ALIEN: COVENANT

ALIEN: COVENANT

A cinque anni di distanza da Prometheus, Ridley Scott riprende in mano con Alien: Covenant la sua saga più nota, ricollegandosi al capostipite del 1979: ma il sottotesto filosofico è posticcio e pretestuoso, e il film appare irrimediabilmente datato.

La patria della stirpe

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L’equipaggio dell’astronave Covenant, impegnata in una missione di colonizzazione planetaria, viene improvvisamente svegliato dallo stato di ibernazione in cui viaggiava, a causa di una tempesta elettromagnetica. L’evento, oltre a provocare ingenti danni alla nave, causa la morte del suo comandante Jacob Branson; il comandante in seconda, Christopher Oram, decide di deviare dalla rotta originariamente prestabilita, seguendo un confuso segnale che le strumentazioni avevano captato nel corso della tempesta. La provenienza del segnale sembra essere un pianeta sconosciuto, che i dati mostrano possedere tutti i requisiti per ospitare la colonia oggetto della missione. Col supporto dell’androide Walter, la nave raggiunge infine il pianeta, scoprendo una fauna rigogliosa e simile a quella della Terra, ma anche una totale assenza di vita animale. Tracciando l’origine del segnale, i membri dell’equipaggio si trovano faccia a faccia con David, un androide di aspetto identico a Walter, unico sopravvissuto della spedizione della Prometheus, risalente a 11 anni prima.

In pieno periodo di revival di vecchie saghe, caratterizzato da un’alternanza – e a volte da una sovrapposizione – tra sequel, prequel e reboot, Ridley Scott prosegue con questo Alien: Covenant la sua operazione mirata a raccontare le premesse, e a meglio precisare l’universo, del suo storico fanta-horror Alien, del 1979. Un’operazione che aveva visto il discusso Prometheus (risalente al 2012) come primo tassello, e che trova ora in quest’opera un collegamento più esplicito, seppur ancora indiretto, con la creatura partorita quasi un quarantennio orsono dalla fantasia di H.R. Giger. Il setting è spostato di undici anni rispetto alla conclusione del film del 2012, col quale l’unico collegamento diretto è la presenza nel cast di Michael Fassbender (sdoppiatosi per l’occasione in due personaggi, dai tratti ben distinti).

Contraddicendo le aspettative derivate dalla conclusione di Prometheus, che lasciava aperto l’interrogativo principale alla base della sua trama, lasciando presagire un ritorno del personaggio interpretato da Noomi Rapace, questo nuovo capitolo mette da parte i quesiti sulla stirpe aliena che creò l’umanità, concentrandosi invece sull’evoluzione dell’ambiguo androide interpretato da Fassbender. Proprio lo sdoppiamento di quest’ultimo, e la sottesa dialettica tra attitudine alla creazione e tendenza alla preservazione dell’esistente, risulta essere il motivo di base che informa di sé tutta la trama. Nella rappresentazione di una sorta di paradiso decaduto e corrotto – il pianeta su cui i protagonisti giungono – il film si segnala comunque per una maggiore presenza della componente più strettamente orrorifica, che nell’ultima parte si concede anche una citazione (abbastanza esplicita) dello storico capostipite del 1979.

Visivamente imponente, caratterizzato da un buon ritmo, Alien: Covenant farà probabilmente felici quegli spettatori che in Prometheus lamentavano la latitanza della componente horror, e la contestuale assenza delle creature della serie originale. L’efficace climax orchestrato dalla sceneggiatura si accompagna a una ripresa (seppur più sottotraccia) della componente “filosofica” che aveva caratterizzato il film precedente: componente qui tutta riassunta nell’opposizione tra i due diversi volti di un ottimo Michael Fassbender. La dialettica tra le opposte istanze incarnate dai due personaggi interpretati dall’attore (creatività/preservazione), unita ad alcuni efficaci flashback (l’arrivo dell’androide sul pianeta, con i suoi apocalittici sviluppi) risulta certo tra le componenti più interessanti della trama.

Tuttavia, malgrado lo sforzo compiuto da Scott per legarsi in modo più esplicito al suo film del 1979, il film segna complessivamente un passo indietro rispetto al già imperfetto Prometheus, che almeno tentava (non sempre riuscendoci) di offrire uno sguardo diverso sulla saga e un ampliamento del suo universo. Le riflessioni abbozzate nel film del 2012 vengono qui in gran parte accantonate, in favore di un risaputo plot orrorifico, confezionato non senza finezze visive, ma inevitabilmente datato nelle sue basi. Il sottotesto filosofico che informa di sé l’intero film, tutto riassunto nell’opposizione tra i due androidi, appare più che altro un pretestuoso tentativo di mantenere vivo l’approccio “alto” che, tra varie incertezze, il film del 2012 aveva introdotto nella saga. Non privo di buchi di sceneggiatura – abbastanza evidente quello che offre il pretesto per tutta l’ultima parte del film, prevedibile in molti suoi snodi di trama, Alien: Covenant risulta poco più di un discreto fantahorror, non in grado di aggiungere molto, in termini di suggestioni e impronta visiva, a una delle più importanti saghe del cinema fantastico.

Scheda

Titolo originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2017
Durata: 122’
Genere: Horror, Fantascienza
Cast: Michael Fassbender, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir, Katherine Waterston, Callie Hernandez, Noomi Rapace, Uli Latukefu, Amy Seimetz, James Franco, Benjamin Rigby, Carmen Ejogo, Guy Pearce, Tess Haubrich, Alexander England, Jussie Smollett, Nathaniel Dean
Sceneggiatura: John Logan, Dante Harper
Fotografia: Dariusz Wolski
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Jed Kurzel
Produttore: Mark Huffam, Ridley Scott, Michael Schaefer, David Giler, Walter Hill
Casa di Produzione: Scott Free Productions, Brandywine Productions
Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 11/05/2017

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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