TUTTO IL MIO FOLLE AMORE

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE
di Gabriele Salvatores


Tutto il mio folle amore, ritorno al road-movie di Gabriele Salvatores, è un ottovolante di emozioni, mirabilmente portate sullo schermo da Claudio Santamaria e dal giovane Giulio Pranno, padre e figlio in viaggio tra Slovenia e Croazia dove, tra paesaggi desertici ed esibizioni canore, avranno modo di conoscersi davvero, per la prima volta, dopo 16 lunghi anni.

Visto da vicino, nessuno è normale

Chiusa (ma forse non del tutto) la doppia parentesi nel cinema di fantascienza con Il ragazzo invisibile e Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, Gabriele Salvatores torna a parlare di solitudini interiori e di rapporti umani bisognosi di guarigione in Tutto il mio folle amore, film liberamente tratto dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (2012); e lo fa con una leggerezza e un’umanità tali da lasciare nello spettatore una piacevole sensazione di positività al termine della visione.

Vincent (Giulio Pranno), il giovane protagonista del film, è un ragazzo con un disturbo dello spettro autistico. Ha difficoltà a parlare e relazionarsi con le persone che lo circondano, e i suoi improvvisi sprazzi di vivacità vengono spesso contenuti a fatica. Il rapporto con i genitori non è dei migliori: la madre Elena (Valeria Golino) cerca in tutti i modi di entrare in sintonia con il mondo di Vincent, ma il suo carattere rigido e pragmatico fa puntualmente fallire ogni tentativo; Mario, editore letterario interpretato da Diego Abatantuono (attore feticcio di Salvatores), è il compagno di Elena e padre adottivo del ragazzo. Con lui Vincent sembra trovare un’intesa migliore, se non altro perché nel corso del tempo Mario ha imparato a volergli bene come un vero padre, costruendo allo stesso tempo un flebile seppur fondamentale canale di dialogo.

In questo quadro d’insieme aleggia una grande assenza che ha il peso di una presenza: è Willi (Claudio Santamaria), il padre naturale di Vincent. Willi non ha mai visto suo figlio, ha abbandonato lui ed Elena molti anni prima, alla notizia della gravidanza, ma nel suo cuore di artista e spirito libero sente una continua spinta a fare i conti con il suo passato. Così, dopo 16 anni, si ripresenta da Elena chiedendole di vedere il figlio, nonostante le sue legittime resistenze. L’incontro tra Willi e Vincent sarà un autentico, destabilizzante fulmine a ciel sereno, nonché prologo di un’avventura di riscoperta on-the-road tra padre e figlio.

Tutto il mio folle amore è un rimando al Pasolini di Cosa sono le nuvole (uno dei momenti più alti e poetici del cinema italiano) e soprattutto al brano cantato da Domenico Modugno, replicato nel film di Salvatores anche dall’intonatissimo Claudio Santamaria: proprio questa carriera da emulo del cantautore italiano è valsa a Willi il soprannome di “Modugno della Dalmazia”. Ma il folle amore è anche quello che Willi scopre di provare per Vincent, peraltro ricambiato; racchiuso in un guscio di apparente incomunicabilità, il ragazzo è in realtà un centro gravitazionale attorno al quale ruotano per tutta la durata del film i destini di Elena, Mario e Willi.

In Tutto il mio folle amore si nota subito il feeling attoriale che intercorre tra Claudio Santamaria e Giulio Pranno. A tratti, nell’interpretazione di quest’ultimo, sembra di rivedere il Leonardo Di Caprio di Buon compleanno Mr. Grape; e l’accostamento non è per niente azzardato, perché il giovane attore romano esprime un talento cristallino in un primo ruolo cinematografico subito molto difficile. Giulio ci mette tanta fisicità ma anche del sentimento; impossibile non empatizzare con il suo Vincent, vedere per credere.

Nessuna sorpresa invece per quanto riguarda le qualità artistiche di Claudio Santamaria: il suo Willi incarna perfettamente le caratteristiche dell’artista giramondo, maldestro nei suoi tentativi di responsabilizzarsi, ma incredibilmente abile a improvvisare davanti ai problemi che la vita gli presenta ogni giorno. Con Vincent inizialmente sembra essere storia diversa, un rompicapo irrisolvibile; invece proprio il “folle amore” di Willi riuscirà per un attimo a far breccia in quel guscio, senza il quale Vincent può finalmente esprimersi in maniera intima e diretta.

Infine, Mario ed Elena: al personaggio di Diego Abatantuono è affidato il compito di alleggerire, con saggezza, alcuni momenti del film, mentre nel rapporto di equilibri è Valeria Golino la parte più tragica e contrastata della coppia; il viaggio alla ricerca di Vincent darà modo a entrambi di chiarire, soprattutto nel finale, la vera natura del loro rapporto.

Tutto il mio folle amore, dunque, traendo spunto dalla vera storia di Franco e Andrea Antonello, e del loro viaggio in moto tra Stati Uniti e Sud America, restituisce un grande insegnamento: mai avere paura della diversità, di qualunque genere essa sia, perché dietro un’apparente barriera può nascondersi una grande storia, o un grande amore. E poi, visto da vicino, nessuno è normale.

Titolo originale: Tutto il mio folle amore
Regia: Gabriele Salvatores
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 97’
Genere: Drammatico
Cast: Claudio Santamaria, Daniel Vivian, Diego Abatantuono, Giulio Pranno, Hannah Vanessa Brendel, Luka Sokota, Maria Gnecchi, Marusa Majer, Tania Garribba, Valeria Golino
Sceneggiatura: Sara Mosetti, Umberto Contarello
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Mauro Pagani
Produttore: Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Francesco Grisi, Marco Cohen
Casa di Produzione: Indiana Production Company, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 24/10/2019

Walter Stranieri

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