LA PERDICIÓN

LA PERDICIÓN

Film esplicitamente indie e low budget, radicale nello sguardo e (a suo modo) intimo, La perdición è il nuovo tassello della variegata filmografia di Domiziano Cristopharo. Un dramma estremo con sfumature horror e insieme un incontro (patologico) di solitudini, segnato da un’ambiguità non priva di fascino.

Perdizioni ambigue

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Se l’italico cinema di genere mainstream, tra suggestioni vecchie e nuove, è da qualche anno alla ricerca di strade possibili, capaci di coniugare personalità e incassi, quello indipendente continua a muoversi lungo traiettorie più decentrate, ma non meno capaci di fornire spunti stimolanti. Abbiamo usato la stessa definizione di cinema di genere, qui, più per comodità classificatoria che per altro; questo perché i film di un regista come Domiziano Cristopharo non si ricollegano necessariamente, e in modo automatico, a un genere propriamente detto. Alfiere dell’indie italiano, con alle spalle una carriera già variegata e un buon numero di titoli, Cristopharo è noto soprattutto per le riletture moderne di Edgar Allan Poe (la sua serie P.O.E.), nonché per lavori di più difficile classificazione come il disturbante Red Krokodil (datato 2012, ma distribuito brevemente in sala solo nel 2014). L’idea di una poetica sfuggente alle tassonomie, con alla base una certa radicalità di sguardo, torna con forza in un lavoro come questo La perdición. Un film che rappresenta il secondo tassello di quella che il regista ha definito “trilogia dell’isola”, girata alle Canarie (il primo è il precedente Eldorado), realizzato con una semplice handycam. L’ispirazione è alla vicenda di Robert Hansen, serial killer che operò tra gli anni ‘70 e gli ‘80 noto come “il cacciatore di donne”, che aveva l’abitudine di portare le sue vittime in territori isolati per poi cacciarle come animali.

Corporeità estrema

La perdición, Nicholas Sartori e Davide Iaconis in una scena del film
La perdición, Nicholas Sartori e Davide Iaconis in una scena del film di Domiziano Cristopharo

Il plot di La perdición ha per protagonista il personaggio – senza nome alla pari degli altri due – interpretato da Nicholas Sartori, che vive una difficile e contrastata love story col compagno (l’attore Davide Iaconis). Dopo l’ennesimo episodio che certifica la distanza tra i due, il giovane incontra casualmente un uomo più maturo – interpretato da Lorenzo Vivian – che pare subito ricambiare il suo interesse. Il tradimento, che inizialmente assume la semplice forma di una notte in barca, è quasi inevitabile. Ma l’incontro tra i due si rivelerà presto foriero di qualcosa di molto più oscuro e pericoloso.

Il film di Cristopharo, nel seguire i suoi tre personaggi, mette in scena dapprima il parallelismo tra una solitudine di coppia (quella dei due compagni, che intuiamo incapaci di comunicare) e quella di un singolo personaggio, altrettanto profonda e oscura nei suoi contorni. Il tutto ci viene presentato in media res, senza una vera spiegazione, con la sola enfasi sui corpi – coi loro avvicinamenti e allontanamenti – a definire i caratteri. Proprio l’attenzione alla corporeità e ai gesti, che in gran parte sostituiscono dialoghi ridotti all’osso, diventa cifra stilistica principale del film; lo diventa anche e soprattutto laddove un singolo corpo viene più volte abusato e deturpato, e laddove lo spazio si chiude in modo claustrofobico nei pochi metri quadrati della barca.

Perdizione e destino

La perdición, una scena del film
La perdición, una scena del film di Domiziano Cristopharo

Cristopharo fa qui la scelta nel segno di un’estetica da home movie, che da un lato accentua il senso di voyeurismo dello spettatore – stimolato anche da un erotismo piuttosto esplicito –, dall’altro rende ancor più stridente la durezza della vicenda messa in scena. La perdición mostra dapprima, nei suoi minuti iniziali, un’atmosfera quasi da dramma rarefatto, con la scarsa presenza di dialoghi a esaltare il carattere enigmatico, volutamente privo di punti di riferimento, delle due vicende messe in scena; poi, senza avvisare, colpisce duro, rovesciando la fisicità nel segno della violenza e della depravazione, e sovrapponendo la malinconia al flirt con la morte. Il film non risparmia molto, in termini di dettagli, nel rapporto tra vittima e carnefice che si instaura nella sua parte centrale; la violenza è esplicita, fisica e psicologica insieme, messa in scena, in apparenza, come dato di fatto ineludibile. I rarefatti dialoghi della parte iniziale del film si trasformano in seguito, in gran parte, nei pianti della vittima; il viaggio in barca ha per destinazione un personale inferno che (lo intuiamo) segnerà il destino di entrambi i personaggi. Lo stesso titolo, d’altronde, presenta in spagnolo il doppio significato di perdizione e destino, entrambi elementi cardine della vicenda dei due personaggi.

Corpo (e sangue) e anima

La perdición, Lorenzo Vivian in una scena del film
La perdición, Lorenzo Vivian in una scena del film di Domiziano Cristopharo

La concretezza brutale di La perdición trova il suo contraltare (ed è questo, forse, l’elemento più interessante del film), in piccole “crepe” oniriche aperte qua e là lungo gli 81 minuti di durata, che sostanziano una trama in realtà meno lineare di quanto non potrebbe apparire. L’evoluzione che il plot mostra nella sua ultima parte spinge a ripensare a ciò che si è visto, nel segno di un’ambiguità che, a ben vedere, ha accompagnato il film fin dai suoi primi minuti. Il ritorno dall’inferno, per i personaggi, è enigmatico quanto e più dell’inizio del loro viaggio; la regia sta ben attenta a ciò che mostra e a ciò che cela, anche in singoli dettagli che potrebbero orientare l’interpretazione in un senso o nell’altro. In questo senso, se da un lato la crudezza della vicenda che mette in scena sembra porre La perdición nei territori del cinema più estremo, con qualche eco del Takashi Miike di un paio di decenni fa, dall’altro la riflessione sulla solitudine – pur declinata sul versante patologico – e sulla fascinazione stessa per l’abisso, suggeriscono un discorso di più ampia portata. Una compresenza di registri che resta forse un po’ irrisolta, oltre a rischiare di scontentare l’una o l’altra tipologia di pubblico. Un rischio che comunque il film sembra ben cosciente di correre, e che in fondo fa parte della sua stessa, dichiarata radicalità di approccio.

La perdición, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: La perdición
Regia: Domiziano Cristopharo
Paese/anno: Italia, Spagna / 2021
Durata: 81’
Genere: Drammatico
Cast: Davide Iaconis, Lorenzo Vivian, Nicholas Sartori
Sceneggiatura: Domiziano Cristopharo
Fotografia: Domiziano Cristopharo
Montaggio: Domiziano Cristopharo
Musiche: Domiziano Cristopharo
Produttore: Domiziano Cristopharo, Daniele Panizza
Casa di Produzione: Enchanted Architect

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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