THE CONJURING: PER ORDINE DEL DIAVOLO

THE CONJURING: PER ORDINE DEL DIAVOLO
di Michael Chaves


Terzo episodio della saga inaugurata da James Wan, arrivato in sala con un anno di ritardo causa Covid, The Conjuring – Per ordine del diavolo risente molto del cambio in regia – da Wan al poco ispirato Michael Chaves – e non riesce a staccarsi dai triti canoni di un filone, quello demoniaco, in cui tutto o quasi tutto è stato già detto.

Ma chi te l’ha fatto fare? Il diavolo.

1971, 1976, 1981: procede di cinque anni in cinque anni, l’ambientazione della saga dedicata ai fratelli Ed e Lorraine Warren, demonologi e indagatori del paranormale realmente vissuti negli Stati Uniti, giunta con questo The Conjuring – Per ordine del diavolo al terzo episodio. Una progressione non esattamente parallela agli anni di uscita dei rispettivi capitoli (2013, 2016 e 2021 – ma questo terzo episodio, bloccato dalla pandemia, sarebbe dovuto uscire in realtà nel 2020), che ha visto soprattutto una contemporanea espansione dell’universo creato a suo tempo da James Wan: ai film canonici della saga, si sono infatti aggiunti nel frattempo i tre capitoli della serie sulla bambola maledetta Annabelle, lo spin-off The Nun – La vocazione del male e il recente La Llorona – Le lacrime del male. Proprio il regista di quest’ultimo, Michael Chaves, torna qui dietro la macchina da presa per esplicita volontà di Wan, regista dei primi due episodi e stavolta solo co-autore del soggetto, oltre che produttore insieme a Peter Safran. L’ispirazione, ancora una volta, è a un evento reale, il processo contro Arne Cheyenne Johnson, omicida che, con la consulenza dei Warren, si difese in aula sostenendo di aver ucciso mentre era posseduto da un demone.

Il diavolo in tribunale
The Conjuring: Per ordine del diavolo recensione

Proprio dall’antefatto della vicenda-Johnson prende le mosse il prologo di The Conjuring – Per ordine del diavolo, con i Warren (interpretati di nuovo da Patrick Wilson e Vera Farmiga) che assistono all’esorcismo del piccolo David, da giorni posseduto da un demone; il rito si conclude con l’esplicito invito rivolto all’entità da Arne (Ruairi O’Connor), fidanzato della sorella del bambino, a lasciare quest’ultimo e a entrare invece nel suo corpo. Giorni dopo, tormentato dalle visioni, Arne uccide il suo padrone di casa, Alan; poco dopo viene trovato dalla polizia a vagare per i boschi nei dintorni del negozio di Alan, coperto di sangue e in apparente stato di trance. Arrestato e rinchiuso in carcere, il giovane, su invito della sua fidanzata Debbie, decide di difendersi in tribunale rivelando la possessione demoniaca; i Warren, indagando sull’accaduto, scoprono a loro volta una verità più complessa, che collega i fatti a un altro caso di omicidio-suicidio avvenuto anni prima, e a un oscuro rito che sembra essere alla radice di entrambi gli eventi.

Un prologo poco esaltante
The Conjuring: Per ordine del diavolo recensione

Nonostante gli elogi e la fiducia nei confronti di Michael Chaves da parte di James Wan, che dichiarò di essere rimasto impressionato dal lavoro di Chaves in La Llorona – Le lacrime del male, l’assenza del regista di Saw si fa sentire molto sul risultato finale di The Conjuring – Per ordine del diavolo. Il gusto figurativo dei due precedenti capitoli della saga, quella capacità di risultare moderni pur mantenendo salde le radici in un horror dal gusto un po’ vintage (in linea con l’ambientazione storica) vengono qui sostituiti da un approccio al genere molto più convenzionale e standardizzato. Fin dal prologo che mostra l’esorcismo di David (con tanto di citazione esplicita da L’esorcista nell’inquadratura del prete, ripreso di spalle davanti alla casa), viene recuperato tutto l’armamentario del genere, e in particolare del filone demoniaco vecchio e nuovo: il posseduto con gli arti snodabili e la voce cavernosa, le ustioni sul volto a contatto con l’acqua santa, le litanie, i corpi e gli oggetti che si sollevano. Il primo “attacco” del demone a David, e il successivo compimento del rito, sono ripresi e messi in scena nel modo più scontato: l’autentica paura, anche per il carattere trito e ampiamente metabolizzato del materiale di partenza, è abbastanza lontana dal prologo del film.

