trailer del film
Io capitano, un momento del trailer del film di Matteo Garrone

I migranti, nel film, sono ragazzi che vivono una vita piuttosto normale. Il dibattito politico attuale è molto basato sulla natura delle migrazioni. Ha considerato che facendo questa scelta prende una posizione particolare?
Matteo Garrone: Quando racconto una storia cerco sempre di sorprendermi e di sorprendere lo spettatore. Questa migrazione esiste, lo sappiamo. In Africa ci sono 52 stati, e non bisogna dimenticare che c’è anche una migrazione interna. Io credo sia anche importante raccontare quelli che sono i riflessi della globalizzazione, che portano a partire da una situazione di povertà dignitosa per poter avere un futuro migliore. Il 70% della popolazione africana è formata da giovani: all’intero di quella popolazione ci sono ragazzi che non hanno paura di rischiare la propria vita per inseguire un sogno.

Dove ha trovato i due protagonisti? Sono stati anche loro migranti?
Li ho incontrati in Senegal dopo un lungo percorso di provini, effettuati anche in Italia e in Europa; tuttavia abbiamo capito subito che con dei residenti lo sguardo era diverso, più autentico. Moustapha aveva fatto un corso di teatro, mentre la sorella e la mamma di Seydou avevano recitato a livello amatoriale. Loro invece non avevano nessuna esperienza di recitazione. Non credo abbiano mai avuto l’intenzione di partire per l’Europa.

Molti di noi hanno visto nella dinamica del film un riflesso di Pinocchio: nei due protagonisti c’è un po’ la dialettica Lucignolo/Pinocchio, e inoltre c’è un po’ di favola nelle parti oniriche.
In effetti avevo pensato, anni prima di fare Pinocchio, di trarre una versione migrante dal romanzo di Collodi, quindi qualcosa di quella storia è rimasto lì. In fondo, quando Collodi scrisse la sua storia, cercava di mettere in guardia i bambini dal pericolo e dalla violenza del mondo circostante. Il viaggio di Seydou è il viaggio di un ragazzo che insegue il paese dei balocchi, tradendo la famiglia, e scontrandosi poi con la violenza e l’orrore del mondo. Ci sono stati anche dei momenti che mi portavano a Gomorra, quindi nel film c’è l’incontro tra due filoni. Era importante anche la parte onirica, legata ai sogni, perché era importante raccontare l’interiorità di questi personaggi, la loro anima. Il film segue due percorsi paralleli, uno da road movie, con un viaggio attraverso l’Africa, e uno più interiore, un viaggio dell’anima.

Io capitano, una sequenza del trailer del film
Io capitano, una sequenza del trailer del film di Matteo Garrone

C’è chi dice che dell’Africa dovrebbero parlare solo gli africani. Cosa ne pensi?
Il film nasce da un lavoro collettivo, ovvero da una fusione tra il mio sguardo e le loro testimonianze, raccolte attraverso i loro racconti. L’arte da sempre è legata a contaminazioni e fusioni: l’artista non deve parlare solo di ciò che riguarda la sua vita, altrimenti l’arte si impoverirebbe molto. Va capito solo se l’opera è sincera oppure no, e per questo va verificato come loro la recepiscono, senza giudicare chi l’ha fatta.

C’è una percezione particolare dell’Europa, a un certo punto un personaggio mette in guardia i due protagonisti dai pericoli, sostenendo che in Europa la gente “muore per strada”.
La struttura del film è quella del viaggio dell’eroe: per questo abbiamo creato dei personaggi che mettessero in guardia i due “eroi” dal pericolo che correvano. Ci sembrava fosse un elemento classico dal punto di vista drammaturgico: abbiamo scritto il film seguendo i canoni del racconto d’avventura.

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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