FACE/OFF – DUE FACCE DI UN ASSASSINO

FACE/OFF – DUE FACCE DI UN ASSASSINO

Rivisto oggi, un film come Face/Off – Due facce di un assassino si conferma non solo il miglior film americano di John Woo, ma probabilmente anche il risultato migliore che il regista potesse ottenere in terra hollywoodiana. Un risultato inevitabilmente di compromesso, ma nondimeno pieno di vigore e classe registica.

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Nell’arco della carriera americana di John Woo, iniziata nel 1993 con Senza tregua e conclusasi un ventennio dopo col quasi dimenticato Paycheck, Face/Off – Due facce di un assassino, uscito nel 1997, viene generalmente considerato il risultato più riuscito. Il film con protagonisti John Travolta e Nicolas Cage, oltre a godere ancor oggi della considerazione della critica specializzata – che lo ricorda come il conseguimento più personale e compiuto ottenuto da Woo in occidente – è ricordato generalmente come uno dei cult movie d’azione per antonomasia degli anni ‘90, che avvicinavano il decennio al termine e preparavano il terreno per la concezione dell’action (più forsennata e roboante) del decennio successivo. Tutte considerazioni che, a ben guardare, restano secondarie rispetto al fatto che qui, come non era riuscito a fare coi due film precedenti – e come non riuscirà del tutto neanche in seguito – Woo ha potuto coniugare sprazzi (consistenti) del suo stile con le esigenze produttive della macchina hollywoodiana, potendo contare anche su una sceneggiatura particolarmente nelle sue corde. Una sceneggiatura, firmata da Mike Werb e Michael Colleary, che in parte guardava ad alcuni classici del noir americano del passato (i modelli di partenza sono La furia umana e Operazione diabolica) ma che utilizzava un motivo molto presente anche nel cinema di Hong Kong contemporaneo, come quello dello scambio di identità. Motivo che non a caso tornerà anni dopo, in una cornice diversa e più realistica, in un classico moderno come Infernal Affairs.

Sean e Castor

Face/Off, un confronto tra Nicolas Cage e John Travolta nel film
Face/Off, un confronto tra Nicolas Cage e John Travolta nel film di John Woo

Protagonisti della trama di Face/Off (evitiamo di usare, da adesso in poi, il superfluo sottotitolo italiano) sono Sean Archer (John Travolta) e Castor Troy (Nicolas Cage), rispettivamente agente speciale dell’FBI e spietato terrorista. Il primo era scampato per miracolo, anni prima, a un tentativo di assassinio da parte del secondo, in cui tuttavia era rimasto ucciso il figlioletto Michael. Da allora, Archer praticamente vive per arrestare Troy: l’occasione gli si presenta quando il fratello del terrorista, Pollux – che ha messo a punto con lui una letale bomba che dovrebbe radere al suolo la città di Los Angeles – lascia incautamente una traccia sull’acquisto di un jet che dovrebbe farli fuggire dalla città. Il successivo scontro porta all’arresto di Pollux e al ferimento grave di Castor, ridotto in coma: ma i vertici del bureau vengono a sapere che la bomba è ormai innescata, con Pollux che rifiuta di rivelarne l’ubicazione. Allo scopo di far parlare il fratello minore di Troy, Sean accetta così di assumere l’identità di quest’ultimo, sottoponendosi a un rivoluzionario intervento di chirurgia plastica, che gli conferisce le sue sembianze. Tuttavia, dopo che Sean si è infiltrato nel carcere in cui è rinchiuso Pollux, Troy si sveglia dal coma e costringe i chirurghi a fargli assumere a sua volta le sembianze di Archer. Dopo l’uccisione, da parte di Troy, di tutti coloro che erano a conoscenza dell’operazione speciale, Archer si trova così impossibilitato a dimostrare la sua vera identità.

Gioco di specchi, cinematografici e non

Face/Off, Nicolas Cage, Joan Allen e John Travolta in una scena del film
Face/Off, Nicolas Cage, Joan Allen e John Travolta in una scena del film di John Woo

Da una sceneggiatura che recupera il tema del “doppio” caro a tanto cinema noir, declinandolo in chiave fantascientifica, John Woo dirige con Face/Off un thriller d’azione concettualmente molto nelle sue corde, adattando il soggetto a uno sviluppo che occhieggia a più riprese ai suoi classici del passato. Sono tanti, nel film, i rimandi a The Killer, opera fondamentale (e probabilmente spartiacque) nella carriera del regista: dal prologo dai colori desaturati, con un Nicolas Cage con baffi finti e fucile, che occhieggia al personaggio di Chow Yun-Fat nel classico del 1989, alla deliberata sovrapposizione dei ruoli tra poliziotto e criminale, fino a un pre-finale in chiesa che – nella sua iconografia mistica, e nel “marchio di fabbrica” del volo delle colombe – riprende praticamente l’analoga sequenza posta nel finale del precedente film. Tuttavia, mentre The Killer raccontava con toni epifanici e melò l’incontro tra gli opposti, nel nome di un romantico rifiuto dei rispettivi mondi – non più sentiti come propri – Face/Off scambia letteralmente gli opposti di collocazione; e lo fa mantenendo comunque i due terminali l’uno di fronte all’altro, permettendo altresì con lo scambio dei ruoli (sociali, familiari, sentimentali) di problematizzare le rispettive condizioni. Così, se Sean Archer mutato in Castor Troy prende contatto con un’umanità reietta e non sempre colpevole, a volte da lui stesso condannata a diventare tale (prima nella stilizzata location del carcere di massima sicurezza, poi con l’incontro con la fidanzata di Troy e suo figlio), Castor scopre per converso il fascino del potere; quello di un prestigio legato alla “maschera”, a un riconoscimento sociale che si rivela quasi altrettanto inebriante di un’azione criminale. Che a volte può muovere da analoghe motivazioni.

