CHI SEGNA VINCE

CHI SEGNA VINCE

Commedia sportiva ispirata alla storia della “squadra peggiore del mondo” – e dell’allenatore che fu chiamato a tentare di risollevarne le sorti – Chi segna vince è una gradevole parentesi più “piccola” e lieve nella carriera di Taika Waititi: insieme un ritorno alle origini, per il vulcanico regista neozelandese, e un onesto feel good movie, che ha forse il suo unico limite in una prevedibilità che il regista non prova neanche a scalfire.

L’importante non è vincere, ma... segnare

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Nel bel mezzo della sua ascesa disneyiana – ascesa tuttora in corso, vista l’annunciata regia del nuovo film ambientato nell’universo di Star Wars – Taika Waititi torna qui a un progetto più piccolo, e in qualche modo più vicino al mood dei suoi esordi. Ispirato direttamente all’omonimo documentario, Chi segna vince è una parabola di riscatto, sportiva ma soprattutto umana: una parabola che punta in modo divertito (e consapevole) a smontare e irridere – bonariamente – tutti i principali topoi del cinema del filone. La storia, programmaticamente tesa a mettere in luce un universo di perdenti, è nota: nel 2011 l’allenatore di calcio olandese Thomas Rongen (interpretato qui da Micheal Fassbender), già commissario tecnico della nazionale under 20 degli Stati Uniti d’America, viene esonerato dopo la mancata qualificazione della sua squadra ai campionati mondiali. Rimasto senza lavoro, anche a causa dei suoi esplosivi problemi caratteriali, l’uomo è costretto ad accettare l’unico impiego che gli si profila: la presa delle redini, cioè, della nazionale delle Samoa Americane, che dieci anni prima aveva subito un’umiliante, catastrofica sconfitta per 31-0 dall’Australia: una disfatta che le fece guadagnare il titolo di “squadra di calcio peggiore del mondo”. Per niente entusiasta del nuovo impiego, visto solo come una sorta di parcheggio in attesa di occasioni migliori, Rongen trova tuttavia un ambiente che lo spingerà a dare il massimo, restituendogli una nuova motivazione.

La sfida fuori dal campo

Chi segna vince, Michael Fassbender e Kaimana in una scena del film
Chi segna vince, Michael Fassbender e Kaimana in una scena del film

Nonostante la sua attinenza alla reale vicenda della nazionale delle Samoa Americane – fatti salvi gli ovvi aggiustamenti drammaturgici – Chi segna vince è innanzitutto un lavoro che si muove nel solco della commedia sportiva più tendente al “feel good movie”, rifacendosi a tanti esempi del filone più o meno recenti: viene in mente, anche solo per la prossimità tematica e narrativa, la serie Ted Lasso, ma anche il recentissimo Campioni, commedia firmata dai fratelli Farrelly incentrata su una squadra di basket composta da atleti disabili – che riproponeva in terra americana il soggetto del film spagnolo Non ci resta che vincere. Con un soggetto che batte quindi territori già abbondantemente tracciati, è inevitabile che venga un certo senso di déjà vu, nella visione del film di Taika Waititi: una sensazione che il riconoscibile tocco anarchico e divertito del regista, insieme all’evidente genuinità degli intenti di base, non riesce a dissipare del tutto. Chi conosca la vicenda a cui il film si ispira – o ne abbia semplicemente letto – non avrà praticamente dubbi sugli esiti del racconto – e in particolare su quelli del match che ne rappresenta il culmine; tuttavia, va detto che l’atmosfera costruita dal regista, e la levità mai smentita del suo tocco, lascerebbero in ogni caso ben poco spazio all’immaginazione. L’happy ending di Chi segna vince – ovviamente un happy ending commisurato ai valori espressi dalla scalcagnata combriccola di atleti guidata da Rongen/Fassbender – non è mai in discussione: in questo senso, il regista è piuttosto onesto nel giocare poco sulla “suspence” rispetto a ciò che accadrà in campo, e a concentrarsi soprattutto sul fuori. Un fuori che esprime il vero cuore del film.

