OZARK 4 – PARTE 2

OZARK 4 – PARTE 2

Ozark, serie crime con Jason Bateman e Laura Linney, si congeda dal pubblico, in modo divertente ma schematico. La seconda parte della quarta stagione è disponibile su Netflix.

Addio, monti

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Qualche mese dopo la prima parte della stagione finale, siamo finalmente dinanzi alla conclusione definitiva di Ozark, serie che ha arricchito per quasi cinque anni il settore crime del catalogo di Netflix. Come abbiamo già avuto modo di dire parlando dei sette episodi precedenti, lo show ha sempre avuto un certo alone algoritmico, unendo elementi in grado di accontentare varie fasce di pubblico: il genere, la premessa della persona per bene coinvolta suo malgrado in un ambiente criminale, la presenza di nomi di punta come Jason Bateman e Laura Linney davanti e dietro la macchina da presa (lui ha firmato diversi episodi, tra cui il primo, e lei dirige uno dei capitoli finali). Tutti ingredienti appetibili e in grado di attirare l’attenzione dello spettatore all’interno di un macrocosmo caotico dove la visibilità è tutt’altro che garantita (sono numerosi gli aneddoti di registi o showrunner che hanno dovuto dire a parenti e amici che il loro nuovo lavoro era disponibile su Netflix già da un po’ di tempo). E adesso è giunto il momento di salutare per sempre la famiglia Byrde, giunta al capolinea di un viaggio violento e a tratti disperato.

Ultime trattative

Ozark 4 - Parte 2, una sequenza
Ozark 4 – Parte 2, una sequenza della serie

Per Marty (Bateman) e Wendy (Linney) la situazione si fa sempre più insostenibile, tra conflitti dinastici all’interno del cartello e una guerra sull’orizzonte tra le varie famiglie criminali della regione. Quest’ultima soprattutto per colpa di Ruth (Julia Garner, ancora la presenza più magnetica della serie), che prende di mira Javi e rischia di compromettere anche l’accordo che i coniugi hanno stretto con l’FBI per uscirne (relativamente) puliti e ricominciare da capo con attività legittime, a partire dal casinò che per volere di Wendy deve essere libero da ogni attività legata al denaro sporco. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire, soprattutto per chi non ha alcuna intenzione di considerare la retta via e vuole andare avanti come se niente fosse, anche a costo di rimuovere dall’equazione alcuni elementi sgraditi…

Le cartucce finali

Ozark 4 - Parte 2, i Byrde in una scena
Ozark 4 – Parte 2, i Byrde in una scena della serie

Sin dalla genesi della serie c’è stato il paragone con Breaking Bad (e, in misura minore, il suo spin-off Better Call Saul, che Netflix spaccia come produzione originale avendone i diritti di diffusione internazionale), per la questione dell’uomo teoricamente buono che cede gradualmente al lato oscuro, anche se nel caso di Ozark la transizione in senso stretto non c’è stata, poiché i Byrde già all’inizio dello show lavoravano per la criminalità organizzata. E questo ha contribuito al progressivo problema di fondo della serie, che ripescando superficialmente gli elementi di genere si è diretta lungo un percorso sempre più schematico, dove le peripezie si susseguono senza particolare afflato drammatico, negando ai personaggi i momenti di profondità che uno si aspetterebbe date le premesse. E se, sul versante registico, Bateman ha fornito all’operazione un’estetica interessante (ma anche sintomatica dell’approccio un po’ superficiale, dove le belle vedute di acqua e montagne smorzano l’introspezione), come attore è stato sempre più penalizzato nel corso delle quattro stagioni, potendosi avvalere quasi unicamente del suo carisma inscalfibile, senza elementi più solidi a cui aggrapparsi. Un aspirante Heisenberg a cui non è mai stato dato il fatidico momento del “Say my name”, relegandolo a figura intrigante ma tutto sommato priva di spessore. E questo fino ai momenti finali, efficaci in termini pulp ma in fin dei conti abbastanza anonimi, che segnano la conclusione di un divertimento che non si è sforzato a sufficienza per uscire veramente dal mucchio che è il calderone generico di Netflix.

Ozark 4 - Parte 2, la locandina

Scheda

Creata da: Bill Dubuque, Mark Williams
Regia: Alik Sakharov, Andrew Bernstein, Robin Wright
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Drammatico, Thriller, Giallo
Cast: Bruce Davison, Jason Bateman, Julia Garner, Laura Linney, Marc Menchaca, Skylar Gaertner, Sofia Hublitz, Veronica Falcón, Alfonso Herrera, Austin Scott Hunter, Carson Holmes, Joseph Sikora, Katrina Lenk, Killer Mike, Nelson Bonilla
Sceneggiatura: Bill Dubuque, Mark Williams, Martin Zimmerman, Chris Mundy, Laura Deeley, John Shiban, Ning Zhou, Paul Kolsby, Miki Johnson
Fotografia: Eric Koretz, Ben Kutchins, Armando Salas, Manuel Billeter
Montaggio: Cindy Mollo, Vikash Patel, Heather Goodwin Floyd
Musiche: Danny Bensi, Saunder Jurriaans
Produttore: Patrick Markey, Chris Mundy, Erin Mitchell, Jed Rapp Goldstein, Dana Scott
Casa di Produzione: Media Rights Capital (MRC), Zero Gravity Management, Aggregate Films, HeadHunter Productions, Man Woman & Child Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 29/04/2022

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Trailer

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Max Borg
Giornalista e traduttore freelance, collabora con varie testate in Italia e Svizzera e con festival come Locarno e la Berlinale. Ama la sala, ma non disdegna le piattaforme.

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