BEAST

BEAST

Survival movie sanguigno ed essenziale, Beast è un gradevole divertissment, attraverso cui il regista Baltasar Kormákur conferma la sua passione per la natura che si ribella e per il suo confronto con l’uomo.

Il padre e la bestia

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Fedele alla fascinazione che ha manifestato a più riprese, nel corso della sua carriera, per il survival movie (filone che lo portò anche ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia 2015 col suo Everest) Baltasar Kormákur si immerge con questo Beast nelle calde latitudini del Sud Africa, asciugando ulteriormente il genere – già rivisitato a più riprese, e in modi diversi, nei film precedenti – di gran parte delle sue sovrastrutture. Un lavoro, questo nuovo di Kormákur, con cui il regista islandese accantona in gran parte le tematiche romantiche del precedente Resta con me, tornando a una concezione più viscerale ed essenziale del genere; una concezione che vede al centro l’antico confronto dell’uomo con la bestia, fulcro tematico che da Lo squalo in poi ha informato molto del cinema thriller hollywoodiano (e non solo) degli ultimi decenni. In questo nuovo film di Kormákur, produzione statunitense a medio budget con Idris Elba protagonista, fa capolino sulla carta anche la tematica ecologica, col “paradiso” incontaminato della savana violentato dal bracconaggio, responsabile di una ribellione della natura che diventa cieco desiderio di vendetta; una tematica che resta tuttavia embrionale – anche per come il film evita di approfondire le origini dell’ostilità della bestia – per quello che resta principalmente un divertissment thriller che vede un gruppo di personaggi braccati da un ostile predatore.

Braccati

Beast, Idris Elba, Iyana Halley, Leah Jeffries e Sharlto Copley in una scena del film
Beast, Idris Elba, Iyana Halley, Leah Jeffries e Sharlto Copley in una scena del film di Baltasar Kormákur

Il plot, ambientato in una remota riserva naturale del Sud Africa, vede protagonista il personaggio del dottor Nate Daniels, da poco divenuto vedovo, che fa ritorno dopo lungo tempo con le due figlie Meredith e Norah nella zona in cui conobbe sua moglie. Nella riserva l’uomo incontra un suo vecchio amico, Martin Battles, biologo e responsabile della struttura, nonché vecchio compagno di scuola di sua moglie, che proprio lui presentò a Nate. Il viaggio è stato intrapreso dall’uomo per riconciliarsi con le due ragazze, che lo accusano di essersi mostrato distratto e poco vicino alla compagna nel periodo della sua malattia; tuttavia, dopo un inizio all’insegna della rilassatezza, la vacanza si trasforma rapidamente in un incubo.

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Durante un’escursione il gruppo scopre infatti che gli abitanti di una vicina comunità Tsonga sono stati massacrati da quella che sembra una grossa bestia; fuggendo verso la riserva, Nate, Martin e le due ragazze si imbattono in un abitante del villaggio ferito, che rivela loro che il responsabile del massacro è un leone inferocito, forse sfuggito a un raid dei bracconieri. Con l’auto bloccata e la notte che si approssima, Nate, Meredith, Norah e Martin dovranno lottare per sopravvivere, con pochi viveri e contro un nemico che si muove a occhi chiusi sul suo territorio.

Duello nella giungla

Beast, Iyana Halley e Idris Elba in una sequenza del film
Beast, Iyana Halley e Idris Elba in una sequenza del film di Baltasar Kormákur

Il prologo notturno, che mostra il raid dei cacciatori di frodo, la fuga della bestia e la sua prima sanguinosa azione, toglie qualsiasi dubbio sull’identità del “mostro” di questo Beast, mettendo, come si suol dire, le mani avanti su ciò che il film metterà in scena. Il confronto tra uomo e bestia, con lo scambio frequente dei ruoli tra predatore e preda, è stato in fondo al centro, nell’ultimo anno, di più di un film; un tema declinato, di volta in volta, nei termini della sci-fi filosofica e metaforica di Nope di Jordan Peele, o di quella avventurosa e “femminista” di Prey, apprezzato sequel targato Disney della saga di Predator. Componenti, queste ultime, di cui il film di Baltasar Kormákur fa comunque tabula rasa, riportando il genere alla sua fisicità originaria, e facendo in modo che il setting – insieme affascinate e minaccioso – non sia che un elemento funzionale al confronto che verrà portato sullo schermo. Un confronto che vede da un lato un predatore ferito e reso folle dal desiderio di vendetta – isolato anche nella stessa “comunità” dei suoi simili – e dall’altro un uomo che cerca di ricostruire la sua famiglia, puntando inoltre a superare il suo stesso senso di colpa. Psicologie basilari e (volutamente) poco approfondite, definite quel tanto che basta a porre sulla scacchiera i personaggi, e a renderli funzionali al gioco di suspence voluto dal regista.

Un gustoso e gratuito gioco

Beast, Idris Elba in un momento del film
Beast, Idris Elba in un momento del film di Baltasar Kormákur

Un “gioco”, quello del film di Kormákur, che comunque dal punto di vista puramente spettacolare funziona piuttosto bene. Contratto nella durata (93 minuti: il minutaggio ideale per il genere), privo di cedimenti nel ritmo, Beast è un piacevole b-movie con due interpreti principali di serie a (a Idris Elba si affianca Sharlto Copley nel ruolo del suo amico); un film che rinuncia a qualsiasi tentazione malickiana nella resa del paesaggio naturale, facendo di quest’ultimo un teatro funzionale – e accattivante – del confronto che viene messo in scena, piuttosto che un elemento capace di interagire con esso. La gratuità e insieme essenzialità della narrazione del film di Kormákur fa il suo dovere soprattutto grazie a un’avvolgente regia (ricca di piani sequenza, a celare spesso la presenza del predatore ai margini dell’inquadratura) e a un Idris Elba che riesce a vestire con efficacia i panni dell’eroe/protettore del nucleo familiare. A dispetto delle superflue parentesi oniriche (a illustrare i sogni/ricordi che mostrano la moglie del protagonista) e di un’ultima parte in cui si fatica forse più del dovuto a sospendere l’incredulità, Beast si assapora come un film di genere d’altri tempi, che da subito mette in tavola le sue carte e resta poi coerente con le sue premesse. Un risultato di cui, pur nel suo carattere effimero, non si può disconoscere l’efficacia, oltre che la buona tenuta spettacolare.

Beast, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: Beast
Regia: Baltasar Kormákur
Paese/anno: Islanda, Stati Uniti / 2022
Durata: 93’
Genere: Horror, Drammatico, Avventura, Thriller
Cast: Ronald Mkwanazi, Thapelo Sebogodi, Tafara Nyatsanza, Martin Munro, Iyana Halley, Liyabuya Gongo, Leah Jeffries, Kazi Khuboni, Chris Gxalaba, Thabo Rametsi, Mduduzi Mavimbela, Naledi Mogadime, Chris Langa, Idris Elba, Sharlto Copley
Sceneggiatura: Ryan Engle
Fotografia: Philippe Rousselot, Baltasar Breki Samper
Montaggio: Jay Rabinowitz
Musiche: Steven Price
Produttore: Baltasar Kormákur, Shayla Cowan, James Lopez, Will Packer
Casa di Produzione: RVK Studios, Will Packer Productions, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 22/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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