AVVOCATA WOO

AVVOCATA WOO

La serie coreana parla di ingiustizie sociali attraverso scelte formali singolari, ma valide e di sicuro effetto.

La realtà di una società intollerante attraverso un filtro pastello

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Woo Young-woo è una giovane avvocatessa da poco assunta presso un prestigioso studio legale di Seoul. Laureata con il massimo dei voti, ha faticato a trovare un impiego perché autistica: ha un quoziente intellettivo molto elevato, un’infallibile memoria fotografica e un talento per la professione iscritto nel proprio DNA, ma ha difficoltà nella comprensione delle emozioni altrui e fatica ad adeguarsi alle norme sociali. Il suo gran capo è una donna potente, che l’ha assunta per motivi politici, in particolare la rivalità con la boss dell’altro studio più importante della capitale, legata segretamente a Young-woo. Quest’ultima, inizialmente mal vista dai colleghi, dimostra che i suoi limiti sociali non le impediscono comunque di avere una carriera brillante. Spesso si trova coinvolta in casi che riguardano minoranze soggette a forti discriminazioni nella società coreana: disabili fisici e psicologici, donne lavoratrici, esuli, vittime dei ricchi e potenti. La particolarità di Young-woo è che spesso, come rappresentante legale che solo i più abbienti – ereditieri, ceo di grandi aziende – possono concedersi è costretta a difendere i “cattivi” eppure riesce molte volte, esponendosi il meno possibile e ricorrendo a vari espedienti, a ottenere giustizia.

La recensione di Avvocata Woo
Una scena di Avvocata Woo

L’apparenza inganna

I k-drama e i film coreani non sono nuovi a sorprendenti successi: non solo Parasite e Squid Game, ma anche lo zombie movie #Alive, che tempo fa è diventato il film non in lingua inglese più visto di Netflix. Questa volta tocca a Extraordinary Attorney Woo, o Avvocata Woo, che per tutta l’estate (non solo, resiste anche in questi giorni settembrini) ha militato nella classifica delle serie di Netflix più viste in molti Paesi, Italia compresa. Gli autori del remake americano della coreana Good Doctor hanno subito colto la palla al balzo per annunciare uno spinoff della serie incentrata sul chirurgo con sindrome di Asperger con al centro un’avvocatessa autistica, che caso.

È un prodotto strano, Avvocata Woo: a prima vista è l’ennesimo k-drama di genere office romance, ovvero le rom-com ambientate sul posto di lavoro, un po’ soap e un po’ dramedy. Il paralegale Lee Junho, bellissimo, prestante, altruista e buono come il pane, è il classico eroe maschile che esiste solo nella fantasia delle autrici di romanzi rosa e fanfiction zuccherose. I suoi colleghi incarnano i classici stereotipi: l’invidioso, l’ambiziosa, il calcolatore, il mentore e così via. Eppure, Avvocata Woo è un animale diverso: sotto la patina di candida serie dei buoni sentimenti offre una critica tagliente di un sistema sociale arcaico e incrostato di classismo. La prova l’avevamo avuta con Our Blues, dove avevamo visto come una delle protagoniste mantenesse nascosto il fatto di avere una gemella con la sindrome di Down.

Le decostruzione di un modello

Da un paese che ancora non ammette apertamente l’esistenza della comunità LGBT, è lecito aspettarsi un atteggiamento razzista radicato contro chiunque non incarni il modello ideale. Quel modello ideale, nei k-drama è il chaebol, ovvero il figlio bello, colto, intelligente e privilegiato del dirigente di una grande azienda. Le serie incentrate su questa figura spopolano e il genio di Avvocata Woo sta nel ribaltare questa premessa: Yong-woo è la figlia bella, colta e intelligente di una donna potente e stimata, ma va nascosta, rinnegata, perché ha una disabilità. Nel corso di vari episodi si torna spesso a ribadire l’argomento cambiando lievemente prospettiva: tra i casi dell’avvocatessa, c’è il figlio ventenne con disabilità intellettiva di una coppia in vista, e la figlia trentenne di una signora ricchissima con l’età mentale di una tredicenne la cui madre non ammette possa avere una vita sessuale. Avvocata Woo è una serie sulle ingiustizie sociali, le stesse che vive quotidianamente la protagonista, sebbene avvantaggiata rispetto ai casi citati perché cresciuta in un ambiente familiare adeguato e con una disabilità esigua. L’immagine stessa di Young-woo è volutamente teneramente bizzarra, studiata per intenerire piuttosto che irritare.

La recensione di Avvocata Woo
Una tenera immagine di Park Eun-bin

Serie per formare la società

Sono numerosi i k-drama che negli ultimi anni hanno cercato – e sono riusciti – a influenzare l’opinione pubblica della Corea del Sud su gruppi attualmente stigmatizzati: It’s Okay That’s Love nei confronti della malattia mentale, Personal Taste verso l’omosessualità, It’s Ok to Not Be Okay circa la disabilità intellettiva, la citata Our Blues a proposito della sindrome di Down. Avvocata Woo, sceglie un approccio diverso da tutti questi: il realismo di tali serie viene camuffato da alcune scelte formali che trasformano lo show quasi in un fumetto per bambini: le visioni degli animali preferiti di Woo – i cetacei – che si animano per alleviare il grigiore della città, i ritratti pastellosi dei titoli di coda, teneri e romantici. Come dicevamo, è un prodotto strano, Avvocata Woo, ma c’è molto da scoprire.

Avvocata Woo, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Weird Lawyer Woo Young Woo
Regia: Yu In-sik
Paese/anno: Corea del Sud / 2022
Genere: Drammatico
Cast: Lee Doo-Seok, Jung Wook-jin, Im Sung-jae, Lee Gi-yeong, Joo Hyun Young, Choi Hyun-Jin, Baek Ji-won, Song Ho-soo, Kim Joo-Heon, Joo Jong-Hyuk, Jeong Gyu-Su, Lee Yun-ji, Ha Yoon-kyeong, Choi Dae-hoon, Kang Tae-oh, Anzu Lawson, Park Eun-bin, Jeon Bae-soo, Jin Kyung, Kang Ki-Young
Sceneggiatura: Moon Ji-Won
Casa di Produzione: KT Studio Genie, Nangman Crew, AStory
Distribuzione: Netflix

Trailer

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Lorenza Negri
Giornalista pubblicista, persona per niente seria. Fissata con gli anni ’80, la fantascienza e l’horror, i film di arti marziali e le serie coreane, i cartoni animati e i manga. E altre cose, ma non ne scrivo.

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