LICORICE PIZZA

LICORICE PIZZA

Dopo il folle e intrigante noir di culto Vizio di forma (2014), Paul Thomas Anderson torna per la seconda volta nell'amata Los Angeles early 70's, con Licorice Pizza; un coming of age lieve e insieme stratificato che coniuga la commedia sentimentale con un ritratto nostalgico e appassionato della Hollywood dell'epoca.

Due vite al massimo

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Abbiamo imparato più da un disco di tre minuti
che da tutto quello che abbiamo studiato a scuola”
(Bruce Springsteen – No Surrender, 1984).

Quando il quindicenne Gary Valentine, giovane attore prodigio, incontra Alana Kane, assistente del fotografo scolastico, ne resta abbagliato: poco importa se la ragazza ha dieci anni più di lui ed è perplessa dalle sue avances: con il candore spavaldo dell’età, Gary è convinto di aver conosciuto la futura moglie e determinato a fare di tutto perché ciò accada.
Licorice Pizza non ha una trama ben precisa, si dipana attraverso una serie di tranche de vie, situazioni bizzarre e coinvolgenti in cui si vengono a trovare i due personaggi, impegnati in imprese improbabili. Gary Valentine, infatti, non è soltanto un attore ragazzino, ma ha precise velleità imprenditoriali: ha messo su con un gruppetto di coetanei un’attività di vendita di materassi ad acqua dal nome strampalato di Soggy Bottom (“Sedere a mollo”, titolo di lavorazione del film), e Alana lo affianca come manager/segretaria tuttofare scorrazzando su e giù al volante di un grosso camion per la San Fernando Valley. In seguito, Gary fiuterà l’affare e si dedicherà al business del flipper, azzardando l’apertura di una sala giochi.

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Gary Valentine, in apparenza il più sensibile e naif, è dotato di una forte dose di temerarietà e di coraggio sia nel lavoro che nella vita, mentre Alana Kane appare volitiva e determinata, è una di quelle ragazze che “sanno guidare il camion” e che paiono non avere paura di nulla e adattarsi alle situazioni più svariate, ma non può fare a meno di rivelare la sua fragilità. Per tutta la durata del film passa da un’attività a un’altra, da un partner a un altro, schizza un po’ ovunque come la pallina impazzita di un flipper, che però torna poi sempre dove la gravità l’attrae.

Nati per correre

Licorice Pizza recensione

Licorice Pizza è un “film sentimentale” nel senso più ampio e più prezioso del termine, per diversi aspetti. Innanzitutto perché racconta la passione tra i due protagonisti con una leggerezza quasi truffautiana, uno stile fresco e diretto, che non può far a meno di coinvolgere lo spettatore. I famosi piani sequenza di Paul Thomas Anderson sono spesso dedicati ai due personaggi che corrono, fino a quello finale che riassume il significato del film. Il regista segue con affettuosi movimenti di macchina i due ragazzi, che sono “nati per correre” ma non sanno ancora in quale direzione, e la cui vera ricerca non è tanto quella di nuovi clienti per le loro sconclusionate attività, quanto quella di un posto nel mondo.

Quasi famosi

Licorice Pizza recensione

In seconda istanza Licorice Pizza è un atto d’amore del regista nei confronti degli stessi, talentuosi attori che li impersonano, che rende questa pellicola speciale, al di là di ogni definizione intellettuale. Licorice Pizza, ancor più di altre pellicole del regista, è infatti un film di personaggi la cui forza risiede anche nella precisa scelta degli attori, entrambi al loro esordio: Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour Hoffman, grande collaboratore di Anderson, e Alana Haim, fondatrice con le sorelle del gruppo rock The Aim, per il quale il regista ha girato diversi video musicali, e la cui madre fu insegnante di Anderson stesso.
Si respira nel film un’affettuosa aria di famiglia, come se PTA abbandonasse la compostezza formale e la magniloquenza di alcune pellicole precedenti, per dilettarsi in un qualcosa di più immediatamente vicino e personale. Entrambi gli attori, inoltre, non sono i classici bellocci fatti con lo stampino dei film di oggi, ma hanno i brufoli, i lineamenti irregolari e la pancetta, nel perfetto stile del casting anni Settanta, e la loro imperfezione li rende ancora più vivi e reali.

