ESTERNO NOTTE

ESTERNO NOTTE

19 anni dopo Buongiorno, notte Marco Bellocchio torna al caso Moro, questa volta raccontandolo dal punto di vista degli altri. In sala il 18 maggio e il 9 giugno 2022 dopo l’anteprima al Festival di Cannes, in autunno su Rai 1, Esterno notte è un’opera potente, rigorosa e spettacolare. Con Fabrizio Gifuni, Margerita Buy e Toni Servillo.

La storia di un altro povero Cristo

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Marco Bellocchio all’inizio non ci pensava proprio a tornare sul luogo del delitto (politico), questo dice. Ha dovuto cambiare idea e lavorare sull’intransigenza dei suoi principi. Il caso Moro aveva cominciato a raccontarlo nel 2003 e il titolo del film era Buongiorno, notte. L’aveva fatto forzando l’interno delle cose e spiando dal buco della serratura il covo brigatista all’interno del quale il Presidente della Democrazia Cristiana è costretto a passare gli ultimi giorni della sua vita. Quello lì era un film “tradizionale”, accezione da non intendersi in senso diminutivo ma solo ed esclusivamente in riferimento alle modalità distributive e cose del genere; aveva una durata regolamentare e quando si trattò di uscire uscì, ma solo al cinema. Questo qui, che si chiama Esterno notte, presentato al Festival di Cannes 2022 e successivamente in sala in Italia in due date e due parti – 18 maggio e 9 giugno 2022 e poi in autunno su Rai 1 – è un ibrido nella forma, prende il meglio dei due mondi e si dimentica che ci sono pure i difetti.

Troppo, dite? Marco Bellocchio vale la frenesia del subito dopo, se poi si deve cannare il giudicare critico è meglio farlo eccedendo (e per i registi giusti) perché così ci sono meno rimpianti, dopo. Qui non ci si sbaglia però; Esterno notte è materia succosa e parecchio riuscita, sulla clemenza del tempo nei suoi confronti si accettano scommesse. Ha i tempi e la disponibilità di spazi del racconto televisivo, gli si adatta bene l’abito segmentato, la scansione in capitoli, sono sei e raccontano la vicenda del rapimento e della morte di Aldo Moro dal punto di vista degli “altri”, vicini e lontani, amici e nemici, quelli che in prigione non ci finiscono. Almeno materialmente. Al cinema, invece, ruba il senso di una visione e un istinto forsennato per la miscela che spiazza il gusto atrofizzato. Gli ingredienti del cocktail sono cuore e politica.

Capitoli, punti di vista, personaggi

Esterno notte, Toni Servillo e Fabrizio Gifuni in una scena del film
Esterno notte, Toni Servillo e Fabrizio Gifuni in una scena del film di Marco Bellocchio

I capitoli sono sei e l’idea è che ognuno racconti qualcosa della vicenda fissandosi su un punto di vista diverso. Filtrando l’angoscia, le trame occulte, i dilemmi ideologici e i rimpianti attraverso l’occhio confuso di un personaggio esemplare, per un motivo o per l’altro. Con tutti i saliscendi di efficacia che una storia congegnata in questo modo porta con sé. Fabrizio Gifuni fa il camaleonte e si muove in piena zona Volontè, il suo Aldo Moro ha le movenze giuste e una psicologia importante, ha già avuto a che fare con il personaggio in passato e si vede. Calibra una pacatezza assennata rotta sul finale da uno sfogo rabbioso ed emotivamente esigente. Il suo sguardo apre e chiude la storia, che comincia pochi giorni prima del rapimento (16 marzo 1978) e si conclude con il ritrovamento del corpo, il 9 maggio 1978, e il successivo funerale privato.

Ascolta “Esterno notte, il caso Moro visto (ancora) da Marco Bellocchio” su Spreaker.

