DEAD FOR A DOLLAR

DEAD FOR A DOLLAR

Con Dead for a Dollar, Walter Hill torna al western, approdando fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia; il risultato è un’opera filologica e nostalgica, che tiene in vita una certa lettura del genere mentre sottolinea, nel contempo, la sua irriducibile distanza dalle forme del cinema contemporaneo.

Un dollaro d'autore

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Cominciamo questa recensione di Dead for a Dollar, film presentato fuori concorso alla 79a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, con una premessa: ogni volta che un regista come Walter Hill, vero e proprio simbolo di una certa idea di cinema nel periodo tra gli anni ‘70 e i ‘90, torna a realizzare un nuovo film, non si può che gioirne. Specie in un periodo come questo, in cui quella stessa forma di autorialità popolare, incarnata da lui e da un altro pugno di registi, sembra essere quasi sparita. Il cineasta americano, sei anni dopo il poco fortunato (ma tutt’altro che disprezzabile) Nemesi, è riuscito qui a realizzare un western, genere a cui la sua carriera è stata sempre (direttamente e non) legata. Un western, nello specifico, debitore ai classici, in particolare a John Ford e Howard Hawks per il tema della missione di salvataggio al centro della trama – e per gli sviluppi che questo, successivamente, comporta – e a Sergio Leone per certi codici estetici, tra cui il duello con le pistole – citato a più riprese e in varie forme – e la caratterizzazione sopra le righe di alcuni personaggi. Con un cast che vede in primo piano nomi di rilievo come quelli di Christoph Waltz, Willem Dafoe e Rachel Brosnahan.

Due inseguimenti, una destinazione

Dead for a Dollar, Willem Dafoe in una scena del film
Dead for a Dollar, Willem Dafoe in una scena del film di Walter Hill

Ambientato nel Nuovo Messico del 1897, il plot è incentrato sul personaggio del cacciatore di taglie Max Borlund (Christoph Waltz) a cui viene assegnato il compito di riportare a casa Rachel Kidd (Rachel Brosnahan), moglie di un ricco uomo d’affari che era stata apparentemente rapita da Elijah Jones, un soldato disertore afroamericano. Borlund, anni prima, aveva spedito in carcere Joe Cribbens (Willem Dafoe), un fuorilegge e giocatore d’azzardo professionista che è appena uscito di prigione, avendo scontato la sua pena. Il cacciatore di taglie scopre nel frattempo che Rachel è stata portata oltre il confine messicano, e che il suo non era stato un rapimento ma piuttosto una fuga consensuale insieme a Jones; Rachel ed Elijah, nello specifico, sono protetti da Tiberio Vargas, ricco proprietario terriero messicano, che detta legge terrorizzando i residenti nelle terre oltre il confine. Nel frattempo, anche Cribbens si mette sulle tracce di Borlund, stringendo a sua volta un accordo con gli uomini di Vargas. Nel luogo del nascondiglio di Rachel ed Elijah si preparano a convergere così vari personaggi, pronti a una mortale resa dei conti.

L’epica e il suo superamento

Dead for a Dollar, Rachel Brosnahan, Christoph Waltz e Warren Burke in una scena del film
Dead for a Dollar, Rachel Brosnahan, Christoph Waltz e Warren Burke in una scena del film di Walter Hill

Facendo una scelta nel segno della classicità, Hill dirige con Dead for a Dollar un western a più voci, in cui alla storyline principale – rappresentata dalla missione di Borlund e del suo sodale Alonzo Poe, tiratore dall’infallibile mira – si accostano presto altre linee narrative, in particolare quella costituita dai fuggitivi Elijah e Rachel e quella che vede protagonista il criminale col volto di Willem Dafoe. Personaggi che volutamente vengono presentati e giustapposti tra loro come archetipi, con psicologie basilari e una statura epica – e fortemente simbolica – che tuttavia, nel corso della storia, verrà ridefinita e (spesso) demolita. In questo senso, in una struttura narrativa classica e improntata al rigore filologico, troviamo l’inserimento di quella nota beffarda – e in nuce crepuscolare, tesa a svelare l’artificialità del mito della Frontiera – che lo spaghetti western insinuò più tardi nel genere. Una nota che viene introdotta qui fin dal primo confronto, in carcere, tra i personaggi interpretati da Waltz e Dafoe, e che successivamente viene sostanziata nei pochi e decisivi showdown che oppongono i personaggi principali, tutti all’insegna di un naturalismo scarno che abbatte ogni idealizzazione epica.

Vivere e morire nel West(ern)

Dead for a Dollar, Christoph Waltz, Brandon Scott e Rachel Brosnahan in un frame del film
Dead for a Dollar, Christoph Waltz, Brandon Scott e Rachel Brosnahan in un frame del film di Walter Hill

Avvolgente nell’andamento, spesso addirittura contemplativo nella sua valorizzazione del paesaggio (illuminato da una fotografia in cui predomina il giallo bruciato dal sole dei territori di confine) Dead for a Dollar è un’ode nostalgica a un genere storicizzato, insieme vicina ai suoi modelli e da essi irrimediabilmente distinta; quasi un tributo all’estetica del genere – e al suo stesso apparato concettuale – da parte di un regista che di quell’estetica ha fatto parte importante del suo rapporto col cinema. Si ritrovano nel film di Hill i codici etici basilari del western classico, il tema della vendetta e quello del senso di solitudine che accompagna figure come quelle interpretate da Waltz e Dafoe, il rinvenimento di un’etica in un mestiere come quello del cacciatore di taglie, la comune avversione dei due nemici al potere arbitrario del proprietario terriero messicano (figura volutamente monodimensionale e tagliata con l’accetta); in più, un personaggio femminile che, nel momento in cui decide di prendere in mano il suo destino, ne accetta anche l’inevitabile compromissione con la violenza, subita e praticata; e poi la componente afroamericana, che di nuovo esce dalla marginalità a cui il genere l’ha spesso condannata per rivendicare una soggettività (non per forza positiva). In più, in mezzo a schegge di humour beffardo – a ricordarci una volta di più in che decennio siamo – la rappresentazione della morte come evento prosaico, tutt’altro che eroico, anche per quei personaggi a cui la storia (e anche la Storia, a ben guardare) aveva assegnato un ruolo di primo piano. Si muore in modo goffo, solitario, nient’affatto poetico; e l’evento, quando arriva, non è mai ben accetto. Una banalità che la lettura del genere di Walter Hill si incarica una volta di più di ricordarci.

Dead for a Dollar, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Dead for a Dollar
Regia: Walter Hill
Paese/anno: Stati Uniti, Canada / 2022
Durata: 114’
Genere: Western
Cast: Benjamin Bratt, Brandon Scott, Christoph Waltz, Rachel Brosnahan, Willem Dafoe, Diana Navarrete, Gabriela Alicia Ortega, Guy Burnet, Hamish Linklater, Herman Johansen, Luis Chávez, Otgadahe Whitman-Fox, Scott Peat, Shawn-Caulin Young, Warren Burke
Sceneggiatura: Matt Harris, Walter Hill
Fotografia: Lloyd Ahern II
Montaggio: Phil Norden
Musiche: Xander Rodzinski
Produttore: Jeremy Wall, Kirk D'Amico, Neil Dunn, Carolyn McMaster, Berry Meyerowitz, Jeff Sackman
Casa di Produzione: Chaos, a Film Company, Polaris Pictures

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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