L’amalgama dei toni, l’importanza della recitazione

Face/Off, John Travolta e Dominique Swain in una scena del film
Face/Off, John Travolta e Dominique Swain in una scena del film di John Woo

Ciò che colpisce ancor oggi di Face/Off, a ormai 25 anni dalla sua realizzazione, è l’ottimo equilibrio di toni raggiunto dal film, che muove dai territori di un classico action thriller per attraversare la sci-fi e persino l’horror (lo scambio dei volti e la “rinascita” dei rispettivi personaggi hanno un che di frankensteiniano), mantenendo quel substrato melò che il regista dimostra, ancora una volta, di saper maneggiare così bene. Ma la compiutezza dell’amalgama del film si estende anche – durante la sua lunga fase centrale – alla descrizione delle vite dei due protagonisti una volta scambiatisi i ruoli: se quella di Archer, in carcere e poi da evaso, ha il mood e i colori plumbei di un noir che, a posteriori, definiremmo quasi nolaniano (anche nell’analoga attenzione ai temi dell’identità e della memoria) quello del Troy divenuto difensore della legge si tinge persino di toni da commedia; toni favoriti, nella fattispecie, dalla versatilità di un John Travolta capace di adattare al meglio al “nuovo” personaggio il suo stile di recitazione. Ed è proprio l’abilità di entrambi i protagonisti, con la loro notevole capacità di replicare l’espressività facciale, i toni di voce e le movenze fisiche della controparte, a dare al film un importante valore aggiunto, sostanziandone l’epica e riconducendola alla dimensione umana e concreta. Il regista, in questo senso, riesce a utilizzare in modo intelligente la tendenza di entrambi gli attori a gigioneggiare (che, specie nel caso di Cage, ha portato a volte a risultati grotteschi, laddove non controllata) rendendola sempre funzionale alla trama.

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Oltre l’arcobaleno, il cinema

Face/Off, Nicolas Cage e Joan Allen in una scena del film
Face/Off, Nicolas Cage e Joan Allen in una scena del film di John Woo

C’è ovviamente anche l’efficacia della componente action, in Face/Off, in cui Woo si permette a più riprese di riproporre i suoi pirotecnici scontri a fuoco, pur costretto a limitare in parte (memore dei problemi avuti col precedente Senza tregua) i quantitativi di violenza. Tra le tante sequenze d’azione che costellano il film – da quella iniziale, col primo confronto tra i due protagonisti in aeroporto, a quella, più convenzionale ma comunque efficace, dell’inseguimento coi motoscafi – citeremmo in particolare la scena, rimasta celebre e ancor oggi di forte impatto, ambientata nella residenza del trafficante d’armi; una sequenza in cui le note di Somewhere Over the Rainbow, trasmesse dalle cuffie messe sulle orecchie del figlio di Castor Troy, arrivano a commentare – e a depotenziare nella loro drammaticità – le immagini di morte che si dipanano, furiose, sullo schermo. Un momento in cui il regista, come già fece in Hard Boiled, giustappone l’elemento infantile – qui incarnato dal figlio di Troy, “protetto” in uno dei suoi sensi (qui l’udito) – alla danza di morte circostante, baluardo di un’innocenza che resiste alla follia, capace di trasfigurare quest’ultima in forma poetica.

Privo comunque (ed era inevitabile) del portato spudoratamente melò di The Killer e della saga di A Better Tomorrow (e in questo più vicino, forse, al già citato Hard Boiled) Face/Off può essere visto a posteriori non solo come il miglior film americano di John Woo, ma probabilmente anche come il miglior risultato che fosse ottenibile dal regista – così cinefilo, ma anche così legato al ventennio ‘80-’90 di Hong Kong – in terra hollywoodiana. In questo senso, si può senz’altro perdonare al film qualche passaggio affrettato (la fuga di Archer dal carcere, il ricongiungimento di Troy con suo fratello) e una conclusione che fa qualche concessione a un melò di marca più convenzionale. La sceneggiatura del film, specie se paragonata a molti blockbuster odierni, brilla anzi per compattezza e per assenza, sostanziale, di lungaggini. E, di fronte alla visione di un film come quello di Woo, è inevitabile provare oggi anche un filo di (autentica) nostalgia.

Face/Off, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Face/Off
Regia: John Woo
Paese/anno: Stati Uniti / 1997
Durata: 138’
Genere: Fantascienza, Azione, Thriller
Cast: Chris Bauer, Gina Gershon, John Carroll Lynch, Nicolas Cage, Robert Wisdom, Thomas Jane, Colm Feore, CCH Pounder, David McCurley, Dominique Swain, Harve Presnell, James Denton, Joan Allen, John Travolta, Margaret Cho, Matt Ross, Myles Jeffrey, Nick Cassavetes, Tommy Flanagan
Sceneggiatura: Michael Colleary, Mike Werb
Fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Steven Kemper, Christian Wagner
Musiche: John Powell
Produttore: David Permut, Jeff Levine, Barrie M. Osborne, Mike Werb, Terence Chang, Michael Colleary, Christopher Godsick
Casa di Produzione: Paramount Pictures, Permut Presentations, Touchstone Pictures, Douglas/Reuther Productions, WCG Entertainment Productions
Distribuzione: Buena Vista International

Data di uscita: 10/10/1997

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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