NEMESI

NEMESI

Quattro anni dopo Jimmy Bobo – Bullet to the Head, Walter Hill approda con Nemesi a un progetto più piccolo, che mescola disinvoltamente materiale popolare e riflessione sull’identità, soggetto da b-movie e radicalità di sguardo, personaggi archetipici e loro credibilità. Il risultato è un film che è insieme fuori e dentro il suo tempo, quasi inevitabilmente (quanto ingiustamente) snobbato.

L'anima e l'involucro

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È un progetto che viene da lontano, quello di Nemesi, la cui origine è addirittura in un copione che fu scritto dallo sceneggiatore Denis Hamil nel 1978 (dal titolo Tom Boy), e che Walter Hill allora non potè/volle trasformare in film. La storia ha comunque attraversato i decenni, trovando incarnazione tra l’altro in una graphic novel scritta dallo stesso Hill. Poi, l’incontro del regista col produttore Saïd Ben Saïd e la svolta: il film si poteva fare, a patto che fosse a bassissimo costo e che avesse nel cast almeno qualche nome importante. Detto, fatto: Nemesi (in originale un più attinente The Assignment) ha un budget di poco più di tre milioni di dollari, e le presenze di Michelle Rodriguez e Sigourney Weaver a impersonare due figure reciprocamente in cerca di vendetta, in un rimbalzo di punti di vista che la sceneggiatura, nella sua natura contratta e nella sua narrazione da b-movie, gestisce in modo praticamente perfetto.

Trasformato per vendetta

Nemesi recensione

La Rodriguez è Frank Kitchen, un killer professionista che, dopo aver compiuto l’ultimo lavoro, viene catturato, rinchiuso e sottoposto a un cambiamento forzato di sesso, come vendetta da parte della sorella della sua ultima vittima. Quest’ultima è Rachel Jane, interpretata da Sigourney Weaver, chirurgo plastico geniale ma radiato dall’albo per i suoi metodi poco convenzionali, che gestisce una clinica clandestina che permette ai suoi clienti di cambiare sesso eludendo tutte le procedure convenzionali. Ma Frank, risvegliatosi nel suo nuovo corpo femminile, non ha altro pensiero se non quello della vendetta; così, il killer si mette alla ricerca della sua carnefice, eliminando dapprima tutti i suoi complici – e poi i complici dei complici – scoprendo di non aver perso un grammo della spietatezza e della letale efficienza del sicario professionista.

Scorretto ma esplosivo

Nemesi recensione

Per esplicita ammissione di Hill, Nemesi vuole essere un omaggio ai b-movie degli anni ‘70 e ‘80, ma nella sua costruzione si trovano anche vari riferimenti al cinema dello stesso regista, in primis al cult Johnny il bello. Ed è da b-movie di altri tempi il passo, il montaggio, l’estetica “sporca” e la trama ai confini col cinema di fantascienza di questo nuovo ritorno sul grande schermo del maestro americano, quattro anni dopo l’altrettanto sentito omaggio all’action anni ‘80 di Jimmy Bobo – Bullet to the Head. Un ritorno che è stato accolto in modo altrettanto tiepido – quando non ostile – da pubblico e critica, ormai disabituati a uno sguardo come quello di Hill, che mescola radicalità e pulp, materiale di genere (e, a suo modo, degenere) e approccio politico, racconto da fumetto popolare e riflessione sull’identità. La comunità transgender si è espressa contro il film, segno di quanto la ricerca del politically correct a tutti i costi abbia offuscato tutti i filtri attraverso cui guardare il cinema.

Identità irriducibili

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Nemesi, contratto nella durata quanto perfetto nella gestione dei tempi narrativi, offre un continuo confronto tra i punti di vista dei due nemici, outsider in modi diversi, entrambi marginalizzati da un corpo sociale che non accetta gli scarti dalla media, le eccezioni, la volontà di fare del proprio lavoro (che sia quello del chirurgo o quello del sicario) in qualche modo un’”arte”. Come un Face/Off ancora più “basso” e popolare, il film di Hill scandaglia le personalità dei due, ne ricostruisce le rispettive storie, ne evidenzia il nucleo forte – quello dell’identità – che nessun manicomio e nessuna operazione chirurgica potranno rimuovere. Frank Kitchen – a cui Michelle Rodriguez presta volto e corpo in entrambe le sue versioni – mantiene nel suo nuovo involucro l’anima del killer, ulteriormente alimentata dal carburante della rabbia, mentre Rachel Jane è irriducibile di fronte ai tentativi della clinica psichiatrica di piegarne la volontà, di farle dichiarare un impensabile pentimento, di costringerla a riconoscere la sua follia.

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Fieramente outsider

In mezzo, c’è anche il tempo per un accenno di love story, quella di Frank con l’infermiera Johnnie (un nome maschile, quasi a ribadire la vacuità del concetto di genere, e la sua irrilevanza per la costruzione dell’identità): ma è una parentesi che non può durare, quasi un indistinto miraggio di innocenza e condivisione; uno “stacco” per respirare, per un personaggio che per compiere la sua missione ha più che mai bisogno di solitudine. La solitudine del perdente votato a un nichilistico riscatto, che è anche quella di un regista come Walter Hill, marginalizzato da un’industria che ricerca ormai visioni più rassicuranti, che anche quando approccia il genere non si sporca mai le mani, o fa dell’omaggio al passato una pura, paradossalmente fredda operazione nostalgica. Hill, al contrario, con Nemesi conferma di fare cinema di genere calato nel suo tempo, che non ha paura dell’eccesso, del paradosso, di un iperrealismo a cui però la storia crede (e fa credere) fino in fondo. Cinema moderno e orgogliosamente fuori dalle logiche dell’establishment, e per questo forse tanto più snobbato.

Nemesi poster locandina

Scheda

Titolo originale: The Assignment
Regia: Walter Hill
Paese/anno: Francia, Stati Uniti, Canada / 2016
Durata: 95’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Adrian Hough, Alex Zahara, Anthony LaPaglia, Bill Croft, Brent Langdon, Caitlin Gerard, Caroline Chan, Darryl Quon, Elizabeth Thai, Ellie Harvie, Hugo Ateo, Jason Asuncion, John Callander, Ken Kirzinger, Michelle Rodriguez, Paul McGillion, Sergio Osuna, Sigourney Weaver, Terry Chen, Tony Shalhoub, Zak Santiago
Sceneggiatura: Denis Hamill, Walter Hill
Fotografia: James Liston
Montaggio: Phil Norden
Musiche: Giorgio Moroder, Raney Shockne
Produttore: Michel Merkt, Harvey Kahn, John Lind, Saïd Ben Saïd, Kevin Chneiweiss, Todd Giroux
Casa di Produzione: SBS Films
Distribuzione: Notorious Pictures

Data di uscita: 19/10/2017

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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