HOUSE OF THE DRAGON

HOUSE OF THE DRAGON

House of the Dragon, prequel della serie fantasy dal 22 agosto su Sky, è il risultato di un lungo lavoro di analisi su tutto quello che non ha funzionato nelle ultime stagioni dello show principale, con relativi aggiustamenti di rotta: il risultato è un compito fatto bene.

House of the Dragon è Il Trono di Spade con le dovute correzioni

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Esistono film e serie nati da un’ispirazione, da un sogno artistico, dal bisogno di raccontare una storia, addirittura da un’esigenza morale, ed esistono film e serie concepiti per fare soldi. Non è un peccato mortale, volersi arricchire con l’arte, specialmente se il risultato è soddisfacente come nel caso di House of the Dragon. La serie in dieci episodi reperibile su Sky e Now dal 22 agosto (per chi guarda ancora solo gli show doppiati l’attesa è più lunga, dovranno aspettare una settimana in più) è al contempo un prequel e uno spinoff di Il Trono di Spade. La serie fantasy prodotta dall’americana HBO è uno dei più palesi casi di successi imprevisti del piccolo schermo, come lo sono stati quasi tutti i fenomeni del piccolo schermo dell’ultimo decennio, basti pensare al caso emblematico di Squid Game, lanciato su Netflix senza un minimo di campagna pubblicitaria e diventato lo show più visto della piattaforma.

Una storia fantasy

House of the Dragon, Steve Toussaint e Eve Best in una scena
House of the Dragon, Steve Toussaint e Eve Best in una scena della serie

Il fenomenale successo di Il Trono di Spade si è tradotto in un tonfo clamoroso, e il finale dell’ultima stagione ha soddisfatto pochi. House of the Dragon si sviluppa con queste premesse: bissare il successo della serie madre riprendendosi la fetta di pubblico alienata dall’epilogo dello show originale. La prima parte di House of the Dragon è il risultato, diciamo la reazione, di una serie di riflessioni – e conseguenti reazioni – dettate dall’esperienza precedente di Il Trono di Spade. La storia è ambientata quasi duecento anni prima gli eventi dello show principale, quanto la nobile famiglia dei Targaryen manteneva solidamente il trono grazie al potere dei draghi. Il re Viserys è succeduto al nonno solo perché maschio, nonostante la corona sarebbe dovuta andare, per successione, alla parente Rhaenys, più grande. La scelta non ha risolto l’annosa questione della suddetta successione, perché il nuovo re non ha figli maschi ma solo Rhaenyra, teenager saggia e indomita ma inequivocabilmente femmina. È l’inizio di una faida che si inasprirà nella seconda parte dello show: la prima si concentra sugli sforzi di Viserys di persuadere il popolo e il consiglio dei nobili che un’erede donna è meglio del fratello, troppo bramoso di sangue e guerra. Mentre cerca di tenere Daemon lontano dalle sue ambizioni reali intrattenendolo con guerre e genocidi, il re si sforza di produrre un erede maschio, nonostante ufficialmente a salire sul trono di ferro dopo di lui sarà la figlia.

Cosa fare e cosa non fare

House of the Dragon, Milly Alcock ed Emily Carey in una scena
House of the Dragon, Milly Alcock ed Emily Carey in una scena della serie

