GIMME DANGER

GIMME DANGER

Dopo lo straordinario Paterson, Jim Jarmusch ha infiammato la platea di Cannes con questo Gimme Danger, documentario dedicato alla storica band The Stooges; il risultato è valido per chi abbia una conoscenza superficiale della musica del gruppo, ma anche registicamente – spiace dirlo – un po’ anonimo.

Pericolo scampato

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Fine anni ‘60: mentre il linguaggio del rock inizia a farsi più complesso ed elaborato, si affaccia sulla scena statunitense un gruppo che propone un suono sporco, istintivo, dai testi e dal fare oltraggiosi. Il punk, quel movimento di rottura che si affermerà solo un decennio più tardi, è già tutto lì, anche se ancora nessuno lo sa. Il gruppo si fa chiamare inizialmente The Psychedelic Stooges, nome che poi verrà abbreviato in The Stooges; il cantante e leader, Iggy Pop (al secolo James Newell Osterberg Jr.) è un vero e proprio animale da palcoscenico, le cui movenze e pose provocatorie resteranno scolpite nella storia del rock. Dopo una carriera breve e fulminante, una trionfale reunion risalente a un trentennio dopo, e il decesso di due membri storici della band, il gruppo è oggetto di questo Gimme Danger, documentario-tributo ad opera del regista Jim Jarmusch, storico amico e sodale del cantante.

Nello stesso anno di Paterson, Jarmusch porta così sullo schermo il suo personale tributo a uno dei più influenti gruppi della storia del rock. Titolo significativo e rivelatore, quello del documentario diretto dal regista americano, visto che il pericolo, spinto spesso fino alle sue estreme conseguenze, è stata cifra costante della carriera (e della vita) dei membri degli Stooges. Una caratteristica incarnata al meglio – nell’immaginario, ma anche nella concretezza della sua figura – dal loro leader, quell’Iggy Pop (l’iguana, dal nome di una delle prime band in cui militò) legato a Jarmusch da un lungo rapporto di amicizia, oltre che dalla collaborazione in due opere fondamentali quali Dead Man e Coffee and Cigarettes.

Già presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha avuto l’effetto di una vera e propria bomba (in un contesto tradizionalmente ben poco punk come quello della Croisette) Gimme Danger è pensato come racconto e omaggio alla carriera degli Stooges, attraverso le parole del cantante leader – e, in misura minore, quelle degli altri membri della band – alternate alle immagini delle loro esplosive esibizioni live. L’effetto, innervato dai suoni ruvidi, graffianti e sporchi delle canzoni del gruppo, è quello della fotografia di una precisa fase della musica americana, quella in cui la summer of love iniziava a cedere il passo all’urlo primordiale del punk, e in cui il movimento hippie si svegliava dalla sua utopia nel modo più traumatico, col sangue versato da Charles Manson.

Un’opera, quella di Jarmusch, che riassume circa un quarantennio di vita artistica e personale dei membri del gruppo (ma la figura del leader è nettamente – e forse inevitabilmente – in primo piano) preoccupandosi in primis di rendersi accessibile per quegli spettatori che degli Stooges abbiano sentito parlare poco o niente, e che magari non siano consapevoli appieno del contributo fondamentale, e decisivo, dato dalla band all’evoluzione del linguaggio del rock and roll, e soprattutto ai suoi sviluppi successivi. Il documentario di Jarmusch trova così il suo principale pregio nella sua “accessibilità” per un vasto pubblico, anche (e forse soprattutto) per i totali neofiti della musica del gruppo americano. La struttura semplice, “guidata” dalle parole del leader a riassumere, complessivamente, circa un quarantennio di carriera, è l’ideale porta d’ingresso in una vicenda artistica travagliata, emblematica di un intero filone musicale quanto entusiasmante.

La selezione di episodi ed esibizioni live da parte del regista riesce a rendere efficacemente il clima non solo di un percorso artistico unico, ma anche dell’evoluzione della musica e della cultura statunitense più in generale, in un periodo (e parliamo, qui, soprattutto della finestra temporale tra la fine degli anni ‘60 e il decennio successivo) fatto di impetuose e rapide trasformazioni. La semplicità della scrittura e della “messa in scena”, unita ad alcune gustose, anche se un po’ estemporanee, soluzioni visive (gli inserti animati, le sequenze di celebri film inserite in chiave di commento visivo alle parole del cantante) rendono il film estremamente godibile, capace di arrivare a un pubblico vasto e variegato; fatto salvo, ovviamente, il suo naturale potenziale per i fans del gruppo.

Nonostante tutto questo, da un regista come Jim Jarmusch, memori (anche) del suo recente, straordinario Paterson, era forse lecito attendersi un lavoro più personale, che fosse capace di rileggere la storia del gruppo da un punto di vista meno convenzionale. È tutto corretto ed efficace, in Gimme Danger, ma anche, spiace dirlo, un po’ anonimo: al di là di alcune cifre caratteristiche (le didascalie in sovrimpressione, i gustosi, già citati inserti cinefili) si fa molta fatica a rintracciare il tocco di Jarmusch in questo documentario. Paradossalmente, laddove il titolo riassume bene la storia e l’essenza degli Stooges, questo si rivela clamorosamente bugiardo per il film stesso: il regista americano, qui, sembra proprio aver scelto di non rischiare, narrando nel modo più convenzionale un oggetto che fu anticonvenzionale, e sovversivo, per definizione. Rendendolo accessibile e facilmente fruibile, ma in qualche modo tradendone anche, inevitabilmente, l’essenza.

Scheda

Titolo originale: Gimme Danger
Regia: Jim Jarmusch
Paese/anno: Stati Uniti / 2016
Durata: 108’
Genere: Documentario, Musicale
Cast: Danny Fields, Iggy Pop, James Williamson, Kathy Ashton, Mike Watt, Ron Asheton, Scott Asheton, Steve Mackay
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Tom Krueger
Montaggio: Affonso Gonçalves, Adam Kurnitz
Produttore: Carter Logan, Fernando Sulichin, Rob Wilson
Casa di Produzione: New Element, Low Mind Films
Distribuzione: Nexo Digital

Data di uscita: 21/02/2017

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Un pensiero su “GIMME DANGER

  1. Spero presto di rintracciare questo documentario. Consiglio intanto “The sacred triangle” incentrato sulla collaborazione tra Lou Reed, David Bowie, ed il suddetto Iggy Pop!

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