THE STRANGERS

THE STRANGERS

Esordio dietro la macchina da presa di Bryan Bertino, datato 2008, The Strangers è un’efficace macchina da brividi, che sovverte la valenza rassicurante dell’ambiente domestico per mettere in scena un primordiale e selvaggio incubo.

Dietro la maschera, il Male

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Inizia con una didascalia che avvisa che il film è tratto da eventi reali, The Strangers, con una scelta sicuramente memore di classici come Non aprite quella porta, che già dalla locandina attiravano il pubblico lasciando intendere che alla loro base ci fossero storie vere. In realtà, questo esordio dietro la macchina da presa di Bryan Bertino, datato 2008, trae niente più che un’ispirazione generica da un evento ampiamente trattato come l’omicidio Tate per opera della famiglia Manson, nonché – come spiegato dallo stesso regista – da una serie di intrusioni avvenute nel suo quartiere durante la sua infanzia. Una strategia vecchia quanto il cinema, quella di spacciare per vera una storia frutto di invenzione, che tuttavia non può inficiare un giudizio critico sereno su questo esordio del regista americano, che guarda indietro non solo nelle tecniche di richiamo al pubblico, ma anche nello svolgimento e nell’ambientazione: nell’isolato cottage di campagna che è centro dell’azione, infatti, la scenografia e gli arredi rimandano alle vecchie case agricole degli anni ‘70, spesso sede prediletta per un genere che proprio dal senso di isolamento e vulnerabilità dei protagonisti trae gran parte della sua forza come l’horror.

È essenziale, il plot di The Strangers, pur dando modo allo spettatore di familiarizzare un minimo coi due protagonisti, prima che la giostra dell’orrore abbia inizio: Kristen e James (rispettivamente interpretati da Liv Tyler e Scott Speedman) sono una coppia di fidanzati reduci da una festa di nozze, che stanno per ritirarsi a dormire nella vecchia proprietà di campagna di lui. Tra i due c’è tensione per una proposta di matrimonio formulata da James che la donna non ha accettato, ma presto la coppia avrà altro di cui preoccuparsi: una sconosciuta bussa infatti alla loro porta, chiedendo di una persona che nessuno dei due ha mai sentito nominare. Poco dopo, la donna si ripresenta, col volto coperto da una maschera e affiancata da altri due sconosciuti, a loro volta mascherati: il gruppo, sfruttando la confusione della coppia e l’isolamento della tenuta, riesce a penetrare nella casa e a iniziare un sadico gioco di gatto e topo coi due, che si trovano così a ingaggiare una spietata lotta per la sopravvivenza.

Epigono del filone dell’home invasion, ma in realtà con più di un occhio allo slasher degli anni ‘70 (specie al carpenteriano Halloween – La notte delle streghe e ai suoi tanti derivati) The Strangers sfrutta l’isolamento della location principale, la sua ampiezza e i suoi numerosi angoli bui, per costruire un senso di tensione costante in cui la minaccia potrebbe giungere, letteralmente, da ogni angolo dell’inquadratura. Bertino gioca sulla familiarità dell’ambiente domestico e sul carattere apparentemente rassicurante di ogni suo spazio, per sovvertirne la valenza con piglio iperrealista, tramutando le rassicuranti composizioni folk/country che la coppia ascolta sul giradischi in minacciose nenie, a volte sfruttando la deformazione del suono indotta da un disco che si incanta per commentare oniricamente le sequenze più tese. Proprio sulla (dis)torsione del territorio domestico e sulla sua trasformazione in incubatore di potenziali minacce, si gioca gran parte dell’efficacia del film di Bertino, che fa anche, più in generale, un interessante lavoro sul suono; quando la macchina da presa è fissa su un personaggio, è spesso ciò che accade fuori campo, annunciato da un colpo su una porta, da un rumore di passi o da uno scricchiolio debitamente amplificato, a ingenerare il senso di tensione.

Non inventa né innova nulla, The Strangers, rielaborando materiale già trattato, moltiplicando semplicemente la minaccia e le sue possibili fonti, e rendendone ancora più inafferrabile – e quindi, in senso lato, onirica – la consistenza. Gli stranieri del film di Bryan Bertino appaiono e scompaiono nel giro di un cambio di inquadratura, mostrando spesso la consistenza eterea e sovrannaturale degli incubi; ma la loro stessa disumanizzazione, l’ostinato rifiuto del regista a mostrare un volto dietro la maschera, giustifica la loro riduzione a puri, meccanici latori di terrore, slegandone l’azione da qualsiasi pur minima considerazione razionale. Il regista sovverte l’esistenza borghese dei due protagonisti, coi loro umanissimi e quotidiani problemi (la proposta di matrimonio, l’incertezza sul futuro) per precipitarli in un incubo primordiale in cui la posta in gioco è la sopravvivenza; un incubo che trova nel luogo borghese e quotidiano per eccellenza – la casa – il suo generatore prediletto di orrori. L’essenzialità narrativa di The Strangers, punto di forza del film e suo motore principale, segna anche i limiti del suo territorio (piuttosto ristretto) di appartenenza: all’interno di questo, l’esordio di Bertino si configura come un’efficace macchina da brividi, favorita da una sicurezza registica che avrà modo di riproporsi e svilupparsi nei film successivi.

The Strangers poster locandina

Scheda

Titolo originale: The Strangers
Regia: Bryan Bertino
Paese/anno: Stati Uniti / 2008
Durata: 87’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Alex Fisher, Gemma Ward, Glenn Howerton, Kip Weeks, Laura Margolis, Liv Tyler, Peter Clayton-Luce, Scott Speedman
Sceneggiatura: Bryan Bertino
Fotografia: Peter Sova
Montaggio: Kevin Greutert
Musiche: tomandandy
Produttore: Roy Lee, Thomas J. Busch, Doug Davison, Nathan Kahane
Casa di Produzione: Vertigo Entertainment, Intrepid Pictures, Rogue Pictures, Mandate Pictures, Mad Hatter Entertainment

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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