KOZA NOSTRA

KOZA NOSTRA

Giovanni Dota ci regala con Koza Nostra un film in grado di portare una ventata di novità all’interno di un panorama produttivo e creativo italiano stanco e poco stimolato. La sua commedia gangster, infatti, progetta e realizza un futuro in cui i generi riescono a fondersi agevolmente senza perdere le loro caratteristiche peculiari. Il risultato è un divertimento reale e mai artefatto.

Il nuovo cinema italiano

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Dopo la pausa forzata a causa della pandemia, un certo cinema italiano giovane e ancora non troppo affermato sembra aver trovato una nuova vena creativa in grado, forse, di rinnovare il tipo di storie proposte. O, quanto meno, di far ben sperare nel futuro narrativo, anche se la crisi della sala rimane un problema con cui confrontarsi. Questo tipo di andamento è già stato mostrato da Settembre, prima regia della sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, e, a poche settimane di distanza, viene riconfermato da Koza Nostra di Giovanni Dota. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a due racconti in grado di viaggiare attraverso generi diversi all’interno della stessa architettura, senza perdere credibilità o cadere nella tentazione parodistica.

Un pericolo, questo, corso con maggior rischio da Koza Nostra, visto che la sceneggiatura si muove tra ambientazioni di stampo mafioso e toni da commedia. Il tutto, però, senza svilire minimamente un genere rispetto all’altro. Giovanni Dota, infatti, riesce a trovare il giusto volume con cui esprimere i due diversi toni che, all’interno della stessa scena, si alternano senza perdere mai di credibilità. Un lavoro attento e minuzioso di scrittura che ha agito su di una sceneggiatura già esistente ma, successivamente personalizzata dal gusto e dalla visione del regista. In questo modo, dunque, non solo si riesce a trovare una sana via di mezzo per utilizzare argomenti importanti come la mafia senza per forza cadere nella macchietta o nelle atmosfere alla Gomorra, ma, soprattutto, si ritorna a quella visione un pò cinica che tanto bene ha fatto alla nostra commedia in passato.

Mafiosi ma con ironia

Koza Nostra, Giovanni Calcagno, Lorenzo Scalzo, Giuditta Vasile e Gabriele Cicirello in una scena
Koza Nostra, Giovanni Calcagno, Lorenzo Scalzo, Giuditta Vasile e Gabriele Cicirello in una scena del film

Al centro di questo racconto particolare c’è un mafioso appena uscito di prigione dopo aver scontato quindici anni e una donna ucraina, Vlada Koza, arrivata in Sicilia per assistere la figlia dopo la nascita del suo bambino. I due si trovano a incrociare le proprie strade in modo imprevedibile, come la migliore commedia esige. Dopo essere stata messa alla porta dalla figlia, Vlada si ritrova a vestire il ruolo di governante di una casa tanto grande quanto trascurata e di una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi. Si tratta proprio del boss Don Fredo e dei suoi tre figli che, oltre a ristabilire l’ordine tra le cosche, dovranno ritrovare un’armonia interna scomparsa da molto tempo. E chi meglio della solerte Vlada, sempre pronta a fare pulizia, riuscirà in tutto? Questo, dunque, è il plot all’interno del quale Dota si muove agilmente ma non a caso. La scrittura, come la regia e il movimento dei protagonisti sulla scena, è gestita con un’attenzione capillare e una preparazione che non ammette errori.

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Il fine è quello di realizzare una narrazione che racchiuda in sé diverse atmosfere, tutte credibili e in assoluta armonia tra loro. In questo senso, dunque, il linguaggio ironico e caustico rappresenta un’arma importante da utilizzare e saper dosare per non soffocare l’altra anima, quella da gangster movie, con la quale convivere. E il risultato è sorprendentemente efficace, visto che si assiste a un cambio repentino, ma privo di scossoni, da un mood all’altro senza rinunciare alle caratteristiche peculiari di ogni genere. In questo senso, dunque, possiamo dire che Koza Nostra riesce a far ridere anche grazie a dei boss mafiosi credibili e senza rendere macchiettistica nessuna sparatoria.

Tra Italia e Ucraina

Koza Nostra, Irma Vitovska in una scena
Koza Nostra, Irma Vitovska in una scena del film

Uno degli aspetti che ha giovato maggiormente a questo progetto, però, è la co-produzione tra Italia e Ucraina. Il che vuol dire anche due stili e linguaggi per fare cinema completamente diversi. Come spesso accade, però, l’incontro tra mondi sconosciuti, e potenzialmente opposti, porta a dei risultati inaspettati. Anche in questo caso, però, la verità si trova sempre nel mezzo. Il che vuol dire venirsi incontro e comprendere i punti forti di ognuno per mediarli e utilizzarli a favore del progetto finale. Un incontro che, in questo caso, si è tradotto nell’utilizzo del talento di Irma Vitovskaya, sconosciuta per il cinema nostrano ma una vera star per quello ucraino, a cui è stata cucita addosso un’ironia tutta italica per tempi e riferimenti. Un mix and match a prima vista improbabile ma che, nella praticità del set, dimostra di aprire delle strade interpretative inaspettate. Un esperimento, dunque, perfettamente riuscito, che dimostra che il futuro del cinema e la sua rigenerazione, almeno da un punto di vista narrativo, potrebbero nascere da incontri creativi che vanno oltre i confini conosciuti e fin troppo battuti.

Koza Nostra, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Koza nostra
Regia: Giovanni Dota
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 103’
Genere: Commedia
Cast: Gabriele Cicirello, Giovanni Calcagno, Maurizio Bologna, Vincenzo Pirrotta, Yuliia Sobol, Adriano Pantaleo, Giuditta Vasile, Irma Vitovskaya, Jimi Durotoye, Lorenzo Pompei, Lorenzo Scalzo, Prince Obi
Sceneggiatura: Giovanni Dota, Giulia Magda Martinez, Anastassia Lodkina, Matteo Visconti
Fotografia: Andrea Benjamin Manenti, Carlo Rinaldi
Montaggio: Giorgia Currà
Musiche: Andreas Russo
Produttore: Agostino Saccà
Casa di Produzione: Pepito Produzioni
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 19/05/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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