GOLD

GOLD

Survival thriller dal taglio vagamente distopico, Gold è un efficace saggio di tensione cinematografica, retto prevalentemente sulle sue spalle da un ottimo Zac Efron; la notevole fotografia e la buona regia di Anthony Hayes mettono in secondo piano la natura scontata e un po’ didascalica del soggetto.

Rapacità distopica

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In questo inizio estate, periodo che la distribuzione italiana riserva tradizionalmente a prodotti di genere (con un occhio particolare per il thriller e l’horror) si segnala l’uscita in sala di questo Gold, survival thriller diretto da Anthony Hayes e interpretato da Zac Efron, a fianco dello stesso regista. Un lavoro, quello di Hayes – già affermato attore australiano, sporadicamente passato dietro la macchina da presa – che recupera un filone ben consolidato e tradizionalmente molto attrattivo per gli amanti del cinema ad alta tensione, calandolo nei brulli paesaggi dell’outback australiano. Protagonista della storia è Virgil, interpretato da Efron, un uomo che dall’ovest del paese giunge in una remota postazione del deserto australiano, per lavorare in un luogo noto semplicemente come il Compound. Quando l’auto del collega Nick, che dovrebbe condurlo sul luogo, ha un guasto, i due si imbattono in qualcosa che potrebbe cambiare per sempre le loro vite: un’enorme pepita d’oro che fuoriesce dal terreno, incustodita. Dopo aver tentato invano di estrarre l’oro coi mezzi a loro disposizione, i due convengono che Virgil rimarrà a guardia del giacimento, mentre Nick si recherà nella città più vicina per reperire uno scavatore. Ma la permanenza nel deserto da solo, con poche risorse e la presenza di animali selvaggi tutt’intorno, scatenerà presto nell’uomo il malessere psicofisico e la paranoia.

Tra Steinbeck e Mad Max

Gold (2022), Zac Efron davanti al suo rifugio improvvisato nel film
Gold (2022), Zac Efron davanti al suo rifugio improvvisato nel film di Anthony Hayes

Non brilla particolarmente per originalità, il plot di Gold, che da un lato rende ancor più essenziale il genere (con due personaggi di cui praticamente non ci viene detto nulla, al di là di alcuni segni fisici che stimolano ipotesi – la cicatrice sul volto di Efron e il suo lieve zoppicare), dall’altro cala il tutto in un futuro non molto lontano – come recita la didascalia iniziale – dal taglio chiaramente distopico. Viene adocchiato nel film un qualche sconvolgimento socio-economico, che avrebbe portato violenti scontri nell’ovest del paese, con una massa di disperati a muoversi verso est in cerca di miglior fortuna (seguendo una traiettoria speculare a quella che, quasi un secolo fa, muoveva le migrazioni interne americane seguite alla Grande Depressione).

Ascolta “Gold, il survival thriller che non ti aspetti” su Spreaker.

La stessa sequenza iniziale, col protagonista imbarcato su un treno merci a fianco di una madre con bambino a seguito, rimanda a un immaginario quasi steinbeckiano; immaginario che si fonde con quello distopico à la Mad Max in dettagli come la scarsezza dell’acqua, e nel richiamo a una società che da qualche parte, fuori campo, sta evidentemente collassando su se stessa. In questo senso, la scarsa caratterizzazione del personaggio interpretato da Efron è quasi una precondizione per sottolineare l’aspirazione all’universalità del soggetto; un soggetto che mette in scena una vecchia (ma sempre efficace) parabola sull’avidità e sull’attitudine alla lotta spietata, e irrazionale, per il possesso delle risorse.

L’efficacia dell’estetica

Gold (2022), Zac Efron in una tesa sequenza del film
Gold (2022), Zac Efron in una tesa sequenza del film di Anthony Hayes

Regge su di se quasi per intero il peso di questo Gold, Zac Efron; e lo fa ottimamente, specie considerato lo scarso numero di battute riservate al suo personaggio (in un film per sua natura, in generale, pochissimo dialogato). La prova dell’attore americano – che abbiamo visto neanche due mesi fa in sala nel decisamente meno riuscito Firestarter – è tutta fisicità e capacità di rendere, col volto, i segni di una consunzione psicologica che segue da vicino quella fisica. La regia, piuttosto che sbilanciarsi sul lato onirico/fantastico della storia (presente soprattutto nell’ultima parte) preferisce sottolineare la graduale capitolazione del personaggio rispetto alle condizioni ambientali e al sospetto di essere stato tradito; lo fa alternando i campi lunghi e lunghissimi, a evidenziare la solitudine e l’isolamento del protagonista, ai primi e primissimi piani che colgono sia i segni della paranoia, che quelli progressivi del deterioramento fisico. Una scelta che fa montare la tensione da una “routine” che presto si carica di inquietanti presagi, i cui segni vengono comunque centellinati dalla regia in modo parsimonioso e intelligente. All’efficace resa della tensione, e all’ottima prova del protagonista, si somma poi la notevole fotografia di Ross Giardina, desaturata e quasi metallica di giorno – perfetta nel rendere la durezza della condizione del protagonista – e caricata di toni cupamente anticipatori nelle sequenze notturne.

Una parabola eloquente, ma un po’ risaputa

Gold (2022), Zac Efron e Susie Porter in una scena
Gold (2022), Zac Efron e Susie Porter in una scena del film

I limiti di questo comunque godibile Gold vanno rinvenuti in un plot che di fatto, nella sua natura di didascalica parabola sull’avidità umana, non è in grado di dire molto di nuovo, né di affrontare il tema da un punto di vista realmente personale. Un plot che nel suo svolgimento e nei suoi esiti primari (al netto di un twist su cui pure ci sarebbe da discutere) risulta anche, invero, abbastanza prevedibile. Se da un lato si possono perdonare al film alcune scelte narrative un po’ discutibili, specie vista l’ipotizzata resa di una società priva di una solida struttura (la presenza di una carcassa di aereo precipitato nelle vicinanze del luogo in cui si trova il protagonista, intatta ma priva di corpi al suo interno), resta più difficile accettare la meccanicità di una rivelazione presente nella parte finale, che usa un pretestuoso escamotage per giustificare una delle visioni reiterate del protagonista. Sbavature che comunque non pregiudicano in modo sostanziale l’impatto e l’efficacia del prodotto, valido saggio di tensione cinematografica e prova attoriale di buon livello per il suo protagonista. Si poteva forse osare di più in termini di cattiveria e resa del contesto in cui i protagonisti si muovono, ma ci si può comunque accontentare: e poi, l’eloquente presenza sui titoli di coda di People Ain’t No Good di Nick Cave suggella il film (e il suo senso) come meglio probabilmente non si sarebbe potuto.

Gold (2022), la locandina italiana ufficiale del film
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Scheda

Titolo originale: Gold
Regia: Anthony Hayes
Paese/anno: Australia / 2022
Durata: 97’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Zac Efron, Akuol Ngot, Andreas Sobik, Anthony Hayes, Susie Porter, Thiik Biar
Sceneggiatura: Anthony Hayes, Polly Smyth
Fotografia: Ross Giardina
Montaggio: Sean Lahiff
Musiche: Antony Partos
Produttore: Julie Byrne, Anthony Hayes, John Schwarz, Michael Schwarz
Casa di Produzione: Ingenious Media, Rogue Star Productions, Deeper Water, Pump Metal Films, SunJive Studios
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 30/06/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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