MAIGRET

MAIGRET

Offrendo l’ennesimo adattamento delle storie del celebre commissario creato da Georges Simenon, Patrice Leconte racconta una vicenda dolente e vagamente autunnale, con un appesantito e stanco Maigret. Una rilettura del personaggio a cui Gérard Depardieu dà volto con convincente intensità, in un film che è più dramma psicologico che giallo.

Il commissario d'autunno

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Oltre trent’anni dopo il suo precedente adattamento di un romanzo di Georges Simenon, il cult movie del 1989 L’insolito caso di Mr. Hire, Patrice Leconte prende di petto il personaggio più famoso creato dallo scrittore belga, già oggetto, nel corso degli anni, di un’infinità di adattamenti cinematografici e televisivi. Questo nuovo Maigret, che vede protagonista un insolito Gérard Depardieu nel ruolo del celebre commissario, si va quindi ad accodare a una lunga lista di storie, volti e attori noti – alcuni dei quali hanno dato vita a veri e propri classici – ingenerando inoltre, inevitabilmente, il confronto con le precedenti, più amate incarnazioni del personaggio (quelle di Jean Gabin e dell’italiano Gino Cervi su tutte). Sembra quasi fuori tempo massimo, nel 2022, un nuovo Maigret; un’impressione che si rafforza in un periodo in cui il revival del passato si va a concentrare su simboli e anni più pop o, come nel caso delle nuove versioni dei romanzi di Agatha Christie, più facilmente adattabili al gusto moderno. Stupisce anche, visto l’indubbio phisique du role di Depardieu e la sua attitudine malinconica – in qualche modo affine a quella del noto commissario – che solo adesso lui e Leconte siano approdati al personaggio. Una circostanza che ha portato il regista francese a fare di necessità virtù, proponendo una variante più autunnale del commissario, in una storia che prende solo l’idea di partenza (poi sviluppata in un’altra direzione) dal romanzo del 1954 Maigret e la giovane morta.

La ragazza senza nome

Maigret, Gérard Depardieu e Bertrand Poncet sul luogo del delitto nel film
Maigret, Gérard Depardieu e Bertrand Poncet sul luogo del delitto nel film di Patrice Leconte

Protagonista del film è un Maigret ultrasettantenne, con problemi di stanchezza cronica e costretto dal suo medico ad abbandonare il vizio della proverbiale pipa, che si trova a indagare sull’omicidio di una ragazza apparentemente priva di identità. La giovane, di circa vent’anni, viene ritrovata nella Place Vintimille di Parigi, uccisa a quanto pare con cinque coltellate; al momento della morte indossava un abito da sera, che sembra stonare con le scarpe consunte e gli orecchini di scarso valore.

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Un testimone aveva visto la ragazza entrare in una festa privata indetta da una coppia dell’alta società parigina, ma sul luogo del party nessuno sembra ricordarsela. Il commissario decide così di andare a fondo, determinato innanzitutto a dare un nome a quella vittima di cui nessuno sembra voler ammettere l’esistenza; riesce così a individuare l’appartamento in cui viveva, da cui risale alla sua ex compagna di stanza. Il puzzle, gradualmente, prende forma, insieme alla vita della giovane e a quella delle persone che l’hanno vista nei suoi ultimi momenti. Un puzzle che finisce per scalfire la corazza del poliziotto, mandando in crisi la sua usuale distanza emotiva dai casi trattati.

