TORINO FILM FESTIVAL: A WHITE, WHITE DAY VINCE IL PREMIO PER IL MIGLIOR FILM

TORINO FILM FESTIVAL: A WHITE, WHITE DAY VINCE IL PREMIO PER IL MIGLIOR FILM

Cala il sipario sulla 37a edizione del Torino Film Festival, con la cerimonia di premiazione tenutasi nel cinema Reposi nella serata di sabato 30 novembre. Una serata che è stata salutata con un commento soddisfatto, a suggello di una gestione che (salvo sorprese) si chiuderà proprio quest’anno, dalla direttrice artistica Emanuela Martini. “È stata un’edizione bella e vitale”, ha detto la Martini. “Sono soddisfatta anche per com’è andata la rassegna Horror Classic, che è stata un po’ una scommessa. Abbiamo avuto Barbara Steele, e Verdone che ha fatto il pieno di selfie. Sono contenta anche per la personale completa di Teona Strugar Mitevska, che tre giorni fa ha vinto il Premio Lux al Parlamento Europeo”. Il presidente del Museo Nazionale del Cinema, Enzo Ghigo, ha assicurato che entro metà dicembre si conoscerà il nome del nuovo direttore artistico.

A vincere il premio per il miglior film, assegnato da una giuria presieduta da Cristina Comencini e composta da Fabienne Babe, Bruce McDonald, Eran Riklis e Teona Strugar Mitevska, è stato il dramma islandese A White, White Day; un film, quello che si è aggiudicato il maggior premio, già passato nella Semaine de la Critique del Festival di Cannes, diretto dal regista Hlynur Pálmason. Il premio per la migliore attrice ha visto invece un ex aequo tra due interpreti del dramma post-bellico di produzione russa Dylda di Kantemir Balagov, ovvero Viktoria Miroshnichenko e Vasilisa Perelygina. Ex aequo anche per il premio per il miglior inteprete maschile, andato a Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, interpreti de Il grande passo di Atonio Padovan. Il premio per la miglior sceneggiatura è stato assegnato al dramma di produzione singaporiana Wet Season, di Anthony Chen, mentre il premio del pubblico è andato all’americano Ms. White Light, di Paul Shulberg.

Tra i riconoscimenti collaterali, si segnala il Premio Cipputi 2019 – Miglior film sul mondo del lavoro, assegnato da una giuria composta da Altan, Paolo Mereghetti e Cosimo Torlo, e andato a Ohong Village, dramma co-prodotto da Taiwan e Repubblica Ceca e diretto da Lungyin Lim; il premio Cinema d’acqua, competizione per cortometraggi organizzata insieme a QC Terme, è andato invece ad Apollo 18 di Marco Renda; altro ex aequo, poi, per il Premio Torino Factory, assegnato a Manuale di storie del cinema di Stefano D’Antuono e Bruno Ugioli, e a Selene di Sara Bianchi. È da segnalare, infine, il premio Scuola Holden, che quest’anno ha visto prevalere l’originale fanta-horror El Hoyo di Galder Gaztelu-Urrutia, di produzione spagnola.

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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