GODZILLA VS. KONG

GODZILLA VS. KONG
di Adam Wingard


Arrivato in Italia direttamente in streaming, sulle principali piattaforme, Godzilla vs. Kong fa prevedibilmente rimpiangere la sala cinematografica; il film di Adam Wingard offre più o meno quello che ci si aspettava, con una sceneggiatura esile ma in fondo funzionale al suo scopo, e una buona gestione del ritmo nella magniloquenza visiva del tutto.

Scontro tra mostri alpha

L’attesa è finalmente terminata, ma il sogno di vedere Godzilla vs. Kong su grande schermo, almeno per gli spettatori italiani, non è stato soddisfatto. Il blockbuster di Adam Wingard, negli USA approdato in contemporanea in sala e sulla piattaforma HBO Max (facendo segnare la migliore apertura al box-office dall’inizio della pandemia), in Italia è uscito direttamente in streaming, sulle principali piattaforme. Una decisione, quella della Warner Bros. Italia, già annunciata da oltre un mese, che non è stata rivista neanche alla luce della recente (limitata) riapertura delle sale da parte del governo. Un limite non da poco, quello di essere costretti a vedere il film di Wingard su uno schermo televisivo, per i motivi che si possono facilmente immaginare – e su cui qui non ci soffermeremo. Più interessante è cercare di capire se il grande spettacolo che il film, prevedibilmente, offre, sia supportato da una struttura narrativa sufficientemente solida, e se il film regga il confronto con i precedenti episodi del MonsterVerse della Legendary Pictures.

Da un regno all’altro
Godzilla vs. Kong recensione

Inizia quasi come un film disneyiano, Godzilla vs. Kong, con il re delle scimmie che si rilassa sulla sua Skull Island, in un paesaggio apparentemente idilliaco. Ma è un inganno, un’illusione che a Kong non sfugge, e da cui il gigante tenta in tutti i modi di fuggire; l’habitat naturale di Kong è stato infatti ricreato dalla Monarch in una piattaforma di contenimento posta sull’isola. A capo del team di osservazione c’è l’antropologa Ilene Andrews (Rebecca Hall) che ha adottato una bambina sordomuta di nome Jia, ultima superstite di una tribù di nativi dell’isola che ha sviluppato una particolare capacità di comunicare con Kong. Nel frattempo, in Florida, Godzilla riappare improvvisamente dopo cinque anni, attaccando e distruggendo una sede della Apex Cybernetics. Per fermare il titano inspiegabilmente diventato ostile, l’amministratore delegato della Apex, Walter Simmons (Demián Bichir), ha un’idea: reclutare il geologo Nathan Lind (Alexander Skarsgård) e convincerlo a condurre Kong nella “terra cava”, mitico luogo d’origine di tutti i mostri, dove è situata una fonte di energia che potrebbe bloccare definitivamente Godzilla.

Aspettative soddisfatte
Godzilla vs. Kong recensione

Iniziamo col dire che il tanto atteso scontro tra i due “mostri alfa” più noti della storia del cinema, preceduto da un corposo battage promozionale (e accompagnato dall’inevitabile merchandising) offre più o meno quello che ci si aspettava. Se il Godzilla del 2014 dava ampio spazio al dramma umano dei suoi protagonisti, componente messa maggiormente in secondo piano da Godzilla II – King of the Monsters (e assente in partenza da Kong: Skull Island), qui il processo viene spinto alle estreme conseguenze: la sceneggiatura, com’era lecito aspettarsi, è un’esile traccia atta a legare le varie sequenze in cui restano in primo piano i due titani, fino al loro lungo scontro nella parte finale del film. Un pregio che bisogna riconoscere al film di Adam Wingard, al netto dei suoi fisiologici limiti, è quello di essere perfettamente fruibile anche da chi non avesse visto gli altri film del MonsterVerse; una scelta quasi in controtendenza, in un periodo in cui la continuity è la regola ormai dominante, e il piacere del film come pezzo unico sembra diventata una caratteristica rara. La narrazione di Godzilla vs. Kong, nella sua esilità, sta perfettamente in piedi da sola, offrendo comunque ai fans rimandi e ammiccamenti ai film precedenti; il film di Wingard ha inoltre una buona compattezza nei suoi 113 minuti di durata, non lesinando nelle sequenze d’azione ma restando sempre un passo al di qua del temuto effetto-saturazione.

Un esito già scritto?
Godzilla vs. Kong recensione

Il risultato, a livello puramente visivo, è di grande impatto: un concentrato di tutto ciò che i tre film precedenti avevano (separatamente) mostrato, portato all’ennesima potenza ed esaltato dal gusto del regista – giustamente infantile – di giocare con le scene di distruzione. Eppure, un accenno di dramma non manca: il film prova a spingere sul rapporto di empatia tra Kong e la piccola Jia, insistendo sul ruolo di quest’ultima come guida e unico individuo in grado di contenere il potere della creatura; c’è una sottotrama (non molto convinta, invero) che vede protagonista il personaggio di Millie Bobby Brown, il suo amico nerd, e il simpatico teorico del complotto col volto di Brian Tyree Henry. Certo, il carattere “mitico” di Godzilla, la sua natura di divinità, ben sviluppata dal film del 2014, vengono un po’ sacrificati dal carattere tutto terreno dello scontro che viene messo in scena. Pur mettendo da parte qualsiasi velleità – anche indirettamente – “sociale”, il film non manca di mostrare poteri economici (non tanto) occulti al lavoro, vero detonatore dello scontro tra le due creature. Certo, si intuisce facilmente fin dall’inizio chi sia il villain (umano) della storia, e gli sviluppi (sempre umani) di quest’ultima sono abbastanza prevedibili. Il ruolo giocato dal trio sopra citato, nella risoluzione della vicenda, è abbastanza pretestuoso. Ma non ci si fa caso (o quasi), presi come si è dal ritmo, dalla magniloquenza visiva, dal grande dispendio di mezzi tecnici di cui Godzilla vs. Kong fa sfoggio. La strada per un sequel – a quanto pare già in preparazione – è più che mai aperta. Sperando stavolta (perdonateci la banalità) di poterne godere su uno schermo più grande possibile, al buio di una sala cinematografica.

Godzilla vs. Kong poster locandina

Titolo originale: Godzilla vs. Kong
Regia: Adam Wingard
Paese/anno: Australia, Canada, India, Stati Uniti / 2021
Durata: 113’
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza, Fantastico
Cast: Alexander Skarsgård, Brian Tyree Henry, Chris Chalk, Conlan Casal, Demián Bichir, Eiza González, Hakeem Kae-Kazim, John Pirruccello, Julian Dennison, Kaylee Hottle, Kyle Chandler, Lance Reddick, Millie Bobby Brown, Rebecca Hall, Ronny Chieng, Shun Oguri
Sceneggiatura: Eric Pearson
Fotografia: Ben Seresin
Montaggio: Josh Schaeffer
Musiche: Junkie XL
Produttore: Max Borenstein
Casa di Produzione: Legendary Entertainment, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 06/05/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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