CETTO C’È, SENZADUBBIAMENTE

CETTO C’È, SENZADUBBIAMENTE
di Giulio Manfredonia


In Cetto c'è, senzadubbiamente, diretto da Giulio Manfredonia, vi sono diverse situazioni in grado di strappare qualche genuina risata, con tanto di battute che non hanno paura di osare e uno script che, per buona parte del lavoro, risulta complessivamente pulito. Solo per buona parte, però.

Il ritorno di Cetto La Qualunque

Sono trascorsi circa quindici anni da quando il comico Antonio Albanese ha creato il fortunato personaggio di Cetto La Qualunque. E il suo successo è stato talmente grande da farlo diventare anche protagonista di una saga cinematografica, la quale ha avuto inizio con Qualunquemente (2011), per poi continuare con Tutto tutto niente niente (2012) – entrambi per la regia di Giulio Manfredonia. E a ben sette anni di distanza da quest’ultimo lavoro, ecco che Albanese riporta sugli schermi italiani il suo Cetto nel terzo capitolo della fortunata trilogia: Cetto c’è, senzadubbiamente, anche quest’ultimo diretto da Manfredonia.

Nonostante, dunque, il successo del primo film della serie, il secondo capitolo si era rivelato decisamente deludente a causa di una sceneggiatura debole e sfilacciata. Sarà riuscito, dunque, il bizzarro Cetto, a “riscattarsi” in questo ultimo lavoro? Presto detto.

Dopo essersi allontanato dall’Italia per diverso tempo ed essersi formato una famiglia in Germania, Cetto viene chiamato dai suoi parenti al capezzale di un’anziana zia che parrebbe in punto di morte. Quest’ultima, tuttavia, gli rivela inaspettatamente che egli è, in realtà, figlio di un principe, amante segreto di sua mamma per diverso tempo. Quale occasione migliore, dunque, per appropriarsi dell’eredità del suo presunto padre e tentare addirittura di far tornare la monarchia in Italia?

Per quanto riguarda questo ultimo Cetto c’è, senzadubbiamente, vediamo in primis un protagonista che mira sempre più al totalitarismo e che spara a zero senza peli sulla lingua contro nobili e potenti, insieme a una cittadina che a fatica – e con tanto di rimostranze da parte dei suoi abitanti – cerca di adottare – del tutto in buona fede – soluzioni “ecologiche”, grazie ad aree pedonali, piste ciclabili e servizi di bike sharing. Come ben si può immaginare, nel complesso, vi sono diverse situazioni in grado di strappare qualche genuina risata, con tanto di battute che non hanno paura di osare e uno script che, per buona parte dell’intero lavoro, risulta complessivamente pulito. Solo per buona parte, però.

E il più grande problema del presente Cetto c’è, senzadubbiamente sta, appunto, in una sceneggiatura che, man mano che ci si avvicina al finale, ci appare sempre più frettolosa, decisamente raffazzonata, con elementi tirati in ballo e poi inspiegabilmente abbandonati, personaggi solo potenzialmente promettenti (vedi, su tutti, proprio la zia morente o i suoceri tedeschi dello stesso Cetto) e un climax che arriva tanto improvviso quanto privo di mordente, con tanto di risvolti narrativi che danno tutta l’impressione che il regista, i produttori e l’intera troupe non vedessero l’ora di porre fine il prima possibile alle riprese. E tutto ciò, dunque, lascia chiaramente immaginare che l’intera lavorazione si sia svolta quasi con il pilota automatico, tentando di riproporre in modo stanco e svogliato qualcosa che in passato ha già avuto successo. Per quale motivo, dunque, si è dovuto a tutti costi realizzare l’intero lavoro, nonostante la carenza di idee?

Cetto c’è, senzadubbiamente poster locandina

Titolo originale: Cetto c'è, senzadubbiamente
Regia: Giulio Manfredonia
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 93’
Genere: Commedia
Cast: Antonio Albanese, Aurora Quattrocchi, Cesare Capitani, Davide Giordano, Giacomo Lorenzi, Gianfelice Imparato, Goffredo Maria Bruno, Guido Roncalli, Katsiaryna Shulha, Lorenza Indovina, Manfredi Saavedra, Maria Rosaria Russo, Nicola Rignanese, Paola Lavini
Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Alessio Doglione
Musiche: Emanuele Bossi
Produttore: Domenico Procacci, Lorenzo Gangarossa, Lorenzo Mieli, Mario Gianani
Casa di Produzione: Fandango, Vision Distribution, Wildside
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 21/11/2019

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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