JOHN WICK

JOHN WICK

L’esordio dietro la macchina da presa degli stunt Chad Stahelski e David Leitch è un action movie forsennato e ipercontaminato, con un Keanu Reeves in grande spolvero: un’archetipica figura di antieroe, quella di John Wick, che segna la possibile apertura di un nuovo, e redditizio, franchise.

Il Baba Jaga del crimine

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C’è una tendenza, nell’action movie occidentale degli ultimi anni, che spinge sempre più il genere verso la contaminazione, verso l’ibridazione con forme espressive diverse, anche esterne al medium cinematografico in senso stretto. Una tendenza di cui questo John Wick, esordio dietro la macchina da presa degli attori e stunt Chad Stahelski e David Leitch, sembra essere al momento il punto più avanzato. Il film con Keanu Reeves riassume in effetti molte delle linee di tendenza del filone così come si è configurato ultimamente: l’ambientazione urbana (qui una New York cupa e insidiosa, pronta a riversare minacce letali sui suoi abitanti); il protagonista declinato nei termini dell’antieroe, preferibilmente stagionato, autoesiliatosi in un riposo forzato a seguito di un passato oscuro e violento; la minaccia di gang criminali, spesso provenienti da fuori del territorio statunitense (qui dall’Europa dell’Est); il guerriero protagonista che si risveglia dal suo “sonno” a seguito di un torto subito, e torna in azione facendo strage dei suoi antagonisti.

Elementi, questi, che mettono insieme suggestioni del noir cinematografico con altre provenienti dal revenge movie, con l’immancabile presenza di un iperrealismo di stampo fumettistico, di chiara matrice pulp. Se si pensa a saghe come quella di Io vi troverò con Liam Neeson, al recente The Equalizer – Il vendicatore di Antoine Fuqua, o alle più autoriali opere dell’ultimo Cronenberg come A History of Violence o La promessa dell’assassino, si hanno altrettante (pur diversissime) espressioni di questa tendenza. Una tendenza ben riassunta da questo nuovo film con protagonista Keanu Reeves.

Un universo pulp

John Wick, Keanu Reeves in azione in una scena del film
John Wick, Keanu Reeves in azione in una scena del film

Differentemente da quanto accade in altri esempi del genere, John Wick situa la sua storia in un universo dichiaratamente fantastico, regolato da leggi distinte e autonome da quelle del mondo di tutti i giorni. Una scelta di campo precisa, per il film di Stahelski e Leitch, che da questo punto di vista gioca da subito a carte scoperte: tra i luoghi dell’azione c’è infatti un hotel dichiaratamente riservato a killer e criminali, in cui gli stessi omicidi e le sparatorie sono soggetti a regolamentazione; ciò mentre il personaggio interpretato da Reeves, dal canto suo, dopo aver fatto strage dei criminali che avevano tentato di giustiziarlo in casa, chiama una ditta specializzata per ripulire la mattanza (ditta composta di addetti che eseguono il lavoro senza batter ciglio, con un’efficienza che sa di routine). Lo stesso poliziotto che entra in casa del protagonista, constatata la strage avvenuta, si limita a far presente con tono neutro che John Wick è tornato in azione, come se questa fosse un’evenienza perfettamente naturale: nel mondo materializzato dai due registi, con tutta evidenza, gli scontri a fuoco, le ritorsioni e gli omicidi sono un elemento socialmente accettato. Il film delinea quindi, fin dalle sue prime sequenze, un universo da fumetto, dai contorni palesemente pulp, che facilita proprio per questo la sospensione dell’incredulità: lo spettatore è messo al corrente delle sue regole fin da subito, e può decidere se accettarle (in toto) o meno.

