FIRESTARTER

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Accodandosi alla poco entusiasmante new wave della narrativa di Stephen King al cinema, Firestarter si rivela un film sbagliato, che nel suo tentativo di essenzializzare il soggetto del romanzo originale finisce per banalizzarlo. Un b-movie in cui fa piacere solo ritrovare, alla colonna sonora, un maestro come John Carpenter, i cui suoni meritavano forse di commentare un film diverso.

Fuoco, sbadiglia con me

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La recente – e invero poco entusiasmante – “new wave” della narrativa di Stephen King al cinema, il cui inizio possiamo datare circa al reboot del 2013 di Lo sguardo di Satana – Carrie, si arricchisce con questo Firestarter di un nuovo, da tempo annunciato tassello. Un lavoro che prende di nuovo a modello un romanzo, L’incendiaria, che era già stato adattato nel 1984 nel trascurabile Fenomeni paranormali incontrollabili, con protagonista una Drew Barrymore in un ruolo decisamente meno rassicurante di quello che le aveva dato il successo in E.T. – L’extraterrestre. Un film, quello diretto di Mark L. Lester – co-prodotto da Dino De Laurentiis – che lo stesso King aveva dichiarato (in questo caso con un po’ di ragione) di odiare; un adattamento che oggi viene semplicemente ricordato come uno dei tanti, più o meno dozzinali prodotti che la narrativa di King aveva generato a Hollywood tra gli anni ‘80 e i ‘90. Questa nuova versione della vicenda della piccola pirocinetica Charlie McGee, di fatto, sceglie di prendere solo l’idea di base dal romanzo di King, sviluppandola poi in una direzione diversa e autonoma. Una scelta che tuttavia, come vedremo, non salva il film da un sostanziale fallimento, ponendolo addirittura un gradino sotto alle recenti, già poco riuscite nuove versioni di It, Pet Sematary e The Stand.

Il risveglio del fuoco

Firestarter, Michael Greyeyes in una drammatica scena
Firestarter, Michael Greyeyes in una drammatica scena del film

La vicenda di questo Firestarter ha avvio quando la coppia formata da Andy e Vicky McGee, che anni prima si era sottoposta a un programma sperimentale governativo volto a sviluppare capacità paranormali, si avvede che la figlia, la piccola Charlie, sta sperimentando sempre maggiori difficoltà nel controllare i suoi poteri pirocinetici.

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I tre sono da tempo in fuga dagli agenti governativi della Bottega, una spietata organizzazione che vorrebbe rinchiudere la ragazzina per studiarne il dono; un incidente nella nuova scuola di Charlie, tuttavia, fa in modo che l’organizzazione localizzi la bambina e i suoi genitori. I vertici della Bottega inviano così sul posto un agente a sua volta dotato di facoltà paranormali, in passato lui stesso oggetto degli esperimenti dell’organizzazione; ma il potere di Charlie si rivelerà sempre più incontrollabile, anche in conseguenza del prolungato e vano tentativo del padre Andy di reprimerlo.

Semplificazione o banalizzazione?

Firestarter, Zac Efron e Ryan Kiera Armstrong in una scena
Firestarter, Zac Efron e Ryan Kiera Armstrong in una scena del film

Il regista Keith Thomas (al suo attivo il fiacco horror The Vigil) e lo sceneggiatore Scott Teems scelgono qui di mantenere in vita solo lo spunto iniziale della storia kinghiana, mettendo al centro della vicenda la fuga di Andy e della piccola Charlie (impersonati rispettivamente da Zac Efron e dalla giovane Ryan Keira Armstrong) e organizzando il grosso del film come un lungo inseguimento. Un inseguimento chiuso dalla coda – fin troppo frettolosa – ambientata nella sede della Bottega, dove ha luogo la prevedibile resa dei conti. La sceneggiatura, facendo una scelta che pare più nel segno della povertà che dell’essenzialità, non prova nemmeno a trasporre i tanti subplot del romanzo di King (uno dei quali vedeva al centro l’amicizia tra Charlie e un subdolo agente della Bottega), a dare una qualche consistenza al percorso di maturazione della protagonista, o ad approfondire il doppio binario di fascinazione/repulsione che Charlie nutriva verso il suo dono. Se la psicologia del personaggio di Efron (che offre una prova piuttosto svogliata) è praticamente assente, quella di Charlie si declina solo nel segno di una reazione – molto basica – al sentore di diversità ed emarginazione. Una scelta che banalizza il sottotesto familiare del romanzo kinghiano e il tema dell’infanzia negata della protagonista, oltre a eliderne del tutto la componente politica.

Le sonorità di un maestro per un film sbagliato

Firestarter, Ryan Kiera Armstrong in una scena
Firestarter, Ryan Kiera Armstrong in una scena del film

Questo Firestarter, di fatto, si pone come un b-movie che, scegliendo una via opposta a quella del film del 1984 (che restava fedele nell’intreccio di base al romanzo) finisce per risultare ugualmente fallimentare; dopo i primi 20 minuti – sui 95 di durata del film – si rinuncia a sperare in uno sviluppo più che basilare del conflitto messo in scena, o in un qualche approfondimento drammatico del contesto in cui le vicende sono poste. Gli stessi due villain principali mancano del tutto di caratterizzazione, in particolare quello che – interpretato da Michael Greyeyes – mostrava una qualche, limitata potenzialità; la soluzione finale della vicenda, per come ci si arriva, sembra presumere la presenza di un pezzo di storia che (forse) non è stato neanche filmato. In un risultato purtroppo insoddisfacente da quasi tutti i punti di vista – ivi compreso quello di una regia fiacca (non aiutata, in questo, da un digitale piuttosto cheap) – spicca almeno la buona qualità dello score; un comparto in cui ci fa piacere prendere atto del ritorno di un maestro come John Carpenter, qui coadiuvato dal figlio Cody. Una colonna sonora che, nel suo richiamare le tipiche sonorità incalzanti del regista/compositore, meritava certo un film diverso a corredo. Sarà (speriamo) per la prossima volta.

Firestarter, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Firestarter
Regia: Keith Thomas
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 94’
Genere: Horror, Drammatico, Fantastico
Cast: Gavin MacIver-Wright, Gloria Reuben, Kurtwood Smith, Neven Pajkic, Ryan Kiera Armstrong, Zac Efron, Danny Waugh, Darrin Maharaj, Isaac Murray, Lanette Ware, Michael Greyeyes, Phi Huynh, Shannon McDonough, Sydney Lemmon, Tina Jung, Vas Saranga
Sceneggiatura: Scott Teems
Fotografia: Karim Hussain
Montaggio: Timothy Alverson
Musiche: Cody Carpenter, Daniel A. Davies, John Carpenter
Produttore: Jason Blum, Akiva Goldsman, Jennifer Scudder Trent
Casa di Produzione: Weed Road Pictures, Angry Adam Productions, Night Platform, BoulderLight Pictures, Universal Pictures, Blumhouse Productions
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 12/05/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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