MORBIUS

MORBIUS

Terzo tassello del cosiddetto Sony’s Spider-Man Universe, Morbius è un cinecomic che pare provenire da un altro decennio, tale è la linearità – e il sostanziale semplicismo – della sua trama: un semplicismo a tratti stucchevole, che la discreta regia di Daniel Espinosa non riesce mai a cancellare del tutto.

Il dottor vampiro

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Parallelamente allo sviluppo del Marvel Cinematic Universe – che al momento contempla ancora la presenza dello Spider-Man interpretato da Tom Holland – la Sony sta continuando a sviluppare, per suo conto, il suo universo condiviso e indipendente (ma forse non del tutto) popolato dai nemici dell’Uomo Ragno. Un universo introdotto nel 2018 da Venom, ripreso tre anni dopo nel suo sequel Venom – La furia di Carnage, e che ora trova un ulteriore sviluppo in questo Morbius. Un film, quello diretto da Daniel Espinosa e interpretato da Jared Leto, che è stato tra le “vittime” illustri della pandemia, e che ora trova una distribuzione a quasi tre anni dalla sua realizzazione; nel frattempo, varie cose sono successe nel mondo dei cinecomics, legate principalmente al concetto di multiverso introdotto da Spider-Man: No Way Home, e ai sempre più stretti rapporti tra Sony e Marvel. Contatti che verosimilmente porteranno in futuro a un più organico incontro tra i due universi, anticipato in modo esplicito (non entriamo ovviamente nei dettagli) anche in quest’ultimo film. Un film che tuttavia, per il resto, risulta abbastanza autonomo, sia dai due precedenti film del Sony’s Spider-Man Universe, sia (a maggior ragione) dai vari tasselli dell’universo Marvel. La continuity, in casa Sony, sembra insomma essere un concetto ancora più teorico che reale.

Ombra o luce?

Morbius: un vampiresco Jared Leto in una scena
Morbius: un vampiresco Jared Leto in una scena del film

Nella trama del film, Jared Leto interpreta il dottor Michael Morbius, uno scienziato affetto da una rara malattia del sangue che, per dare una speranza a sé e agli altri malati, prova su di sé un siero sperimentale. Il siero, ricavato dal DNA di una particolare specie di pipistrelli, finisce per conferire all’uomo poteri straordinari, trasformandolo tuttavia in una sorta di vampiro: per sopravvivere, Michael dovrà assumere una certa dose di sangue umano ogni tot ore, pena il rapido decadimento fisico e la morte. Ricercato e costretto a nascondersi, Morbius dovrà guardarsi anche da una sua vecchia conoscenza, che ha assunto il siero a sua volta contravvenendo al suo divieto; questi, privo degli scrupoli morali dello scienziato, sta lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue.

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Il film di Daniel Espinosa, sin dal breve flashback che mostra l’infanzia del protagonista e quella del suo futuro nemico, tenta quindi di descrivere il personaggio interpretato da Leto come un reietto costretto a lottare continuamente per la sopravvivenza, non mettendo tuttavia mai in dubbio una sua caratterizzazione essenzialmente positiva. Come succedeva in Venom, quindi (e qui in modo ancor più marcato) l’originale villain dei fumetti viene riletto sotto una luce edulcorata, che mette tra parentesi il concetto stesso di contagio – essenza del vampirismo – e limita molto tutta la componente più oscura e violenta della storia. Componente che invero, nel film di Espinosa, non va mai oltre un’ambientazione prevalentemente notturna.