Come accennato House of the Dragon è il tentativo di HBO di bissare il clamoroso successo di Il Trono di Spade aggiustando il tiro su tutti quegli elementi che ne avevano determinato la disfatta assieme a numerose critiche. A partire dalla centralità dei personaggi femminili, bistrattati e relegati a ruoli passivi e prevaricati nelle prime stagioni della serie madre: qui le donne hanno ruoli preponderanti, sebbene vittime di inqualificabili pregiudizi e imbarazzante misoginia. Ognuna lotta per il potere a modo suo: chi contraendo matrimoni con figure di potere, chi generando preziosi eredi di sesso maschile, chi dimostrando di essere più forte, impavida e intelligente delle controparti provviste di pene. House of the Dragon frena anche sulla rappresentazione del sesso: dopo anni di incessanti stupri e abusi, prende la piega di Spartacus indugiando nella rappresentazioni di orge dove tutti sono consenzienti. L’espediente efficace di stuzzicare la malizia del pubblico permane, ma senza alimentarne la perversione. Altro discorso vale per la violenza: gli autori di film e serie, specialmente americani, sanno che mettere in scena scene splatter, lotte cruente, violenze inaudite è più accettabile che mostrare persone che fanno sesso, e non lesinano su questo aspetto. Ad House of the Dragon mancano personaggi carismatici come il Tyrion di Peter Dinklage ma il fascino latitante dei personaggi (non è proprio così, ci torniamo dopo) è innegabile invece nella messa in scena. Da togliere il fiato, con scenografie che ritraggono panorami immensi e brumosi, House of the Dragon è uno spettacolo per gli occhi di quelli che pretenderebbero la visione su grande schermo. Il discorso era già stato sollevato per gli episodi di Il Signore degli Anelli più spettacolari: la fruizione dello show perde molto in mancanza di mezzi adeguati alla visione (non guardatelo sullo schermo del computer).

La danza dei draghi

House of the Dragon, un gigantesco drago in una scena
House of the Dragon, un gigantesco drago in una scena della serie

Da Il Trono di Spade i produttori dello spinoff hanno anche imparato che gli spettatori vanno pazzi per i draghi, e le puntate sono disseminate di incontri ravvicinati con questi maestosi rettili volanti che fanno imprinting sui loro padroni Targaryen come anatroccoli. Forti delle esperienze con la CGI dei predecessori, i draghi posseduti da Rhaenyra e dagli altri Targaryen sono protagonisti di spettacolari sequenze di volo e spesso e volentieri sono l’ago della bilancia nelle battaglie tra i Sette regni e i popoli ribelli. House of the Dragon ha tanta carne al fuoco: parla di politica e di guerra, di alleanze e tradimenti, di famiglia e amanti. La partenza non è entusiasmante, e quell’episodio pilota che culmina con il parto è francamente terrificante per buona metà del pubblico (quella che può partorire), ma nel complesso la narrazione si dimostra fluida e ben più calibrata di quella precedente. In più, alcuni personaggi sono obiettivamente ben rappresentati. Paddy Considine (Viserys) e Matt Smith (Daemon) regalano ottime prove attoriali e quest’ultimo, almeno all’inizio, è un personaggio focoso, anarchico e irruente di considerevole fascino. Ci torneremo, anche per tirare le somme, alla fine della stagione.

House of the Dragon, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: House of the Dragon
Creata da: George R.R. Martin, Ryan J. Condal
Regia: Clare Kilner, Greg Yaitanes, Miguel Sapochnik
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Fantasy, Avventura, Azione
Cast: Bill Paterson, Matthew Needham, Jefferson Hall, Milly Alcock, Eve Best, Steve Toussaint, Gavin Spokes, Emily Carey, Fabien Frankel, Matt Smith, Olivia Cooke, Paddy Considine, Rhys Ifans, Ryan Corr, Sonoya Mizuno, Emma D'Arcy, David Horovitch
Sceneggiatura: Gabe Fonseca, Ira Parker, Ryan J. Condal, Charmaine De Grate
Fotografia: Fabian Wagner
Montaggio: Tim Porter
Musiche: Ramin Djawadi
Produttore: George R.R. Martin, Megan Ott, Alexis Raben, Karen Wacker, Hannah Godwin
Casa di Produzione: 1:26 Pictures, Home Box Office (HBO)
Distribuzione: Sky / NOW

Data di uscita: 29/08/2022

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Lorenza Negri
Giornalista pubblicista, persona per niente seria. Fissata con gli anni ’80, la fantascienza e l’horror, i film di arti marziali e le serie coreane, i cartoni animati e i manga. E altre cose, ma non ne scrivo.

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