1975: OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA

1975: OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA

Secondo adattamento ufficiale del romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra resta ancor oggi un solido esempio di horror d’azione, che rilegge il suo soggetto alla luce delle inquietudini (ma anche delle residue speranze) dell’America dei primi anni ‘70. Un risultato che va ascritto alla buona regia di Boris Sagal, e a un Charlton Heston che ben interpreta una malinconica e crepuscolare figura di eroe.

La seconda leggenda

Pubblicità

Nel 1971, il romanzo di Richard Matheson I Am Legend (all’epoca noto in Italia come I vampiri) aveva già ricevuto un primo adattamento, nella produzione italo-americana L’ultimo uomo della terra (1964), diretta da Ubaldo Ragona e interpretata nel ruolo principale da Vincent Price. Un film, quello di Ragona, che aveva visto la collaborazione in sceneggiatura dello stesso Matheson, che tuttavia alla fine si disse insoddisfatto del risultato, reputato poco fedele alle atmosfere funeree e apocalittiche della sua storia. Non darà giudizio migliore, lo scrittore americano, su questo 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (in originale The Omega Man), seconda versione filmata del suo romanzo diretta da Boris Sagal, che anzi spinge ancor più in là i punti di divergenza con la vicenda originale. Una divergenza che qui si esprime soprattutto nel motivo – già accennato nel film precedente – della scoperta di un vaccino alla pandemia che ha mutato gli uomini in zombie, nella trasformazione del personaggio principale in una salvifica figura di benefattore (“leggenda”, quindi, ma in senso opposto a quanto inteso nel romanzo) e in un finale che rovescia di senso la disperata allegoria delineata da Matheson, nel segno di una rigenerazione possibile di un mondo che, invece, lo scrittore aveva condannato senza possibilità di appello. Una rilettura che verrà spinta alle estreme conseguenze nel terzo adattamento ufficiale del romanzo, quell’Io sono leggenda (2007) che, mezzo secolo dopo, rese di nuovo popolare la storia di Matheson, grazie all’impostazione da blockbuster portata dalla regia di Francis Lawrence e dall’interpretazione di Will Smith.

Neville contro la Famiglia

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston in una sequenza ad alta tensione
1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston in una sequenza ad alta tensione del film

È qui invece Charlton Heston a dare il volto alla figura del protagonista Robert Neville, scienziato e scopritore di un vaccino sperimentale contro il virus che ha decimato l’umanità, trasformando i superstiti in individui fotofobici, violenti e dallo spettrale aspetto albino. Il contagio è stato provocato, in questa versione, da una guerra batteriologica tra Cina e Russia, diffondendosi poi rapidamente all’intero pianeta; lo stesso Neville aveva sviluppato i primi sintomi del virus, ma era poi riuscito a curarsi iniettandosi l’unica dose disponibile del suo vaccino. Ora, due anni dopo, lo scienziato si aggira in una Los Angeles spettralmente deserta, convinto di essere l’unico superstite della razza umana così come un tempo era conosciuta. Di notte, nelle strade della metropoli emergono i membri della Famiglia, un gruppo di individui contagiati che si sono radunati intorno alla carismatica figura di Matthias (Anthony Zerbe), fanatico propugnatore di un nuovo ordine e desideroso di eliminare Neville, visto come baluardo della vecchia umanità. Caduto nelle mani della setta di Matthias e in procinto di essere giustiziato, Neville viene salvato da due misteriosi individui, Dutch e Lisa, che sembrano non aver sviluppato i sintomi del contagio. Neville scopre così una comunità di sopravvissuti al virus, che guarda con speranza alla sua figura, ausipicando di ricostruire la vecchia umanità.

Utopie contrapposte

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston in un'inquietante sequenza
1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston in un’inquietante sequenza del film

