SECRET TEAM 355

SECRET TEAM 355

Punito oltremisura, negli USA, da risultati commerciali insoddisfacenti, Secret Team 355 è un gradevole action movie al femminile, che ha l’unico (pesante) torto di presentare un plot risaputo, incapace di caratterizzare al meglio i suoi personaggi. Un limite in parte controbilanciato dalla buona regia di Simon Kinberg.

Spie come loro

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In un filone come quello spionistico, ancora oggi trainato da icone stagionate (James Bond, Ethan Hunt) e più recenti (Jason Bourne), la variante al femminile ha costituito negli ultimi anni un’evoluzione, in fondo, quasi naturale. Una variante già anticipata da un titolo come Atomica bionda, nonché dai tanti esempi di action movie – in primis molti di quelli diretti, nell’ultimo decennio, da Luc Besson – che proprio di una rinnovata e patinata versione del girl power avevano fatto il loro elemento principale. Il soggetto di questo Secret Team 355, quindi, non rappresenta in sé nulla di nuovo, se non forse nel suo carattere collettivo: non è infatti solo una, qui, ma sono ben cinque le donne “kick-ass” che uniscono le loro forze per sventare una pericolosa minaccia, ognuna agli ordini di un governo diverso. C’è l’agente della CIA Mace Brown interpretata da Jessica Chastain, quella tedesca, Marie Schmidt, col volto di Diane Kruger, quella dell’MI6 interpretata da Lupita Nyong’o, la psicologa del servizio segreto colombiano a cui dà il volto Penélope Cruz, e infine la spia cinese impersonata da Fan Bingbing. Tutte sulle tracce di un dispositivo pericolosissimo, capace di sabotare qualsiasi sistema informatico provocando conseguenze disastrose; le cinque donne, prima rivali, dovranno presto collaborare per impedire che un’organizzazione terroristica metta le mani sul letale congegno.

Incastri ed essenzialità

Secret Team 355, Diane Kruger in una scena
Secret Team 355, Diane Kruger in una scena del film

Esposta così come abbiamo appena fatto, la trama di Secret Team 355 – titolo derivato dal nome in codice di un’eroina della Rivoluzione Americana – non dà conto dell’elaborata costruzione narrativa che riempie la prima parte del film; una costruzione fatta di incastri e rovesciamenti di fronte che tuttavia, a ben guardare, si configurano più come orpelli di trama che come componenti davvero funzionali alla vicenda. Una vicenda che, nel suo nucleo, resta in realtà piuttosto essenziale; la fase introduttiva del film di Simon Kinberg, infatti (al suo attivo tante sceneggiature di blockbuster di successo, oltre alla regia di X-Men – Dark Phoenix), presenta nel corso dell’azione i singoli personaggi e abbozza i loro background, delinea i singoli subplot – con un occhio particolare per quello che vede protagonista Jessica Chastain – preparando lo spettatore a un incontro che si intuisce sarà il reale fulcro della storia.

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Solo il personaggio interpretato da Fan Bingbing viene lasciato in disparte per circa tre quarti delle due ore di durata del film, unendosi al gruppo solo nella fase finale ambientata nel paese del Dragone; ma sulla sua cooptazione nella squadra, fin dalla sua introduzione, ci sono invero pochi dubbi. La sostanziale linearità del plot si accompagna più in generale a una certa prevedibilità dei suoi snodi narrativi: tra questi spicca il supposto twist relativo all’identità del villain, del tutto intuibile dallo spettatore che abbia un minimo di dimestichezza col genere.

