BLACK WIDOW

BLACK WIDOW
di Cate Shortland


Atteso da più di un anno, più volte rimandato a causa della pandemia di Covid-19, Black Widow segna l’ingresso nel Marvel Cinematic Universe della regista Cate Shortland: un film stand-alone dedicato a un personaggio ormai familiare agli spettatori Marvel, che va a esplorare soprattutto il suo passato, concedendosi anche qualche riflessione sui temi della famiglia e degli affetti. Dal 7 luglio in sala e dal 9 luglio su Disney+ con Accesso Vip.

Una pirotecnica resa dei conti

Per l’inizio (al cinema) della Fase Quattro del Marvel Cinematic Universe, lo studio di Kevin Feige fa un curioso salto indietro nel tempo. Un salto che, con Black Widow, va ad approfondire un personaggio – la Vedova Nera col volto di Scarlett Johansson – che avevamo già incontrato in molti dei precedenti film del franchise, e che in qualche modo ci era ormai familiare. Non è la prima volta, certo, che un personaggio Marvel ottiene un film stand-alone dopo essere passato come comprimario in film ad altri dedicati (si pensi allo Spider-Man di Tom Holland, apparso prima in Captain America: Civil War e solo in seguito in Spider-Man: Homecoming e nel suo sequel Spider-Man: Far From Home); ma quello di Natasha Romanoff/Black Widow è stato davvero, finora, un personaggio tanto familiare per gli spettatori quanto misterioso nel suo passato, un mistero aumentato dalle sue varie incarnazioni fumettistiche nel corso degli anni, e dagli scarni dettagli rivelati dai precedenti film sulla sua storia. C’è da stupirsi che la Marvel non abbia sfruttato prima l’indubbio potenziale del personaggio interpretato dalla Johansson, finora comprimaria (anche se tutt’altro che di secondo piano) dei “pezzi da novanta” del franchise.

Ricongiungimento “familiare”
Black Widow recensione

Inizia con un flashback, Black Widow, mostrandoci un frammento dell’infanzia del personaggio, apparentemente in conflitto con quello che abbiamo saputo di lei finora: Natasha vive infatti con quella che sembra la sua famiglia in una fattoria dell’Ohio, con genitori apparentemente amorevoli e una sorella più piccola, Yelena. Poi, improvvisamente, qualcosa va male: la famiglia è costretta a fuggire in fretta e furia dalla sua residenza, e a imbarcarsi su un elicottero diretto a Cuba, inseguita da uno spiegamento impressionante di forze armate. Qui, Natasha viene separata forzatamente dai suoi genitori e da sua sorella. Salto in avanti, e siamo a decenni dopo, precisamente a subito dopo gli eventi di Captain America: Civil War: l’adulta Natasha è in fuga, braccata dopo aver lasciato fuggire Captain America e Bucky Barnes, ufficialmente una disertrice degli Avengers. Senza un punto di appoggio stabile, la donna deciderà di fare i conti col suo passato: per questo, dovrà andare a cercare sua “sorella” Yelena (Florence Pugh), a sua volta addestrata nella misteriosa Stanza Rossa come una killer, e i “genitori” delle due, Alexei Shostakov e Melina Vostokoff (coi volti, rispettivamente, di David Harbour e Rachel Weisz).

Il presente e il passato
Black Widow recensione

Analogamente a quanto accaduto con Eternals – diretto da Chloé Zhao e in uscita a novembre – la Marvel decide qui di affidare la regia di Black Widow a una cineasta apparentemente lontana dal suo universo di riferimento: l’australiana Cate Shortland proviene infatti dal circuito festivaliero, e si è finora messa in evidenza soprattutto in film d’autore (si ricordi l’esordio di Somersault, del 2004, e l’ultimo Berlin Syndrome, datato 2017). Una scelta tesa forse a privilegiare la (ri)costruzione – in particolare a livello psicologico – di un personaggio che era stato finora soprattutto un corpo in azione: un particolare, quest’ultimo, ricordato ironicamente dalla spalla interpretata da Florence Pugh, che ne prende in giro in un dialogo l’esplicita posa da combattimento. È ambientato nel presente, Black Widow (o meglio: nel suo presente, quello successivo alla divisione degli Avengers) ma parla, inevitabilmente, soprattutto di passato. Di infanzia (rin)negata e di scelte divenute definitive, del confronto tra due sorelle che tali non sono – ma hanno un legame non dissimile da quello della sorellanza – e della resa dei conti con due “genitori” che hanno contribuito a disegnare il loro destino. Di come quest’ultimo, comunque, può essere cambiato, seppur a duro prezzo.

Dosare gli ingredienti
Black Widow recensione

Black Widow, quindi, vuole introdurre un elemento inedito nella cosmogonia Marvel, quello del dramma familiare e dei traumi, di un passato per troppo tempo messo tra parentesi e infine affrontato (dal personaggio) nel periodo di massima incertezza e di assenza totale di punti di riferimento. Il film di Cate Shortland, in questo, si avvale di una sceneggiatura abbastanza calibrata, capace di dosare l’humour tipico dello studio (che, se non attentamente maneggiato, rischia di diventare esso stesso cliché e maniera) con un’analisi psicologica che riesce a trovare in modo efficace il suo spazio tra le maglie dell’azione – qui presente, come sempre, in dosi massicce. Al personaggio di David Harbour (proveniente da – e in procinto di ritornare a – Stranger Things) è affidata gran parte della componente più ironica del film, con l’attempata incarnazione di un nuovo eroe (il Guardiano Rosso dei fumetti, controparte russa di Captain America) che forse (chissà) potremo ritrovare di nuovo nell’ormai vasto universo Marvel. Una figura che invece ritroveremo sicuramente – come la post-credits scene (per una volta, una sola: meno male) si incarica di anticiparci – è proprio la Yelena di Florence Pugh, che il film mette in una posizione, rispetto agli Avengers, che avrà sicure ricadute sul futuro. Tutti gli interpreti, compreso un villain che invero avremmo voluto vedere più presente (il Dreykov interpretato da Ray Winstone) riescono a dire la loro abbastanza agevolmente, in un film solido che ha forse – come si diceva in apertura – il solo torto di essere arrivato troppo tardi. Meglio tardi che mai, comunque, per uno studio che continua ad avere come prospettiva gli sviluppi futuri del suo progetto, anche laddove – come in questo caso – sembra volgere lo sguardo al passato più o meno recente.

Black Widow poster locandina

Titolo originale: Black Widow
Regia: Cate Shortland
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 133’
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza, Fantastico
Cast: Aubrey Cleland, David Harbour, Ever Anderson, Florence Pugh, Jade Ma, Michelle Lee, Nanna Blondell, O-T Fagbenle, Olivier Richters, Rachel Weisz, Ray Winstone, Ryan Kiera Armstrong, Scarlett Johansson, Shaina West, Simona Zivkovska, Violet McGraw, William Hurt, Yolanda Lynes
Sceneggiatura: Eric Pearson
Fotografia: Gabriel Beristain
Montaggio: Leigh Folsom Boyd
Musiche: Lorne Balfe
Produttore: Brian Chapek, Kevin Feige, Mitchell Bell
Casa di Produzione: Marvel Studios
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

Data di uscita: 07/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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