C’era una volta a Los Angeles

Licorice Pizza recensione

Un ulteriore affetto che traspare dalla vicenda è il sentimento di amicizia che è all’origine stessa del film: Gary Valentine è infatti ispirato a Gary Goetzman, produttore di film di successo (tra cui Il silenzio degli innocenti e Philadelphia), nonché grande amico di Anderson. L’idea di ritrarre una persona cara in un film, e di ritrarla da ragazzino, è senza dubbio originale e concorre a donare alla pellicola un’alchimia rara. E qui viene fuori il senso stratificato della pellicola: quella che in apparenza è una semplice e godibile storia d’amore tra ragazzi, se vista in trasparenza acquista un ulteriore significato: quello della narrazione appassionata di un’epoca, la Hollywood anni Settanta. Intorno al Goetzman adolescente, infatti, si materializzano altre figure ispirate a personaggi del tempo, tra cui Jack Holden, attore motociclista spaccone (che ricorda William Holden) interpretato da un laido Sean Penn, Lucy Doolittle, (protagonista del musical in cui recita Gary) che cita l’attrice Lucille Ball, John C. Reilly, che compare in un cameo nei panni di Herman de I Mostri, e, last but not least, un ispirato ed esilarante Bradley Cooper nei panni di Jon Peters, allora parrucchiere e amante di Barbara Streisand, in seguito produttore di svariati film tra cui Un lupo mannaro americano a Londra.

Licorice Pizza recensione


L’amore di Paul Thomas Anderson per quel cinema si allarga alla messa in scena più ampia di un’epoca, dal suo contesto politico e sociale, tra cui la corsa per la poltrona di sindaco di Joel Wachs, interpretato da Benny Safdie (regista con il fratello del noir Diamanti grezzi), al contesto artistico e musicale degli anni Settanta, quella della crisi petrolifera, delle feste hippie nei garage, delle radio libere in cui lo storico dj B. Mitchel Reed trasmette i Peace Frog e Life on Mars?, per poi tornare a celebrare in chiusura, nella scena più pregnante, la nostalgica magia del Cinema e dei Sentimenti attraverso uno 007 di culto come Vivi e lascia morire.

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Pizza di liquirizia

Licorice Pizza, più che riferirsi a qualcosa di tangibile, è un mood: non a caso, il film prende il nome da una catena di negozi di dischi famosa in California negli anni Settanta, e la “pizza di liquirizia” non è altri che l’LP, il vinile. La storia di Gary e Alana è infatti narrata con la grazia bruciante propria dell’adolescenza, età in cui tutto appare tragico e nello stesso tempo lieve, in cui non esiste un inizio e una fine, ma in cui gli istanti si susseguono emozionanti e impagabili come le note del proprio disco preferito, che gira e gira sul piatto e non si smetterebbe mai di ascoltare.

Licorice Pizza poster locandina

Scheda

Titolo originale: Licorice Pizza
Regia: Paul Thomas Anderson
Paese/anno: Stati Uniti, Canada / 2021
Durata: 133’
Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale
Cast: Alana Haim, Benny Safdie, Bradley Cooper, Christine Ebersole, Cooper Hoffman, Dan Chariton, Emma Dumont, George DiCaprio, Griff Giacchino, Harriet Sansom Harris, James Kelley, John C. Reilly, John Michael Higgins, Joseph Cross, Mary Elizabeth Ellis, Maya Rudolph, Nate Mann, Ray Chase, Ryan Heffington, Sean Penn, Skyler Gisondo, Tom Waits, Will Angarola
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Michael Bauman, Paul Thomas Anderson
Montaggio: Andy Jurgensen
Musiche: Jonny Greenwood
Produttore: Sara Murphy, Paul Thomas Anderson, Adam Somner
Casa di Produzione: Focus Features, Ghoulardi Film Company, BRON Studios
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 17/03/2022

Trailer

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Cristiana Astori
Scrittrice, cinefila, bibliofila. Sono laureata in psicologia delle comunicazioni di massa e autrice della Trilogia dei Colori (Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu, 2011-2014) edita dal Giallo Mondadori, a cui è seguito Tutto quel buio (Elliot, 2018); nei quattro romanzi della serie la giovane cinefila Susanna Marino va alla ricerca di misteriosi film realmente scomparsi. Ho inoltre tradotto diversi autori noir tra cui Jeffery Deaver e la saga di Dexter, da cui è stata tratta la serie tv omonima, e nel 1999 ho ricevuto il premio "Adelio Ferrero" per la Critica Cinematografica. Colleziono compulsivamente dvd, libri introvabili e locandine di cinema.

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