L’efficacia della regia

Secret Team 355, Jessica Chastain e Sebastian Stan in una scena
Secret Team 355, Jessica Chastain e Sebastian Stan in una scena del film

Risaputo – anche se costruito in modo complessivamente corretto – sul piano narrativo, Secret Team 355 può contare su una regia solida, capace di sfruttare da un lato il palcoscenico globale su cui la storia si dipana (come da tradizione del genere, ci si muove qui tra Bogotà, Londra, Parigi, il Marocco e Shangai), dall’altro l’essenzialità di un plot che, una volta che se ne sono carpite le linee essenziali, rende facile e immediata l’identificazione. Le psicologie sono basilari; fin da subito resta piuttosto difficile prendere sul serio la love story tra il personaggio di Jessica Chastain e quello di Sebastian Stan, la ritrosia a tornare sul campo di quello di Lupita Nyong’o o le remore morali della psicologa col volto di Penélope Cruz. Una volta che l’azione si è innestata, di fatto, ci si dimentica quasi delle peculiarità di personaggi che diventano semplici pedine, elementi funzionali a uno spettacolo pirotecnico che, nel reiterare la struttura e gli espedienti visivi di tanti prodotti analoghi, si segnala per ritmo e scorrevolezza. La regia di Kinberg evita la saturazione di molto cinema action contemporaneo, caratterizzandosi per la sostanziale pulizia (e leggibilità) della messa in scena, e per un buon uso del montaggio. Una regia capace di utilizzare al meglio anche la fisicità delle cinque protagoniste, che culmina in uno scontro lungo quanto funzionale nella sequenza che conclude – prima dell’altrettanto lunga coda finale – la vicenda.

Prendersi (il giusto) sul serio

Secret Team 355, Penélope Cruz, Fan Bingbing, Diane Kruger e Lupita Nyong'o in una scena
Secret Team 355, Penélope Cruz, Fan Bingbing, Diane Kruger e Lupita Nyong’o in una scena del film

Film punito, oltreoceano, da risultati commerciali insoddisfacenti – ma ha influito anche la distribuzione in streaming di poco successiva a quella cinematografica, e l’uscita contemporanea del blockbuster Spider-Man: No Way HomeSecret Team 355 ha il torto di sciupare il talento attoriale delle cinque protagoniste, oltre a quello di un cast maschile, capitanato da Sebastian Stan, del tutto sottoutilizzato. In un film che proprio sulla “novità” (virgolette d’obbligo) dei cinque personaggi coalizzati puntava le sue carte – pur nella necessaria semplificazione e (in parte) stereotipizzazione di un prodotto di genere – era d’obbligo cercare di caratterizzare almeno un po’ meglio le cinque protagoniste, stimolando l’empatia lungo tutto il corso del film, e non solo durante le scene d’azione. Qualche passaggio scarsamente credibile e un po’ forzato, nel corso della sceneggiatura (specie nella sua frazione conclusiva), si perdona più facilmente del modo frettoloso in cui la squadra viene messa insieme, risultato di una sottovalutazione dei personaggi che resta il principale tallone d’Achille di tutto il film. Un film che tuttavia presenta almeno il pregio di non cedere a quell’humour forzato che abbiamo visto tante volte, recentemente, in prodotti analoghi, risultato di una malintesa voglia di non prendersi sul serio, tradotta spesso in cliché e maniera. Ludico com’è, il film di Kinberg non indugia in siparietti laddove questi non sono necessari; di questi tempi, una caratteristica del genere è certo un punto a favore.

Secret Team 355, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: The 355
Regia: Simon Kinberg
Paese/anno: Stati Uniti, Cina / 2022
Durata: 122’
Genere: Azione, Thriller, Spionaggio
Cast: Diane Kruger, Edgar Ramírez, Jason Flemyng, Jessica Chastain, John Douglas Thompson, Penélope Cruz, Sebastian Stan, Dom Dumaresq, Fan Bingbing, Jason Wong, Leo Staar, Lupita Nyong'o, Marcello Cruz, Pablo Scola, Raphael Acloque, Sylvester Groth
Sceneggiatura: Simon Kinberg, Theresa Rebeck
Fotografia: Tim Maurice-Jones
Montaggio: Lee Smith, John Gilbert
Musiche: Junkie XL
Produttore: Simon Kinberg, Raphaël Benoliel, Kelly Carmichael, Jessica Chastain, Eugenia Cheng, Patty Tsai
Casa di Produzione: Perfect World Pictures, FilmNation Entertainment, Universal Pictures, Huayi Brothers Media, CAA Media Finance, Freckle Films, Genre Films
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 12/05/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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