STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI

STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI
di Rian Johnson


Accompagnato da un hype inevitabilmente minore rispetto al suo predecessore, Star Wars: Gli ultimi Jedi si rivela un sequel interessante, in cui il regista Rian Johnson tenta di problematizzare la mitologia della saga, costruendo un intreccio solido e con importanti elementi di innovazione.

La Forza problematica

L’aspirante Jedi Rey, insieme a Chewbacca e R2-D2, ha appena raggiunto Luke Skywalker sul pianeta deserto Arch-To. Il suo scopo è quello di iniziare l’addestramento da Jedi e convincere il vecchio maestro a tornare alla lotta contro il Primo Ordine. Nel frattempo, la Resistenza subisce gli attacchi sempre più insidiosi di Snoke e del suo generale Kylo Ren: durante uno di questi, la nave che trasporta la generale Leia Organa e il ferito Finn subisce ingenti perdite, finendo rintracciata anche dopo un salto nell’iperspazio. Tagliati fuori da qualsiasi contatto, impossibilitati a ricongiungersi con i restanti membri della Resistenza, e a corto di carburante, i ribelli studiano un piano che permetta loro di bypassare la sorveglianza delle flotte imperiali; nel frattempo, su Arch-To, Luke si mostra indisponibile ad addestrare Rey e a tornare a combattere contro le forze di Snoke. La ragazza, decisa a non abbandonare il pianeta finché non avrà convinto Skywalker a insegnarle le vie della Forza, si trova inaspettatamente in contatto telepatico con Kylo Ren: questi le rivela alcuni importanti dettagli del suo passato, e di quello recente di Luke…

Era inevitabilmente un po’ minore, l’hype che ha accompagnato questo Star Wars: Gli ultimi Jedi, rispetto a quello che due anni fa anticipò l’inizio della nuova trilogia con il discusso, in parti uguali amato e disprezzato, Star Wars: Il risveglio della Forza. Un (piccolo) calo fisiologico, dovuto in parte alla ritrovata abitudine a considerare quella galassia lontana lontana come parte del nostro universo cinematografico di riferimento – piazzata lì tra un cinecomic, una commedia natalizia e un film di animazione – in parte, almeno dal punto di vista di alcuni fans, alla delusione portata dall’episodio precedente, considerato – a torto o a ragione – una mera operazione nostalgica, tesa a ripercorrere in modo pedissequo le strade (cinematografiche) del Guerre Stellari del 1977. In mezzo, c’era stato lo spin-off Rogue One: A Star Wars Story, con cui Gareth Edwards aveva tentato un approccio diverso (rispettoso del canone, ma improntato a un maggior realismo) all’universo creato da George Lucas.

Un po’ a sorpresa, questo Star Wars: Gli ultimi Jedi (atteso meno spasmodicamente del film di J.J. Abrams, ma comunque incarnazione di un nuovo, indubbio evento cinematografico) si colloca esattamente a metà tra tradizione e innovazione, preparando un’operazione di svecchiamento dell’universo di Star Wars che verrà verosimilmente portata a termine nell’episodio conclusivo. Rian Johnson, subentrato ad Abrams al timone di regia (ma il creatore di Lost si riapproprierà delle redini della saga nel film conclusivo), riprende la narrazione laddove era stata interrotta, sviluppando un dramma che ha nei personaggi di Rey e Kylo Ren (aka Ben Solo) i suoi cardini. Proprio nel contatto instaurato tra i due, e nelle suggestive scelte di messa in scena con cui questo viene rappresentato, sta la principale fonte di fascino di questa nuova avventura. Una scelta che contribuisce a rinnovare le premesse della saga nel segno di un minor manicheismo, e di una gestione più sfumata dei concetti di Bene e Male.

Dopo un episodio, quello diretto da J.J. Abrams, in cui l’afflato nostalgico prevaleva nettamente su qualsiasi altra istanza, questo Star Wars: Gli ultimi Jedi sceglie quindi la strada del coraggio, perseguendo un difficilissimo equilibrio tra filologia (voluta e pretesa da molti fans) e necessità di svecchiamento e rinnovamento, in chiave moderna, di un universo già da tempo cristallizzato nell’immaginario collettivo. Un’operazione che era già stata tentata dai tanti prodotti “collaterali” della saga (fumetti, libri e videogiochi che vanno a costituire il cosiddetto “universo espanso”) ma che qui, finalmente, acquista una forma e una progettualità sul grande schermo. La semplice ed efficace mitologia di Guerre Stellari si problematizza, mentre il tema dell’equilibrio tra Lato Chiaro e Lato Oscuro (cardine sul quale si regge l’intera saga) viene infine visto non come meta da perseguire, ma come entità mutevole e continuamente passabile di ridefinizione, da preservare e adeguare ai tempi, oltre che alla realtà della vita vissuta.

