L’ABBIAMO FATTA GROSSA

L’ABBIAMO FATTA GROSSA
di Carlo Verdone


Dopo alcune opere più “intime” e ragionate, Carlo Verdone torna con L'abbiamo fatta grossa a una comicità più istintiva e immediata: il ritmo c'è, così come l'affiatamento col co-protagonista Antonio Albanese, ma le gag scivolano spesso nella maniera, e il film non si libera dal sentore di già visto.

Una valigetta per due

Yuri Pelagatti, attore di teatro, ha un serio problema di memoria. Dopo la separazione da sua moglie, infatti, l’uomo non riesce più a ricordare le battute dei suoi spettacoli, provocando seri problemi alla sua compagnia. Non rassegnatosi alla fine del suo matrimonio, Pelagatti assume l’investigatore privato Arturo Merlino, perché provi la relazione della donna con un affascinante avvocato. Merlino, detective con ben poco talento, piazza una cimice sul tavolo sbagliato di un ristorante, e intercetta casualmente la conversazione di un’altra coppia; seguendo le indicazioni della conversazione, e pensando di sorprendere la moglie di Pelagatti e il suo amante, i due irrompono nel bel mezzo di uno scambio tra sconosciuti, entrando in possesso di una valigetta. Una valigetta dal contenuto scottante: un milione di euro in contanti.

Dopo una serie di film in cui la sua naturale attitudine istrionica veniva mediata da un approccio più riflessivo (e quasi intimo) alla materia della commedia, Carlo Verdone sembra voler tornare qui, innanzitutto, a divertire e divertirsi. L’abbiamo fatta grossa, opera in cui l’attore/regista romano fa coppia per la prima volta con Antonio Albanese, sembra segnare infatti un ritorno a un ruolo più centrale per il suo personaggio (pur mediato dall’interazione con la nuova “spalla”), a certe facce e movenze tipiche delle sue figure storiche, alle intonazioni vocali e alle collaudate gag che hanno rappresentato, in oltre trent’anni, veri e propri marchi di fabbrica per il suo cinema.

Abbandonati i temi generazionali e lavorativi, le riflessioni familiari e quelle sull’invecchiamento, pur in tono di commedia, dei recenti Posti in piedi in Paradiso e Sotto una buona stella, Verdone si lancia in un prodotto di maggior istinto e immediatezza; una commedia che gioca la sua riuscita in gran parte sul controllo dei tempi comici e sull’interazione – che fornisce in sé buoni risultati – tra i suoi due protagonisti. Lo spunto è una trama dal vago carattere noir (con al centro un topos del genere come la valigetta piena di soldi); questo il pretesto di base, per lo sviluppo di una serie di gags, incastri narrativi ed equivoci assortiti in cui Verdone e Albanese si dividono equamente la scena. Il tutto all’insegna di un’immediatezza, di scrittura e recitazione, che al ritmo concitato sovrappone spesso la caricatura, sovente semplificata, qualche volta a un passo dal macchiettismo.

Il ritorno di Verdone a un approccio più viscerale e meno mediato alla commedia, in cui i temi e i bozzetti sociali delle precedenti opere restano in secondo piano rispetto alla pura efficacia comica, fa segnare anche un passo indietro al suo cinema (e alla sua più recente evoluzione). L’abbiamo fatta grossa diverte, strappa risate il più delle volte genuine, ma non si libera dal sentore di già visto che impedisce di goderne appieno. Troppa maniera, anche nelle prove di due stagionati protagonisti che danno pieno fondo al loro repertorio e trovano un naturale affiatamento, ma non tentano quasi mai di caratterizzare davvero le figure che incarnano. In una sceneggiatura dalla dichiarata esilità e pretestuosità (ma non sta lì, in fondo, il problema) si innestano poi alcune cadute di gusto, scivolate – seppur non frequenti – in un registro pecoreccio poco in linea col tono più generale del film. L’eccessiva dilatazione di una vicenda che si sarebbe potuta narrare più efficacemente nei canonici 90 minuti (o poco più) fa sì, inoltre, che si arrivi un po’ col fiato corto all’efficace finale.

Il ritmo comico è comunque la cosa che funziona meglio, in questo L’abbiamo fatta grossa, unitamente all’affiatamento, spontaneo ed efficace, tra i suoi due protagonisti. C’è molto mestiere, nella gestione (sia attoriale che narrativa) di situazioni-tipo, scambi di persona, equivoci e rocamboleschi twist di trama; l’esperienza dei due protagonisti, la collaudata efficacia della loro recitazione alle prese con i registri (ora più realistici, ora più improntati al parossismo) richiesti dallo script, la complementarietà ben studiata dei loro personaggi, fanno in modo che il film centri in ogni caso, con semplicità, lo scopo di intrattenere. Va inoltre segnalato, pur nel sostanziale moralismo sotteso alla trama, l’arguto finale, con quello che è quasi il recupero di un vecchio topos della commedia italiana (non sveliamo ovviamente quale) a nascondere un fondo amaro e disilluso. Una conclusione, nell’ambito di una commedia dal taglio classico, di indubbia intelligenza.

Titolo originale: L'abbiamo fatta grossa
Regia: Carlo Verdone
Paese/anno: Italia / 2016
Durata: 118’
Genere: Commedia
Cast: Anna Kasyan, Antonio Albanese, Carlo Verdone, Clotilde Sabatino, Corrado Solari, Eugenio Krauss, Federigo Ceci, Francesca Fiume, Massimo Popolizio, Mino Caprio, Simona Caparrini, Valentina Capone, Virginia Da Brescia
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Massimo Gaudioso, Pasquale Plastino
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Andrea Farri
Produttore: Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis
Casa di Produzione: Filmauro
Distribuzione: Filmauro

Data di uscita: 28/01/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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