Il percorso (tracciato) e le varianti

Chi segna vince, Michael Fassbender e Oscar Knightley in una scena del film
Chi segna vince, Michael Fassbender e Oscar Knightley in una scena del film

In questo senso, come da tradizione del genere, Chi segna vince è innanzitutto la storia dell’iracondo e poco conciliante coach – il termine inglese viene riproposto tal quale nel doppiaggio italiano – e del benefico contatto con un ambiente “alieno” che gli restituirà motivazioni tanto professionali quanto, soprattutto, umane. L’arco narrativo del protagonista, a cui Fassbender dà vita con genuina istintualità, è anch’esso piuttosto classico, col rispetto sostanziale di tutte le tappe che da sempre il filone impone: l’impatto traumatico col nuovo contesto, il senso di estraneità, il quasi-abbandono, il ripensamento derivato dalla conquistata empatia, e la dura lotta per raggiungere l’obiettivo. Tutto come da copione, quindi, ma con una gestione vigorosa e sempre sottilmente stralunata degli snodi principali del racconto – i personaggi locali, improvvisati atleti che fanno ognuno due o tre lavori “veri” per sostentarsi, sono talmente sopra le righe da conquistare immediatamente la simpatia dello spettatore – e con qualche apprezzabile variante. Tra queste, troviamo in primis il personaggio di Jayah, atleta transessuale interpretata dall’attrice, anch’essa trans, Kaimana, che conquista con naturalezza il ruolo di co-protagonista in un contesto il cui sessismo (insito sia nella percezione di uno sport considerato “maschio” come il calcio, sia nel machismo che emerge dall’ambiente che circonda la ragazza) viene evidenziato con pochi e riusciti tocchi. A ciò, si aggiunge la descrizione apprezzabilmente in sottrazione del trauma che ha colpito il protagonista, di cui solo alla fine vengono svelati i contorni, e che finisce per dare maggior sostanza alla sua figura.

Citazionismo e limiti di fondo

Chi segna vince, Kaimana e Hio Pelesasa in una scena del film
Chi segna vince, Kaimana e Hio Pelesasa in una scena del film

Arricchito da qualche autoironico cenno al motivo dell’uomo bianco colonizzatore, e a quello di un esotismo d’accatto da sempre associato a luoghi come quelli esplorati nel film, Chi segna vince è quindi un lavoro che rappresenta una gradevole parentesi disimpegnata nella carriera di un cineasta come Waititi – che qui si ritaglia anche il ruolo del sacerdote/narratore locale, che torna anche nell’estemporanea sequenza post-credits. Il film punta a smontare con garbo i classici del genere sportivo (i riferimenti cinefili, da Karate Kid a Ogni maledetta domenica, si sprecano) senza tuttavia trasmettere mai quel pesante senso di citazionismo gratuito che affligge tanti esempi di commedia hollywoodiana – e non – di marca mainstream. Il film di Waititi ha tuttavia il limite, sostanziale, di non provare nemmeno a dare una scossa al materiale a sua disposizione, semplicemente ripercorso e reinterpretato col tocco scanzonato del regista; di fatto, non solo tutto va esattamente come ci si aspetta (e questo, come abbiamo già sottolineato, era inevitabile) ma anche le modalità in cui il risultato viene raggiunto sono in fondo abbastanza prevedibili. In questo senso, accanto alla riuscita caratterizzazione della figura del protagonista, e a quella della già citata Jayah, poteva forse trovare uno spazio maggiore l’ex moglie del coach, interpretata da una Elisabeth Moss obiettivamente sottoutilizzata. Un limite di scrittura che fa certamente sentire il suo peso, ma che comunque non cancella la simpatia che complessivamente il progetto ispira, onesto e coerente com’è con la poetica del vulcanico cineasta.

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Locandina

Chi segna vince, la locandina italiana del film

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Scheda

Titolo originale: Next Goal Wins
Regia: Taika Waititi
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2023
Durata: 104’
Genere: Commedia, Drammatico, Sportivo
Cast: Taika Waititi, Elisabeth Moss, Michael Fassbender, Angus Sampson, Rachel House, Uli Latukefu, Chris Alosio, Luke Hemsworth, Rhys Darby, Will Arnett, Beulah Koale, David Fane, Hio Pelesasa, Ioane Goodhue, Kaimana, Lehi Makisi Falepapalangi, Oscar Kightley, Semu Filipo, Sisa Grey, Wil Kahele
Sceneggiatura: Taika Waititi, Iain Morris
Fotografia: Lachlan Milne
Montaggio: Nat Sanders, Tom Eagles, Nicholas Monsour, Yana Gorskaya
Musiche: Michael Giacchino
Produttore: Jonathan Cavendish, Taika Waititi, Garrett Basch, Mike Brett, Sophie Alexander, Steve Jamison
Casa di Produzione: Archer’s Mark, Imaginarium Productions, Searchlight Pictures, Piki Films
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 11/01/2024

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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