Un’indagine tra terreno e ultraterreno
The Conjuring: Per ordine del diavolo recensione

Le cose non migliorano molto, purtroppo, col prosieguo della storia, che vede i coniugi Warren impegnati in un’indagine che si muove da subito sul doppio binario dell’investigazione sovrannaturale e della ricerca (poco convinta e convincente) di un colpevole umano alla possessione che ha colpito David e poi Arne. L’essersi allontanati dai binari della ghost story per abbracciare un filone ancor più rigidamente codificato – e con regole più stringenti – come quello dell’horror demoniaco, non ha probabilmente fatto bene alla saga: The Conjuring – Per ordine del diavolo, non a caso, cerca di ritrovare smalto nelle sequenze delle apparizioni e delle visioni/rivelazioni del personaggio di Lorraine, ma la regia di Chaves non ha la finezza di quella di Wan, caricando tutto di jumpscare a supplire a una generale carenza di atmosfera. Il comparto tecnico è come sempre di buon livello, mentre l’uso del digitale non risulta mai invasivo o eccessivamente posticcio; a mancare tuttavia è la personalità, uno sguardo che filtri il materiale narrativo con un’ottica nuova o semplicemente rilevante. La stessa compresenza di una componente sovrannaturale affiancata a un’altra più tipicamente da thriller investigativo, non arricchisce il film rendendone al contrario più sfilacciato e diluito il racconto.

I problemi dello script
The Conjuring: Per ordine del diavolo recensione

Poco efficace sul piano della messa in scena, The Conjuring – Per ordine del diavolo presenta inoltre trascuratezze di sceneggiatura abbastanza rilevanti, concretizzate in sequenze che mettono a dura prova la sospensione dell’incredulità (una tra tutte: il salvataggio di Lorraine su una scogliera, da parte di un Ed da poco riavutosi da un attacco di cuore). Gli occasionali flashback che mostrano la giovinezza dei due, uno dei quali finirà per avere un peso decisivo nella risoluzione della vicenda, introducono nella saga un elemento romantico che finora le era stato estraneo, e che stona non poco con l’impostazione generale della vicenda. La stessa conclusione, pensata apparentemente solo per mettere un suggello spettacolare e grandguignolesco sulla storia, finisce per contraddire in parte le premesse della stessa. Questo terzo episodio della saga rappresenta quindi un rilevante passo indietro rispetto ai due film precedenti, confermando purtroppo la scarsa dimestichezza col genere del regista Michael Chaves (già evidente in La Llorona – Le lacrime del male) e la generale difficoltà dell’horror moderno nello scuotere e nello spaventare in modo duraturo, specie laddove il materiale di partenza non consenta chissà quali ardite sperimentazioni.

The Conjuring: Per ordine del diavolo poster locandina

Titolo originale: The Conjuring: The Devil Made Me Do It
Regia: Michael Chaves
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 112’
Genere: Horror
Cast: Andrea Andrade, Ashley LeConte Campbell, Charlene Amoia, Eugenie Bondurant, Ingrid Bisu, John Noble, Julian Hilliard, Keith Arthur Bolden, Patrick Wilson, Paul Wilson, Ronnie Gene Blevins, Ruairi O'Connor, Sarah Catherine Hook, Shannon Kook, Sterling Jerins, Steve Coulter, Vera Farmiga, Vince Pisani
Sceneggiatura: David Leslie Johnson-McGoldrick
Fotografia: Michael Burgess
Montaggio: Christian Wagner, Peter Gvozdas
Musiche: Joseph Bishara
Produttore: James Wan, Judson Scott, Peter Safran, Will Greenfield
Casa di Produzione: Atomic Monster, New Line Cinema, The Safran Company
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 02/06/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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