Dalla parte dell’(anti)eroe

John Wick, Keanu Reeves con Willem Dafoe in una scena del film
John Wick, Keanu Reeves con Willem Dafoe in una scena del film

Può apparire un paradosso (ma non lo è) che proprio laddove molti action movie “realistici” difettano nella definizione dei personaggi, ivi compreso quello principale, John Wick offre al contrario una pur schematica delineazione delle ragioni del protagonista, con un background perfettamente funzionale all’identificazione spettatoriale. Il giustiziere col volto di Keanu Reeves si è autoesiliato dopo una relazione drammaticamente spezzata, che lo aveva messo sulla strada di una possibile quanto ardua redenzione. In questo senso, il film fa un uso parco ma efficace dello strumento del flashback, a illuminare (quasi oniricamente) squarci del passato del protagonista, una sorta di promessa non mantenuta che pareva averlo riscattato da un passato all’insegna della violenza. Tutta la prima parte del film punta in questo senso a illuminare una realtà personale all’insegna della solitudine, che ritrae il personaggio all’interno degli enormi spazi di una casa vuota, fotografata da colori freddi, in una routine spezzata solo da quelle solitarie corse in auto che paiono l’unico possibile strumento di sfogo per il dolore. Con uno sfondo così delineato, la premessa che innesca l’azione è semplice e (a suo modo) credibile: l’entrata in casa di John di un gruppo di malviventi e l’uccisione del cane che era stato lasciato al protagonista dalla sua compagna, unico elemento vivo che lo legava al suo ricordo. Il guerriero/assassino, dopo la recisione di quest’unico legame col suo passato recente, può risvegliarsi: John Wick torna a essere il Baba Jaga temuto dal mondo criminale, un’efficiente e spietata macchina per uccidere. Un archetipo, insomma, un antieroe di derivazione noir per cui si è subito portati, senza ambiguità, a parteggiare.

Una forsennata danza di morte

John Wick, Keanu Reeves in una scena d'azione del film di Chad Stahelski e David Leitch
John Wick, Keanu Reeves in una scena d’azione del film di Chad Stahelski e David Leitch

Ma John Wick, al suo cuore, è anche e soprattutto un furibondo e piacevolissimo action movie, di quelli che intrattengono con mestiere e sprazzi di classe registica. Quando il guerriero si risveglia, il ritmo del film assume l’andamento parossistico che fin da ora lo caratterizzerà, innestando il “nero” del soggetto su una danza di morte iperrealistica e forsennata. Senza tregua o pause, perché questo vuole il soggetto: in mezzo ci sono sprazzi di riferimenti a mitologie cinematografiche affini (la dark lady interpretata da Adrianne Palicki, il vecchio motivo del contrasto generazionale interno al mondo criminale, col confronto di due diversi modi d intendere il potere, incarnati dai personaggi di Michael Nyqvist e Alfie Allen); e poi una spalla del carisma di Willem Dafoe, che si concede una pausa dai più plumbei ruoli interpretati di recente (per registi quali Lars Von Trier e Abel Ferrara) con un personaggio (per lui) insolitamente ludico. L’unione tra impeto ludico – e anarchico – e rimasticamento consapevole dei topoi del genere è, in fondo, la cifra che caratterizza dichiaratamente tutto John Wick. Un’ipoteca più che realistica, peraltro, per l’apertura di un nuovo – e potenzialmente molto redditizio – franchise cinematografico.

John Wick, la locandina italiana del film di Chad Stahelski e David Leitch
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Scheda

Titolo originale: John Wick
Regia: Chad Stahelski, David Leitch
Paese/anno: Stati Uniti, Canada, Cina / 2015
Durata: 101’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Alfie Allen, Daniel Bernhardt, Dean Winters, Ian McShane, John Leguizamo, Keanu Reeves, Lance Reddick, Toby Leonard Moore, Willem Dafoe, Adrianne Palicki, Bridget Moynahan, Bridget Regan, Keith Jardine, Michael Nyqvist, Omer Barnea
Sceneggiatura: Derek Kolstad
Fotografia: Jonathan Sela
Montaggio: Elísabet Ronaldsdóttir
Musiche: Tyler Bates, Joel J. Richard
Produttore: Eva Longoria, Doug Monticciolo, Jamie Wing, Mike Witherill, Basil Iwanyk, Avi Grondin, David Leitch, Noel Lohr
Casa di Produzione: 87Eleven, Summit Entertainment, Thunder Road Pictures, Huayi Brothers Media, MJW Films, DefyNite Films, Cutting Edge Group
Distribuzione: M2 Pictures

Data di uscita: 22/01/2015

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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