Un po’ lo stesso discorso che si può fare, se vogliamo, per la produzione di questi nuovi film – tentando un approccio metalinguistico magari un po’ ozioso, ma a nostro avviso abbastanza veritiero – anelanti all’equilibrio e all’innesto di una tradizione ormai “sacra” sul tessuto di un’industria cinematografica (e di un pubblico) inevitabilmente modificatisi. In questo senso, particolarmente efficace è la figura del “nuovo” Luke Skywalker, forte della prova di un carismatico Mark Hamill, la cui ridefinizione non mancherà di stupire molti spettatori, andando a completare quel sostrato melodrammatico (quello che ha il suo centro nel dualismo tra Rey e Kylo Ren) che è qui cuore del film.

Se è vero che il canovaccio di base è assimilabile in parte (ma non in modo pedissequo) a un insieme aggiornato delle narrazioni de L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, è anche vero che l’idea su cui si regge la sceneggiatura è frutto di un’intelligente, e originale, opera di ridefinizione. In questo senso, Rian Johnson dimostra anche un notevole senso dell’epica nel narrare, conferendo ulteriore spessore a molti dei personaggi già presenti nel precedente episodio, introducendone di nuovi (tra tutti, citeremmo il Viceammiraglio Amilyn Holdo, col volto di Laura Dern) e dirigendo il tutto con mano più che sicura: alcune sequenze, dal mero punto di vista visivo, restano certamente impresse per la loro costruzione e il loro impatto.

Coraggioso, capace di cercare nuove strade senza tradire il canone della saga, Star Wars: Gli ultimi Jedi non è tuttavia un film perfetto, facendo registrare qualche limite a livello di tenuta narrativa (le due ore e mezza di durata a tratti si sentono) e mostrando qualche slabbratura di trama nella parte centrale. In questo senso, tutta la parte del film ambientata nel casinò spaziale, oltre che superflua dal punto di vista dell’economia narrativa, si rivela abbastanza ridondante visivamente; il personaggio dell’hacker DJ, interpretato da Benicio Del Toro, appare poco sfruttato nelle sue premesse.

Va poi detto che certe soluzioni narrative, improntate a una certa ironia destrutturante – già introdotta nel precedente episodio, ma qui ancora più marcata – potrebbero far storcere la bocca a molti fans, che ravviseranno in questo mood un elemento “alieno” all’atmosfera più classica della saga. Un rischio, quest’ultimo, dato dalla necessità del mantenimento (sempre problematico e precario) dell’equilibrio di cui parlavamo sopra, e che inevitabilmente può portare allo scontento di almeno una parte degli spettatori.

Sull’asse che separa la classicità dalle istanze di rinnovamento, questo Star Wars: Gli ultimi Jedi pende comunque, complessivamente, dal secondo lato. Un rinnovamento, quello portato dal film di Rian Johnson, che diventa più evidente man mano che la narrazione va avanti, giocando con alcune delle aspettative che avevano accompagnato il film fin dal suo annuncio (il background del personaggio di Rey, il mistero sull’identità di Snoke), e preparando il terreno a una conclusione in cui, verosimilmente, l’hype salirà di nuovo. Conclusione che sicuramente non vedrà la presenza, né reale né digitale, di Carrie Fisher, scomparsa poco dopo la fine delle riprese del film, alla cui memoria quest’ultimo viene dedicato; una conclusione che tirerà anche le file (definitivamente?) di un universo cinematografico di straordinaria portata epica e longevità.

Titolo originale: Star Wars; The Last Jedi
Regia: Rian Johnson
Paese/anno: Stati Uniti / 2017
Durata: 152’
Genere: Azione, Fantascienza
Cast: Adam Driver, Andy Serkis, Anthony Daniels, Benicio del Toro, Carrie Fisher, Daisy Ridley, Domhnall Gleeson, Gwendoline Christie, John Boyega, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Lupita Nyong'o, Mark Hamill, Oscar Isaac
Sceneggiatura: Rian Johnson
Fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Bob Ducsay
Musiche: John Williams
Produttore: Kathleen Kennedy, Ram Bergman
Casa di Produzione: Lucasfilm
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

Data di uscita: 13/12/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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