BANG GANG (A MODERN LOVE STORY)

BANG GANG (A MODERN LOVE STORY)

Lanciato come “film scandalo” nella scorsa edizione del Festival di Toronto, Bang Gang (A Modern Love Story) rappresenta, per la regista esordiente Eva Husson, una ricognizione interessante – per quanto volutamente fredda – sull'universo adolescenziale e sulle sue dinamiche.

Rebels without Knowledge

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Nella città di Biarritz, sulla costa francese, la bella George, 16 anni, conosce e si innamora del suo coetaneo Alex. Per ottenere la sua attenzione, George propone al suo gruppo di iniziare una sorta di gioco collettivo: una serie di giornate in cui i ragazzi potranno oltrepassare i limiti della propria sessualità, spingendosi oltre le soglie dettate dalle restrizioni sociali. Nell’enorme villa di famiglia, in cui Alex vive da solo, prima il gruppo formato da questi, Nikita, Laetitia e Gabriel, poi gradualmente l’intero liceo, verranno coinvolti in una serie di festini con al centro le fantasie di George. Nella residenza si susseguiranno amori, tradimenti, gelosie e macchinazioni: tutto in un breve, intenso periodo che segnerà, in modi diversi, un cambiamento radicale per tutti i ragazzi coinvolti.

Lanciato come il “film scandalo” della passata edizione del Festival di Toronto, accolto con interesse al London Film Festival, accompagnato dalle lodi di Lars Von Trier, questo Bang Gang (A Modern Love Story) segna l’esordio nel lungometraggio della regista francese, già attrice e autrice di corti, Eva Husson. Un’opera dalla lunga gestazione (circa sei anni complessivi) che la Husson ha tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1996, negli USA. Lo scopo è quello di gettare uno sguardo sulla realtà adolescenziale contemporanea, indagandone il rapporto col sesso e con i limiti imposti dalla società adulta e borghese. Proprio l’ambiente dell’alta borghesia francese, e il modo di abitarlo e viverlo di ognuno dei ragazzi, è insieme sfondo e co-protagonista del dramma.

La regista confeziona il suo film con un occhio privilegiato ai corpi dei suoi giovani protagonisti, al loro uso in chiave figurativa ed espressiva, in un dramma in cui la stessa corporeità diviene strumento per un nichilismo sui generis, tutto calato nell’epoca social. Quasi una ribellione – non voluta, e per questo tanto più vitale – all’immaterialità dei social media, una riappropriazione della corporeità tanto istintiva quanto totale. Uno sguardo che si pone a metà tra il formalismo figurativo, di derivazione fotografica, di un Larry Clarke, e l’attitudine sociologica (con relative tentazioni generalizzanti) di una regista come Sofia Coppola. Un dramma collettivo e dichiaratamente frammentato, che culmina in una ricomposizione che vedrà tutti i protagonisti trasformati e – in modi diversi – più preparati alla transizione verso l’età adulta.

Ben messo in scena, e ben recitato, Bang Gang (A Modern Love Story) mostra uno sguardo tutto personale su ambienti e personaggi, su un dramma fatto di immagini e azioni, che prescinde e oltrepassa lo sviluppo di una trama coerente. Una tessitura, quella del film di Eva Husson, fatta di notevoli intuizioni visive (la sequenza del ponte, nell’ultima frazione di film), di suggestioni autosufficienti (l’insistenza sul cielo e sulle sue trasformazioni), di un cotè visivo accattivante e ammaliante. Con tutti i suoi rischi di formalismo, le immagini messe in scena dalla Husson catturano l’occhio, non dando mai l’impressione di uno stucchevole voyeurismo nella resa, esplicita e senza filtri, degli atti sessuali. Quella della regista francese è un’opera volutamente frammentaria quanto vitale – e a suo modo potente – nel suo impatto con l’occhio e con l’emotività dello spettatore.

Impeccabile nelle immagini, suggestivo nella resa episodica e decontestualizzata di un universo di moderni e confusi rebels without a cause, Bang Gang (A Modern Love Story) resta tuttavia in superficie quando tenta di costruire una tessitura più ampia, quando cerca di spostare il suo sguardo dal particolare al generale. Volutamente freddo e respingente nel suo approccio ai personaggi, privo di qualsivoglia sguardo empatico, il film soffre di un nichilismo che diviene spesso programmatica distanza dalla materia trattata, approccio asettico che contrasta con la carne e il vitalismo che vediamo rappresentati sullo schermo. Le tentazioni sociologiche della trama vanno a scontrarsi con una genesi lunga, che ha visto nel corso della sua estensione le maggiori trasformazioni sul piano degli strumenti comunicativi: l’accennato tema del cyber-bullismo, nel finale, è infatti un motivo decontestualizzato e inserito a forza nell’intreccio, esempio delle difficoltà della sceneggiatura quando cerca di allargare la sua ottica e dare un diverso respiro alla narrazione.

Scheda

Titolo originale: Bang Gang (une histoire d’amour moderne)
Regia: Eva Husson
Paese/anno: Francia / 2015
Durata: 98’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Daisy Broom, Eva Husson, Finnegan Oldfield, Fred Hotier, Lorenzo Lefebvre, Manuel Husson, Marilyn Lima, Olivia Lancelot, Olivier Lefebvre, Raphaël Porcheron, Tatiana Werner, Yolande Carsin
Sceneggiatura: Eva Husson
Fotografia: Mattias Troelstrup
Montaggio: Emilie Orsini
Musiche: White Sea
Produttore: Laurent Baudens, Didar Domehri, Gaël Nouaille
Casa di Produzione: B Media Développement, Orange Cinéma Séries, Canal+, B Media 2012, Backup Media, Centre National de la Cinématographie (CNC), Palatine Etoile 10 Développement, Maneki Films, Full House

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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