Manicheismi d’antan

Morbius: Matt Smith in una scena del film
Morbius: Matt Smith in una scena del film di Daniel Espinosa

Se la limitazione del potenziale più horror della storia di Morbius era in fondo annunciata, legata com’è a una precisa scelta di target da parte della Sony, non altrettanto scontata risultava invero la scelta di non evidenziare (se non in minima parte) le zone d’ombra del carattere del protagonista, limitando gli effetti psicologici della trasformazione ad alcuni brevi passaggi, nonché a pochi ed essenziali dialoghi. Appare evidente, fin dal prologo, che la descrizione delle psicologie non è esattamente il punto forte della sceneggiatura scritta da Matt Sazama e Burk Sharpless (al loro attivo, tra le altre cose, il fallimentare Dracula Untold); una scelta nel segno della semplificazione – verrebbe da dire del semplicismo – che coinvolge in modo ancor più evidente la figura del villain interpretato da Matt Smith. In Morbius, che non rinuncia nella sua storia ai riferimenti alti (persino altissimi: la nave dove avviene la prima trasformazione del protagonista ha l’eloquente nome di Murnau), la materia del vampirismo viene ricondotta alla sua dimensione più triviale, a uno scontro tra due personaggi – di base affini – che rivelano morali divergenti, scegliendo di fare della nuova condizione usi contrapposti. Le nuances non sono contemplate, in un manicheismo che – viste le potenzialità del soggetto, ma anche le evoluzioni che lo stesso genere del cinecomic ha attraversato negli ultimi decenni – appare qui decisamente fuori tempo massimo.

Emozioni che latitano

Morbius: Jared Leto davanti a un murales di Spider-Man
Morbius: Jared Leto davanti a un murales di Spider-Man in una scena del film

Non è comunque tutto da buttare, in Morbius, film la cui linearità e autosufficienza (in un periodo di infiniti subplot non sempre ben gestiti, e di scelte, a volte traballanti, nel segno della continuity) potrebbe, in un certo senso, risultare persino un pregio. Il film di Espinosa, forse anche nell’ottica di quella che vuole essere una mera introduzione del personaggio, limita la durata (almeno rispetto alla media dei cinecomic contemporanei: solo 105 minuti) presentando un intreccio basico, che pare figlio di una diversa – e un po’ datata – concezione del genere. Un intreccio da cui, tuttavia, si sarebbe potuto cavare qualcosa di più consistente, specie in termini di tensione narrativa e definizione dei personaggi: in quella che è essenzialmente una storia di amicizia tradita, e di confronto/scontro tra due outsider che scelgono di rapportarsi diversamente al mondo dei “normali”, stupisce la paradossale piattezza, la latitanza di reali emozioni. Pare di assistere, per larghi tratti del film, a un clone di X-Men in tono (molto) minore, con due singoli personaggi in luogo degli schieramenti che abbiamo imparato a conoscere nella saga dei mutanti Marvel.

Si rifà almeno in parte, il film di Daniel Espinosa, con una regia discreta, che (al netto dell’uso frequente – e un po’ stucchevole – dell’ennesima variante del bullet time matrixiano) conferisce alle scene d’azione un gusto hi-tech e “videoludico” non del tutto sgradevole. Si tratta comunque, va detto, di briciole, che si sommano a quelle di una colonna sonora che pare sovente evocare un’epica che è quanto di più lontano da ciò che vediamo effettivamente nel film. E l’universo Sony, nel suo complesso (in attesa di collidere finalmente con quello Marvel) pare ancora ben lungi dall’aver trovato una sua reale fisionomia.

Morbius: la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: Morbius
Regia: Daniel Espinosa
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 104’
Genere: Horror, Azione, Thriller, Fantastico
Cast: Abraham Popoola, Adria Arjona, Archie Renaux, Charlie Shotwell, J.K. Simmons, Jared Harris, Jared Leto, Matt Smith, Michael Keaton, Tuncay Gunes, Tyrese Gibson, Al Madrigal, Chris Ryman, Clara Rosager, Corey Johnson, Dave Simon, Gloria Garcia, Tom Forbes
Sceneggiatura: Matt Sazama, Burk Sharpless
Fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Jon Ekstrand
Produttore: Matt Tolmach, Avi Arad, Lucas Foster
Casa di Produzione: Marvel Entertainment, Columbia Pictures
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 31/03/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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