Se il film del 1964 di Ragona – fotografato in un livido bianco e nero, interamente girato in una zona romana dell’Eur mai così spettrale – seguiva nella sostanza lo spirito del romanzo di Richard Matheson, 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra si rivela essere un adattamento più in linea con lo spirito del suo tempo, in cui ancora si rinvengono gli echi della contestazione sessantottina. Non è un caso la presenza, nella riuscita sequenza introduttiva del film, del film Woodstock proiettato dal solitario protagonista in un cinema deserto, con quelle immagini cariche di forza rivoluzionaria e di utopico spirito universalista; uno spirito fortemente contrastante con la cupa utopia post-industriale propugnata dalla setta di Matthias. Se da un lato l’origine militare del contagio riflette, nel film, le ansie per il conflitto in Vietnam (ansie comuni a gran parte del cinema americano dell’epoca) dall’altro la rappresentazione dei “vampiri” immaginati da Matheson – qui più simili a zombie – rispecchia le istanze delle minoranze emarginate, in una sorta di fosco contraltare a quell’ottimismo rivoluzionario che, solo pochi anni prima, aveva informato di sé il movimento hippy. Movimento che aveva appena subito il duro colpo dell’omicidio di Sharon Tate per opera della setta di Charles Manson, sorta di evento spartiacque che avrebbe rappresentato, per la contestazione giovanile, l’inizio della fine. Ma la reinterpretazione della storia di Matheson alla luce di una sensibilità più contemporanea si nota anche nella sotterranea presenza del motivo razziale: se da un lato il film presenta (tre anni dopo il romeriano La notte dei morti viventi) un personaggio di colore positivo – mettendo in scena inoltre uno dei primi baci interrazziali del cinema americano – dall’altro la setta di Matthias assume il bianco dell’albinismo (e degli occhi dei suoi adepti) come principale mezzo di riconoscimento, emblema di un cupo “suprematismo” che è superamento, e insieme degenerazione, delle originarie istanze della comunità afroamericana.

Una rilettura ancora efficace

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston e Rosalind Cash in una scena
1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Charlton Heston e Rosalind Cash in una scena del film

Generalmente poco ricordato nel contesto del cinema sci-fi e post-apocalittico dei primi anni ‘70, messo in ombra da un lato da quel George A. Romero che – col già citato La notte dei morti viventi, ma anche col quasi contemporaneo La città verrà distrutta all’alba – aveva virato più decisamente in salsa horror le suggestioni di Matheson, dall’altro da titoli più popolari afferenti allo stesso filone (a fine decennio arriverà il più celebrato Terrore dallo spazio profondo di Philip Kaufman), 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra si segnala ancor oggi come un robusto esempio di horror d’azione, rilettura e insieme adattamento ai tempi del suo soggetto originario. Il film di Boris Sagal – regista di solido mestiere, che sarebbe prematuramente scomparso dieci anni dopo – ha tra i suoi pregi la buona prova di Charlton Heston, interprete di una figura di eroe americano di derivazione western: un protagonista introdotto come strenuo difensore del suo territorio contro gli “altri” (È la mia casa, vivevo lì”, dice per giustificare la sua permanenza in una Los Angeles ormai conquistata dalla Famiglia), che tuttavia con gli stessi dovrà scendere a patti, arrivando a un sacrificio dalla chiara – e un po’ smaccata – iconografia cristologica. Nello sviluppo del soggetto originale in una diversa direzione – e nella più marcata caratterizzazione di Matthias e dei membri della Famiglia – il film si perde in qualche ingenuità di trama (la trasfusione come cura al virus) e in alcuni passaggi un po’ meccanici (tutti gli eventi che portano al finale). Tuttavia, le peregrinazioni del protagonista in una metropoli diurna deserta – decenni prima che il genere post-apocalittico facesse di queste immagini un cliché – e la riuscita iconografia dei membri della Famiglia (cappuccio e make-up spettrale, ma sufficientemente discreto per non intaccarne la resa “umana”) riescono ancor oggi a colpire uno spettatore abbondantemente assuefatto alle suggestioni del genere; un risultato ottenuto anche al di là del fascino vintage – ovviamente indipendente dalla volontà degli autori – di cui opere del genere sono oggi ammantate.

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, la locandina italiana
Pubblicità

Scheda

Titolo originale: The Omega Man
Regia: Boris Sagal
Paese/anno: Stati Uniti / 1971
Durata: 98’
Genere: Horror, Fantascienza, Azione, Thriller
Cast: Anthony Zerbe, Anna Aries, Brian Tochi, Charlton Heston, DeVeren Bookwalter, Eric Laneuville, Forrest Wood, Jill Giraldi, John Dierkes, Lincoln Kilpatrick, Linda Redfearn, Monika Henreid, Paul Koslo, Rosalind Cash
Sceneggiatura: John William Corrington, Joyce Hooper Corrington
Fotografia: Russell Metty
Montaggio: William H. Ziegler
Musiche: Ron Grainer
Produttore: Walter Seltzer
Casa di Produzione: Walter Seltzer Productions
Distribuzione: Dear International

Trailer

Pubblicità
Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.