Misteriose affinità

Maigret, Jade Labeste in una sequenza del film
Maigret, Jade Labeste in una sequenza del film di Patrice Leconte

La lettura che Leconte offre del personaggio di Maigret ha una vaga rassomiglianza con lo Sherlock Holmes presente in Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto, film in cui un anziano investigatore era interpretato da un intenso Ian McKellen. Nonostante il detective inglese reimmaginato nel film di Bill Condon fosse più avanti con gli anni rispetto a questo Maigret, il clima autunnale e malinconico delle due opere è in qualche modo affine, così come (soprattutto) la sovrapposizione tra il dipanarsi degli eventi e i fantasmi personali dei due protagonisti. Depardieu veste qui alla perfezione i panni di un vecchio poliziotto disilluso, stanco delle violenze cui è quotidianamente costretto ad assistere, ma soprattutto della necessaria “disumanizzazione” di vittime e carnefici che naturalmente porta con sé un’indagine accurata; il volto della giovane vittima tocca Maigret in modo inaspettato, riaccendendo un ricordo lontano e una ferita mai sanata. L’indagine del commissario si dipana parallelamente alla sua entrata in contatto – apparentemente decontestualizzata – con una giovane ladra, in qualche misterioso modo affine alla vittima. Una presenza a cui il poliziotto decide di offrire aiuto, e che finirà lei stessa per aiutarlo nello smascheramento dei responsabili della morte della ragazza: quella inizialmente senza identità, che col dipanarsi della storia riacquista un nome, una biografia e una (pur tragica) collocazione nell’ambiente che ha visto la sua fine.

Un personaggio (in)quieto

Maigret, Gérard Depardieu in una sequenza del film
Maigret, Gérard Depardieu in una sequenza del film di Patrice Leconte

Segnato dalla recitazione di un Gérard Depardieu intenso seppur all’insegna dell’understatement, da uno stile classico improntato a una quiete dolente, con una fotografia metallica che rende efficacemente la pur presente durezza della vicenda, questo nuovo Maigret è più un dramma psicologico che un vero e proprio giallo. La risoluzione del mistero viene infatti instradata fin da subito in una precisa direzione, che viene poi seguita fino alla fine senza sostanziali scossoni o deviazioni. Più che il meccanismo – molto embrionale – del whodunit, ciò che sembra interessare alla sceneggiatura è l’esplorazione della psicologia del protagonista, le radici dell’aura malinconica che lo circonda (apprezzabilmente suggerite più che enunciate) e il rapporto che instaura con tutti gli altri personaggi: un rapporto che assume una calda colorazione paterna nei confronti della sua giovane, improvvisata aiutante, e cela un evidente tentativo di empatia – nell’ottica di una ricostruzione più corretta della vicenda – verso la giovane amica della vittima, e la disfunzionale famiglia borghese del suo amante. In ciò, questo Maigret rispetta sicuramente lo spirito del personaggio di Simenon e il carattere popolare delle sue storie, pur proponendone un’evoluzione in senso autunnale e riflessivo; ciò che convince meno è l’intreccio giallo propriamente detto, che – almeno per come la vicenda è stata introdotta e presentata – si sarebbe preferito meno accennato e involuto. Un limite di concept più che di realizzazione, che comunque non toglie la sostanza drammatica – e la strana, quieta malia – che emana da questa ennesima rilettura del celebre personaggio.

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Scheda

Titolo originale: Maigret
Regia: Patrice Leconte
Paese/anno: Francia, Belgio / 2022
Durata: 89’
Genere: Drammatico, Poliziesco, Giallo
Cast: Clara Antoons, Elizabeth Bourgine, Aurore Clément, Alain Gueneau, Mélanie Bernier, Jean-Paul Comart, Jade Labeste, Loudia Gentil, Philippe du Janerand, Pierre Moure, André Wilms, Bertrand Poncet, Gérard Depardieu, Hervé Pierre, Manon Kneusé, Anne Loiret
Sceneggiatura: Jérôme Tonnerre, Patrice Leconte
Fotografia: Yves Angelo
Musiche: Bruno Coulais
Produttore: John Simenon, Philippe Carcassonne, Jean-Louis Livi, Thierry Desmichelle, Rémi Jimenez, Caroline Mougey
Casa di Produzione: Ciné+, SND Groupe M6, F Comme Film, Ciné@, Scope Pictures
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 15/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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