LA STRANEZZA

LA STRANEZZA

Presentato nella sezione Grand Public dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, l’ultimo film di Roberto Andò La stranezza è un omaggio al teatro di Pirandello in ogni singola immagine, partendo proprio dal rapporto a tre tra Servillo, Ficarra e Picone. Tre uomini di spettacolo abituati a indossare le loro maschere, messe da parte per quelle pirandelliane.

L'essenza di Pirandello

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Quando il 9 maggio 1921 Luigi Pirandello portò sul palcoscenico del teatro Valle di Roma il suo Sei personaggi in cerca d’autore, si scatenò un vero e proprio caso culturale. A dire il vero a tenere banco fu lo scontro tra i sostenitori del drammaturgo siciliano e i suoi detrattori. I primi gridarono al miracolo dell’innovazione davanti alla particolarità narrativa dell’opera, i secondi non compresero una messa in scena fuori dagli schemi tradizionali. A lasciare più di tutto esterrefatti, però, fu il concetto di maschera, che proprio in quest’opera trova la sua massima compiutezza. Al di la di tutto ciò, che è diventato parte di una cronaca letteraria e culturale dell’epoca, ci si è mai chiesti come Pirandello sia arrivato a concepire la sua opera? E, soprattutto, come abbia incontrato i suoi personaggi? A questi interrogativi ha provato a rispondere Roberto Andò, cercando di riempire i vuoti lasciati dalla ricostruzione storica con la fantasia del cinema.

Questo vuol dire che, partendo da un fatto realmente accaduto, è stata costruita e progettata la struttura de La stranezza muovendosi tra la sonorità della lingua siciliana, coi colori e l’umanità di un’isola che in Pirandello è stata tradotta in poetica e letteratura. L’incipit utilizzato, dunque, deriva dalla realtà storica. Questa ci ricorda che nel 1920 lo scrittore fa ritorno nella sua Sicilia per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Verga a Catania. Una volta arrivato, però, scopre che la sua balia è deceduta a Girgenti. È a questo punto che il racconto prende la strada della fantasia presentandoci un autore in crisi d’ispirazione che, nel contatto con la terra natale e l’umanità che la abita, inizia ad accogliere nel privato della sua casa e delle ore trascorse allo scrittoio quei personaggi cui farà guadagnare la ribalta. Un cambiamento che, però, non mostra minimamente la sua presenza, producendo un racconto in cui il reale e la messa in scena si fondono come nel teatro pirandelliano.

Ficarra e Picone, essenza della maschera

La stranezza, Salvo Ficarra e Valentino Picone in una scena del film
La stranezza, Salvo Ficarra e Valentino Picone in una scena del film di Roberto Andò

Per ottenere questo effetto realistico e plausibile, in cui la funzione teatrale viene messa in scena nell’ampiezza scenografica del cinema, Andò ha deciso di affidarsi proprio a dei personaggi il cui compito è vestire la maschera nella quotidianità del loro mestiere. In questo modo, però, Ficarra e Picone si allontanano da quelle che utilizzano abitualmente per diventare qualche cosa di completamente diverso dalla proiezione cinematografica di loro stessi. Mai come in questo caso, infatti, i due comici hanno indossato i panni dell’attore spogliandosi completamente dei propri. Una scelta coraggiosa, che, portandoli al di fuori dei soliti schemi rassicuranti, li ha spinti a confrontarsi con una materia narrativa sfaccettata e complessa. I loro ruoli sono quelli di due becchini che, però, si dilettano di teatro e stanno preparando il debutto di una nuova farsa.

Inevitabile, dunque, il confronto con il personaggio di Pirandello, interpretato da Toni Servillo, che in questi due attori amatoriali vede il riflesso di un’idea di teatro nuova, anche se direttamente collegata alla tradizione. In questo confronto a tre, dunque, è proprio lo scrittore e drammaturgo a trarre la linfa vitale che, dall’osservazione della realtà, arriva a progettare un concetto di realismo essenziale e del tutto soggettivo. In questo gioco d’influenze e ispirazione, infatti, anche Andò decide di giocare con le ambiguità e le diverse possibilità offerte dalla vita. Una formula, quella de La stranezza, che dimostra la sua efficacia nella sovrapposizione delle maschere reali a quelle pirandelliane, andando a definire un insieme narrativo che non mostra alcun tipo di discontinuità narrativa o ritmica.

Va in scena il teatro

La stranezza, Valentino Picone in una scena del film
La stranezza, Valentino Picone in una scena del film di Roberto Andò

Da quanto detto fino a questo momento, dunque, è chiaro che il film è un racconto sul teatro e sulla messa in scena della vita. In modo particolare, due sono gli elementi che il regista utilizza per non distaccarsi mai dal concetto di spettacolo e interpretazione. In primo luogo mette in evidenza lo strettissimo rapporto tra finzione scenica e realtà. Quest’ultima, infatti, diventa non tanto fonte d’ispirazione, quanto terreno di confronto e riflessione. Non è un caso, infatti, che il teatro di Pirandello, pur assumendo forme riconoscibili, le utilizzi per giungere a delle conclusioni proprie che somigliano in modo evidente a una sorta di filosofia. In secondo luogo, poi, lo stretto rapporto con il linguaggio teatrale è evidenziato proprio dalla messa in scena della farsa che, in un linguaggio fuori dal tempo e da ogni previsione dell’epoca, riesce a dialogare con la necessità di sintesi del cinema.

Un discorso che potrebbe apparire innaturale ma che ne La stranezza trova il giusto equilibrio proprio grazie alla capacità del teatro di mettere in mostra il nucleo, l’essenza stessa della propria natura. Una sorta di magia possibile grazie a un uso delle inquadrature sempre a misura di palcoscenico, e a un rispetto indiscusso per la materia pirandelliana amplificata dall’interpretazione di Servillo, Ficarra e Picone. Tutti uomini di scena che, sapendo come si guadagna il proscenio, strizzano l’occhio al pubblico senza che nessuno se ne accorga.

La stranezza, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: La stranezza
Regia: Roberto Andò
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 103’
Genere: Commedia
Cast: Giulia Andò, Sara Mennella, Valentino Picone, Mauro Milone, Angelo Del Romano, Rosario Lisma, Antonio Ribisi La Spina, Salvatore Ficarra, Aurora Quattrocchi, Brando Improta, Donatella Finocchiaro, Fausto Russo Alesi, Filippo Luna, Galatea Ranzi, Luigi Lo Cascio, Renato Carpentieri, Tiziana Lodato, Toni Servillo, Tuccio Musumeci, Paolo Briguglia
Sceneggiatura: Roberto Andò, Massimo Gaudioso, Ugo Chiti
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Michele Braga, Emanuele Bossi
Produttore: Attilio De Razza, Angelo Barbagallo
Casa di Produzione: Bibi Film, Amazon Prime Video, Tramp Ltd., Rai Cinema, Medusa Film
Distribuzione: Medusa Film

Data di uscita: 27/10/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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