Fausto Russo Alesi è Francesco Cossiga, Ministro dell’Interno, amico fraterno, un notevole guazzabuglio intimo. Paolo VI, pontefice e amico, stanco e disilluso, protagonista di una mediazione impossibile, Toni Servillo. C’è spazio anche per il versante famigliare con la rabbia silenziosa della vedova prima del tempo (in tutti i sensi) Margherita Buy. I brigatisti “dissociati” Adriana Faranda (Daniela Marra) e Valerio Morucci (Gabriel Montesi) idealmente gettano un ponte narrativo tra Esterno notte e il film del 2003, terra di mezzo di rimpianti e narcisismo terrorista, un’autentica metà strada tra la questura e il nascondiglio. Sullo sfondo, l’eterna sfinge andreottiana che fa il fioretto di non mangiare gelati fino al giorno della liberazione (lo aveva raccontato anche Sorrentino) e nel frattempo fa il pieno di dolcetti.

Gruppi di famiglia in un esterno (notte)

Esterno notte, Bruno Cariello e Margherita Buy in una scena del film
Esterno notte, Bruno Cariello e Margherita Buy in una scena del film di Marco Bellocchio

Aldo Moro fa da scudo col suo corpo per il compromesso storico; un governo Dc con l’appoggio esterno del Pci è uno schiaffo a trent’anni di barricate ideologiche, non fa scopa con l’aritmetica bipolare della Guerra Fredda e la cosa ha un suo prezzo. Pagherà con la vita, c’è un mondo fuori del covo, il suo mondo, che finge fermezza e invece lo scarica senza troppi complimenti perché è meglio che tutto resti così com’è. Aldo Moro è un altro povero Cristo costretto a portare il peso di peccati che solo in parte gli appartengono. Muore, lui e i cinque della scorta, per le colpe di tutti. Esterno notte riempie il vuoto del film precedente facendo il controcampo. Racconta la distanza, una promessa di armonia e riconciliazione spezzata a metà. Tante lingue e nessun dizionario comune.

Alle spalle di un’assurda guerra civile, un oceano separa un padre dai suoi figli, un presidente dal suo partito. Distanza all’università, nelle Brigate Rosse, distanza in Vaticano, distanza tra un film e una serie che si cercano ma non si toccano perché raccontano di due realtà che non vogliono incontrarsi. Se c’è denuncia, non è mai arrabbiata. È più lucida e determinata. Marco Bellocchio non insegue il manifesto, è troppo impegnato a ricordare.

Esterno notte dosa rigore cronachistico e spettacolarizzazione della storia con un senso delle proporzioni che richiama alla mente il cinema politico di Francesco Rosi. Ha un sentimento della realtà onirico, fosco e malato, degno del miglior Petri. In realtà l’opera appartiene al suo regista ben al di là dei nobili riferimenti. Perché gioca sempre sul crinale tra realtà e rappresentazione, perché lega istintivamente psicologia e affresco storico. Una storia di famiglia, anche questa. Allargata nel senso più problematico del termine, insieme privata e pubblica, politica e terrorista, spirituale e materialista. Fotografata sopra e sotto, dentro e fuori, nell’attimo cruciale in cui niente cambia e insieme tutto cambia.

Esterno notte, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Esterno notte
Regia: Marco Bellocchio
Paese/anno: Francia, Italia / 2022
Durata: 300’
Genere: Drammatico
Cast: Antonio Piovanelli, Bebo Storti, Bruno Cariello, Emmanuele Aita, Fabrizio Gifuni, Fausto Russo Alesi, Gabriel Montesi, Lidia Vitale, Margherita Buy, Paolo Pierobon, Pier Giorgio Bellocchio, Toni Servillo, Daniela Marra, Fabrizio Contri, Federico Torre, Gigio Alberti, Luca Lazzareschi
Sceneggiatura: Davide Serino, Ludovica Rampoldi, Marco Bellocchio, Stefano Bises
Fotografia: Francesco Di Giacomo
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Fabio Massimo Capogrosso
Produttore: Francesco Nardella, Sara Polese, Lorenzo Mieli, Simone Gattoni, Daria Hensemberger
Casa di Produzione: The Apartment, Kavac Film, Rai Fiction, ARTE
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 18/05/2022

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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