GAGARINE – PROTEGGI CIÒ CHE AMI

GAGARINE – PROTEGGI CIÒ CHE AMI

Racconto degli ultimi mesi di vita del complesso urbano di Gagarine Cité, Gagarine – Proteggi ciò che ami declina in modo originale il racconto cinematografico delle banlieu: il film di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh adotta una sorta di realismo magico che concretizza il sogno di un adolescente, e la sua strenua difesa del luogo in cui è cresciuto.

Spazi di vita, sogni spaziali

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Film datato 2020, facente parte prima della selezione di titoli dell’edizione “fantasma” del Festival di Cannes di quell’anno, poi della successiva selezione romana di Alice nella Città, Gagarine – Proteggi ciò che ami segna l’esordio dietro la macchina da presa dei francesi Fanny Liatard e Jérémy Trouilh. Un lavoro che declina in modo originale quello specifico filone del cinema francese teso a raccontare le banlieu, quello che da L’odio al recente I miserabili – passando per un regista come Jacques Audiard col suo Dheepan – Una nuova vita – si è sempre caratterizzato per una forte impronta realistica. Il film dei due registi esordienti, distaccandosi in questo dall’approccio usuale al tema, sceglie invece di trasfigurarne i tratti in forma poetica e quasi fantastica, sfumandone le durezze nella messa in scena del sogno “cosmico” di un adolescente. Un sogno che sopravvive alla realtà dell’imminente espulsione da un luogo che è casa e spazio di costruzione dell’identità, nonché alla fine di una comunità così come lo stesso protagonista l’aveva sempre conosciuta. Un approccio all’insegna di una sorta di realismo magico che non lascia indifferenti.

Un sogno che resiste

Gagarine - Proteggi ciò che ami, Alséni Bathily in una sequenza
Gagarine – Proteggi ciò che ami, Alséni Bathily in una sequenza del film

Protagonista del film di Liatard e Trouilh è Youri, sedicenne nato e cresciuto a Gagarine Cité, un complesso di alloggi popolari posto alla periferia di Parigi, nato come avveniristico esempio di “città comunista” e presto trasformatosi in luogo di degrado. Il complesso, nell’ambito di un progetto di riqualificazione urbana, sarà presto demolito, e le 370 famiglie che vi abitano rilocate; ma Youri, legato visceralmente allo spazio di Gagarine, non si arrende alla sua fine.

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Il ragazzo, coi suoi amici, inizia a riparare ascensori e lampadine, con lo scopo di mostrare agli ispettori governativi il decoro del luogo e ritardarne così la chiusura; parallelamente Youri, innamorato dei viaggi spaziali e memore della figura dell’astronauta Yuri Gagarin, che ha dato il nome al complesso, ristruttura il suo alloggio come una sorta di astronave, proprio mentre il grosso delle famiglie sta abbandonando il complesso. Lo aiuteranno alcuni suoi amici, tra cui Houssam, piccolo spacciatore locale a sua volta privo di un luogo dove rifugiarsi, e Diana, una sua coetanea rom che vive coi familiari in un insediamento poco fuori dalla cittadella.

Dal cemento al cosmo

Gagarine - Proteggi ciò che ami, Alséni Bathily in una suggestiva immagine
Gagarine – Proteggi ciò che ami, Alséni Bathily in una suggestiva immagine del film

Aperto e chiuso da immagini di repertorio – rispettivamente quelle che segnarono l’apertura di Gagarine Cité, con la presenza sul posto dello stesso Yuri Gagarin, e quelle (di poco successive alla fine delle riprese) che ne hanno documentato la demolizione – Gagarine – Proteggi ciò che ami si sviluppa sul doppio binario della resa della realtà – con la riproduzione della vita minuta del protagonista e degli altri abitanti della cittadella – e della sua trasfigurazione fantastica. Due elementi che restano in equilibrio per gran parte del film, fino a una frazione finale in cui ad avere la meglio, in modo fortemente voluto, è il secondo aspetto: uno sviluppo che si traduce in una lirica esplorazione dell’immaginario del giovane protagonista, sognatore talmente legato al suo luogo di nascita da figurarsene la sopravvivenza negli spazi del cosmo, in un febbricitante sogno infantile che punta a fermare il tempo. Un doppio binario che si evidenzia anche nel contrasto tra i toni della fotografia che si alternano nel film: da una parte il grigio metallico degli esterni, quello del cemento che si prepara ad accogliere le ruspe che spazzeranno via Gagarine, dall’altra i rossi, blu e verdi dell’appartamento del protagonista, astronave improvvisata fantasticamente pronta a salpare.

Una narrazione comune

Gagarine - Proteggi ciò che ami, una scena
Gagarine – Proteggi ciò che ami, una scena del film

Nella sua resa di una realtà fatta comunque di degrado – ma anche di solidarietà e autentico senso di comunità – Gagarine – Proteggi ciò che ami sceglie di smussare le asprezze del suo oggetto, lasciandone a volte fuori campo le manifestazioni più dure; il risultato è un’opera con uno sguardo estremamente empatico, che rende con partecipazione ciò che gli esseri umani sono stati capaci di costruire in piccolo (una comunità capace di solidarietà a dispetto dell’indifferenza delle istituzioni) come in grande (il primo viaggio spaziale dell’astronauta, romanticamente richiamato a più riprese nel film). Non nascondendo il conflitto, il film dei due registi esordienti sceglie di porne in secondo piano le conseguenze, mostrando una galleria di personaggi – non a caso prevalentemente giovani o giovanissimi – capaci di riconoscersi come simili e costruire una narrazione comune. In questo, il film di Liatard e Trouilh è capace persino di sospendere il tempo quando delinea la love story tra Youri e Diana, con momenti di inaspettato lirismo (le sequenze del codice Morse) e lo sguardo rivolto ai maestri della Nouvelle Vague. Poi, Gagarine – Proteggi ciò che ami avvolge lo spettatore e lo trasporta dentro il sogno a occhi aperti del protagonista, mentre fuori un conto alla rovescia si prepara a distruggere il luogo di formazione della sua identità; un’identità che resta comunque preservata proprio grazie a quella scelta, di testimonianza e progettualità insieme. Difficile non restarne colpiti.

Gagarine - Proteggi ciò che ami, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: Gagarin
Regia: Fanny Liatard, Jérémy Trouilh
Paese/anno: Francia / 2020
Durata: 98’
Genere: Drammatico
Cast: Denis Lavant, Farida Rahouadj, Finnegan Oldfield, Lyna Khoudri, Alseni Bathily, Cesar ‘Alex’ Ciurar, Jamil McCraven
Sceneggiatura: Benjamin Charbit, Jérémy Trouilh, Fanny Liatard
Fotografia: Victor Seguin
Montaggio: Daniel Darmon
Musiche: Amin Bouhafa, Evgueni Galperine, Sacha Galperine
Produttore: Julie Billy, Carole Scotta
Casa di Produzione: France Télévisions, Indéfilms 8, Canal+, Ciné+, Totem Films, France 3 Cinéma, Sofica Manon 10, Haut et Court
Distribuzione: Officine UBU

Data di uscita: 19/05/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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