ALCOLISTA

ALCOLISTA

Al suo secondo lungometraggio, Lucas Pavetto tratta in Alcolista il tema della dipendenza; il suo è un thriller con frequenti incursioni nell'horror, che si tiene apprezzabilmente lontano da qualsiasi tentazione moralista, pur non risultando perfetto in quanto a sceneggiatura.

Dipendenza allucinata

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Daniel, alcolista cronico, si sveglia ogni giorno con un preciso intento: uccidere l’uomo che vive dall’altra parte della strada. Per un motivo o per l’altro, tuttavia, Daniel non riesce mai a realizzare il suo proposito, sprofondando sempre più in uno stato maniaco-depressivo. Alla dipendenza dall’alcool si aggiungono frequenti allucinazioni, al punto che l’uomo non riesce più a distinguere cosa sia reale e cosa non lo sia. Quando nella sua vita giunge casualmente Claire, operatrice di un centro di disintossicazione dall’alcool, la reazione di Daniel è dapprima di rabbioso rifiuto; tuttavia, quando si rende conto che la sua dipendenza gli sta impedendo di realizzare il suo intento omicida, Daniel finisce per accettare l’aiuto della donna.

Tre anni dopo l’esordio di The Perfect Husband, thriller/horror indipendente che occhieggiava a molto cinema di genere statunitense, l’italoargentino Lucas Pavetto torna sul grande schermo con questo insolito Alcolista. Ancora una produzione totalmente indipendente, per il regista, che vede nei ruoli principali la stessa coppia (gli attori Bret Roberts e Gabriella Wright) che già era stata protagonista del suo esordio; e ancora un thriller, che stavolta affronta direttamente (nella forma del cinema di genere) il tema della dipendenza dall’alcool. Al di là dell’ambientazione americana (il film è stato girato in gran parte nella città di Buffalo, nello stato di New York) il soggetto fornisce stavolta pochi indizi sul background della vicenda: fin dalla prima sequenza, veniamo catapultati direttamente nel mondo allucinato del protagonista, venendo edotti (senza ulteriori spiegazioni) dei suoi intenti omicidi.

Dipanando lentamente il mistero dell’esistenza (e della dipendenza) del protagonista Daniel, Alcolista si muove prevalentemente nei territori del thriller psicologico, con frequenti divagazioni nell’horror a sottolineare le allucinazioni e gli incubi del personaggio. Il tono, improntato a una claustrofobia che non trova sollievo neanche nelle (frequenti) sequenze in esterni, è direttamente legato (e in parte guidato) dall’umorale prova del protagonista Bret Roberts, tesa a rendere anche fisicamente i segni della dipendenza. La cupa fotografia, e una regia tutta finalizzata a scandagliare un mondo interiore in cui si fondono passato e presente, realtà e allucinazione, caratterizzano ulteriormente il film nel segno di un cinema di genere che nega costantemente l’elemento catartico. Quasi a specchiarsi in una dipendenza capace (come un personaggio emblematicamente afferma) di incidere segni indelebili e di trasformare per sempre l’individuo.

Le aspirazioni di Alcolista sono piuttosto alte, e il comparto visivo del film, pur nelle ristrettezze di budget, riesce a rendere con efficacia la realtà allucinata del protagonista, illuminando la sua dipendenza con poche e funzionali sequenze. A funzionare, nel film, è soprattutto il clima “sporco” a cui la storia è improntata, unito al rifiuto di qualsiasi approccio meramente moralista o retorico al tema: la dipendenza è qui elemento scatenante – ma non primario – di una personale discesa agli inferi, ma l’analisi sociologica resta volutamente (e giustamente) fuori dalla porta. Va poi sottolineata l’efficacia della fotografia (curata dall’italiano Angelo Stramaglia) capace di generare inquietudine sia nei claustrofobici interni, sia nei luminosi e stranianti esterni, ugualmente generatori di sofferenza per il protagonista.

A non funzionare del tutto, in questo comunque discreto Alcolista, è una sceneggiatura che manca di compattezza, dal carattere piuttosto episodico, non sempre in grado di fondere con efficacia i diversi registri che caratterizzano il film. L’elemento delle allucinazioni, in particolare, si rivela scarsamente integrato nel contesto del racconto, mentre l’evoluzione della vicenda segue un binario in cui a un certo punto diviene difficile sospendere l’incredulità. Va sottolineato inoltre come la recitazione del protagonista Bret Roberts (che mostra comunque il giusto impatto “fisico” per rendere sullo schermo l’idea della dipendenza) sconfini a tratti in un artificioso istrionismo, tale da renderla a volte poco credibile: la sottrazione, in certi casi, può risultare più efficace del registro ricercatamente esplicito (specie quando reiterato).

Alcolista poster locandina

Scheda

Titolo originale: Alcoholist
Regia: Lucas Pavetto
Paese/anno: Stati Uniti, Italia / 2016
Durata: 105’
Genere: Horror, Drammatico, Thriller
Cast: Bill Moseley, Bret Roberts, Frank Nicosia, Gabriella Wright, Jeff Lasky, John Patrick Brennan, John Renna, John Robinson, Kellen Pembleton, Lloyd Kaufman, Michelle Day, Mick O’Keefe, Shawn Patrick Greene, Sheri Fairchild, Sherri Lyn Litz, Tammy Jean, Tania Bambaci, Vito Trigo, Zac Amico
Sceneggiatura: Lucas Pavetto, Massimo Vavassori
Fotografia: Angelo Stramaglia
Montaggio: Marcello Saurino
Musiche: Giuseppe Capozzolo
Produttore: Matt Manjourides, Justin A. Martell
Casa di Produzione: Dea Film
Distribuzione: West 46th Films

Data di uscita: 18/05/2017

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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