ZOMBIELAND – DOPPIO COLPO

ZOMBIELAND – DOPPIO COLPO

Nei dieci anni trascorsi tra l’uscita in sala di questo Zombieland – Doppio colpo e il successo del precedente Zombieland e basta (2009), sempre per la regia di Ruben Fleischer, la situazione è, ammettiamolo, parecchio degenerata. In un’epoca di ecatombi climatiche e discutibili acconciature presidenziali, la cretineria congenita e la proverbiale lentezza del morto vivente acquistano una valenza quasi consolatoria.

Se prendiamo per buono ciò che il film racconta, per la verità, dovremmo ritrattare questa generalizzazione frettolosa. La specie zombie infatti, in maniera abbastanza sorprendente, tenderebbe a scomporsi in tutta una serie di tipologie minori che variano per velocità, pericolosità e via dicendo. Pur apprezzando la spiegazione, continuiamo a non sentire molta paura. A maggior ragione, dunque, ci sentiamo di lodare l’idea di base di quello che possiamo definire ormai un franchise a tutti gli effetti. Cioè di aver immerso la sua personale idea d’apocalisse nel bagno di un umorismo scorretto e nel complesso efficace. Zombieland – Doppio colpo è, a scanso di ogni equivoco, una commedia horror molto divertente. Non avanza pretese di sorta nei confronti di un genere inflazionatissimo da una quindicina d’anni a questa parte ma sulla breccia da almeno cinquanta (i tempi dell’exploit di George Romero e il suo La notte dei morti miventi – 1968). Si limita a offrire un intrattenimento senza pensieri che a conti fatti funziona abbastanza bene.

Torna il cast al gran completo: Tallahasssee/Woody Harrelson, Columbus/Jesse Eisenberg, Little Rock/Abigail Breslin e Wichita/Emma Stone. Il decennio di distanza tra il primo e il secondo film ha lasciato scorrere molta acqua sotto i ponti delle carriere dei quattro protagonisti. Tra un La La Land e un True Detective, tra una Favorita e un Social Network, forse solo la carriera di Abigail Breslin viaggia ancora sull’onda lunga del successo monstre di Little Miss Sunshine. Il vantaggio di Zombieland – Doppio colpo (il momento migliore del film arriva nel mezzo dei titoli di coda, per cui non affrettatevi ad andarvene)e del suo team di interpreti è di aver giocato con il tempo una partita già vinta in partenza. La chimica del primo capitolo dosata a un surplus di carisma, retaggio di belle prove maturate in epoche più recenti.

La trama è esile, e come tale sarà liquidata: Little Rock abbandona i suoi compagni per fuggire con un capellone musicista. I tre rimasti, che qualche problemino l’avrebbero anche loro, si imbarcano in una missione di recupero. Tanto basta. Completa il quadro un cameo veloce veloce di Luke Wilson, Rosario Dawson con un minutaggio più sostanzioso e più convincente, Zoey Deutch che come pigramente si ripete in casi del genere si prende il film a ogni entrata in scena. Teste spappolate, inseguimenti, battute, messaggino edificante: zombie, casa e famiglia. Viene voglia di tirare le orecchie a Ruben Fleischer, di un anno fa soltanto i notevoli incassi del suo Venom, per quest’ eccesso di pigrizia che smorza in retrospettiva il piacere disimpegnato del film. Ha il demerito di non prendersi un rischio che sia uno (narrativo, estetico, psicologico), ma allo stesso tempo il merito di peccare senza rimorsi e, senza scrupolo alcuno, imboccare la strada del divertimento fracassone.

Alcuni personaggi di Zombieland – Doppio colpo tentano di esorcizzare il caos apocalittico stabilendo una serie di regole che teoricamente dovrebbero servire a garantire la sopravvivenza, codice di condotta dagli esiti prevedibili. Ne aggiungiamo una, di regoletta, in chiusura: non fate vedere, per il suo bene, questo film a Martin Scorsese. Il suo attacco frontale al cinema Marvel accusato di ridursi a una prosecuzione dei parchi a tema con altri mezzi, troverebbe terreno fertile a queste latitudini. Non tanto dal punto di vista dell’avidità di un sistema produttivo malato di prodotti in serie, perché in fondo i dieci anni di distanza tra il primo e il secondo capitolo tradiscono (vogliamo essere ottimisti) un minimo di riflessione nell’affrontare il dilemma sequel-sì/sequel-no. Pensiamo piuttosto alla poca sostanza della struttura narrativa, alla staticità della caratterizzazione di gran parte dei personaggi. Zombieland – Doppio colpo è buon divertimento che intrattiene, poggiato tuttavia su basi precarie.

Zombieland - Doppio colpo poster locandina

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Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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