CARO EVAN HANSEN

CARO EVAN HANSEN
di Stephen Chbosky


Caro Evan Hansen, nuovo lavoro di Stephen Chbosky, è un film importante per la sua capacità di trattare temi delicati senza ricorrere alla lacrima facile. Una storia a lieto fine su un outsider che si rivela una creatura gentile e imperfetta. Alla Festa del Cinema di Roma 2021.

Caro Evan, ti scrivo

Stephen Chbosky sa come raccontare l’adolescenza. Quel momento fondante della nostra crescita che riserva in egual misura dolori e trionfi. Possiede quella rara capacità di entrare capillarmente nel mondo dei suoi personaggi, mostrandoli a noi con tutte le loro fragilità e le scintille di bellezza. Una caratteristica, questa, che deriva dall’essere scrittore prima che regista. Da quel desiderio di entrare nelle pieghe più recondite della storia dei suoi (anti)eroi. E che viene in pieno confermata nel suo terzo lungometraggio, Caro Evan Hansen.

Non è da tutti insomma riuscire a trovare il giusto equilibrio tra forma cinematografica e la pura emozione del coming of age. Dopo Noi siamo infinito e Wonder, allora, Stephen Chbosky si dimostra autore toccato dalla grazia. E il film, tratto dall’omonimo musical di successo (sei Tony Awards e un Grammy Award al miglior album di un musical teatrale) è davvero un piccolo gioiello.

Alla scoperta di Evan Hansen
Caro Evan Hansen recensione

Evan Hansen ha 17 anni ed è affetto da fobia sociale, una malattia che gli impedisce di vivere con serenità i rapporti con le persone. Chiuso nella sua cameretta, ingessato emotivamente e fisicamente, pensa con angoscia al primo giorno di scuola, ma si applica con dedizione al compito affidatogli dal suo psicoterapeuta: scriversi ogni giorno una lettera per dire a sé stesso che andrà tutto bene.

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Il goffo tentativo diventa subito un profluvio di angoscia. Nel suo liceo le cose non vanno bene. Evan ama una ragazza che ignora la sua esistenza ed è vittima di bulli di ogni specie. Quando il suo compagno di scuola Connor si toglie la vita, per una serie di coincidenze Evan viene scambiato per il migliore amico del ragazzo. E i genitori di Connor lasciano che sia Evan a far luce sul dolore del figlio.

Con gli occhi di Evan Hansen
Caro Evan Hansen recensione

Evan diventa il medium di un’elaborazione del lutto difficile, quasi impossibile. Se la madre di Connor (Amy Adams) rifugge da quel dolore cercando di ignorarlo, la sorella Zoe trasforma quell’assenza in rabbia. E così facendo riesce a tirarsi fuori dalle sabbie mobili di un dolore raggelato. Con la sua delicatezza, Evan mostra alla famiglia Murphy un mondo di possibilità. Perché è vero che gli adulti non capiscono le angosce dei loro figli, ma sono pronti a mettersi in discussione.

Caro Evan Hansen, tra musical e racconto di formazione

Mescolate una storia di ragazzini anonimi alla ricerca di sé stessi (gli anonymous one di uno dei pezzi più belli della colonna sonora) con delle canzoni trascinanti – scritte dal duo Pasek & Paul, con libretto di Steven Levenson – e otterrete un mix difficile da ignorare. Se le coreografie non sono invadenti – ed è un bene in una storia che parte da una base di realismo molto doloroso – le canzoni sono portatrici del punto di vista di ogni singolo personaggio, racchiudendone il cuore.

Bullismo, suicidio, depressione giovanile sono solo alcuni dei temi che il film affronta con tocco soave. Colpisce allora il discorso sulla malattia mentale, con un focus spostato non tanto sulla patologia, quanto sull’idea che i rapporti umani, veri e non mediati dai social, possano essere l’unica via per rompere l’isolamento e il senso di straniamento. In questo senso, il montaggio sfrutta a pieno la sua dimensione creatrice permettendo al regista (e al racconto) di giocare sulle infinite traiettorie della fiaba, alternando verità e finzione con intelligenza.

Caro Evan Hansen, il musical per i teen-agers
Caro Evan Hansen recensione

Un musical ti immerge nell’emozione, prendere o lasciare. Quindi si può seguire il viaggio di Evan verso una consapevolezza nuova di sé e lasciarsi avvolgere dal suo dolore oppure rimanere impassibili davanti al susseguirsi di eventi. La scelta è tutta dello spettatore. Ma siamo certi che non saranno pochə a scegliere la prima strada.

Per via di una certa immedesimazione con l’eroe Evan, certo, ma anche per la bellezza di un film imperfetto che regala più di una riflessione sull’importanza dell’affettività. Commuove e anche tanto, quindi, il film di Chbosky. E lo fa senza pietismi né moralismi, in maniera genuina. Perché tutti, almeno una volta, siamo stati Evan Hansen e abbiamo provato sulla nostra pelle il dolore dell’isolamento. La paura di aprirci agli altri. E la voce aggraziata di Ben Platt, che Evan Hansen lo aveva già portato in scena, è un dolce accompagnamento.

Caro Evan Hansen poster locandina

Titolo originale: Dear Evan Hansen
Regia: Stephen Chbosky
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 137’
Genere: Drammatico, Musical
Cast: Amandla Stenberg, Amy Adams, Ben Platt, Colton Ryan, Danny Pino, DeMarius Copes, Gerald Caesar, Hadiya Eshé, Isaac Powell, Julia Chen Myers, Julianne Moore, Kaitlyn Dever, Liz Kate, Marvin Leon, Nik Dodani, Zoey Luna
Sceneggiatura: Steven Levenson
Fotografia: Brandon Trost
Montaggio: Anne McCabe
Musiche: Benj Pasek, Dan Romer, Justin Paul
Produttore: Adam Siegel, Kelsey Nicolle Scott, Marc Platt
Casa di Produzione: Marc Platt Productions, Perfect World Pictures, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 02/12/2021

Francesca Fiorentino

Giornalista professionista, ho cominciato a lavorare in radio e continuo a parlare attraverso i podcast. Amo il cinema, la scrittura, le margherite, le magliette a righe, i regali inaspettati e i taccuini nuovi. Ovviamente anche la pizza.

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