OMICIDIO NEL WEST END

OMICIDIO NEL WEST END

Omaggiando e parodiando insieme il giallo à la Agatha Christie, il regista Tom George confeziona con Omicidio nel West End una commedia mistery che vuole da un lato fare un bozzetto dello show business londinese, dall’altro riflettere sugli stessi meccanismi del genere. Ma il “gioco” metacinematografico, pur gradevole, resta evanescente e fine a se stesso.

Commedia con delitto

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C’è stato indubbiamente, negli ultimi anni, un forte ritorno di interesse per i lavori di Agatha Christie, tra grande e piccolo schermo, e più in generale per tutto quel filone del giallo, basato sul meccanismo del whodunit, le cui atmosfere si rifanno più o meno esplicitamente alle storie della scrittrice. Un ritorno di popolarità che ha avuto una forte spinta, ancor più che dagli adattamenti per opera di Kenneth Branagh di Assassinio sull’Orient Express e Assassinio sul Nilo, dal gustoso gioco citazionista/parodistico del recente Cena con delitto – Knives Out di Ryan Coogler. Ora, mentre si aspetta il primo dei due sequel previsti per il film di Coogler (in arrivo a dicembre su Netflix) è il regista britannico Tom George – qui al suo esordio nel lungometraggio – a proseguire coscientemente su quella stessa strada. Questo Omicidio nel West End non solo si rifà smaccatamente, nel plot, allo schema giallo delle storie della Christie, non solo ne cita la prevalente ambientazione (la borghesia britannica degli anni ‘50) ma inserisce anche nella trama il riferimento diretto alle opere della scrittrice: il plot, infatti, è incentrato proprio sulla messa in scena di un noto lavoro teatrale di Christie, Trappola per topi, e a un delitto legato al suo previsto adattamento cinematografico.

Messa in scena di un omicidio

Omicidio nel West End, Adrien Brody e David Oyelowo in una scena
Omicidio nel West End, Adrien Brody e David Oyelowo in una scena del film

La trama del film, ambientata nella Londra dei fifties, muove dai festeggiamenti per la centesima replica di Trappola per topi, e dai preparativi per il film di prossima realizzazione. Durante il party organizzato dopo la rappresentazione, il regista americano ingaggiato per dirigere il film, Leo Kopernick (Adrien Brody), viene ritrovato cadavere, “esposto” sul palco al centro della scena. Per indagare sul delitto la polizia ingaggia l’ispettore Stoppard (Sam Rockwell), un poliziotto disilluso e con problemi di alcolismo; al suo fianco ci sarà la giovane agente Stalker (Saoirse Ronan), una recluta volenterosa ma inesperta.

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L’improbabile coppia inizierà a passare al vaglio tutti i possibili sospetti: dal produttore John Woolf, che aveva interesse a creare uno scandalo per interrompere le rappresentazioni dello spettacolo, in modo da poter iniziare prima la lavorazione del film, alla prevista star Richard Attenborough, protagonista di un alterco col regista poco prima del delitto; dallo sceneggiatore Mervyn Cocker-Norris, a sua volta protagonista di una lite con Kopernick per divergenze creative sull’adattamento, all’ambigua produttrice dello spettacolo, Petula Spencer. La giovane poliziotta, a un certo punto, inizia a sospettare anche del suo stesso superiore, il cui passato familiare sembra essere oscuramente legato alla vittima. Mentre il mistero si fa sempre più intrigato, il rifiuto di interrompere le rappresentazioni inizia a mettere in pericolo altre persone…

Un bozzetto sociale semplificato

Omicidio nel West End, Pearl Chanda, Sam Rockwell, Harris Dickinson e Saoirse Ronan in una scena
Omicidio nel West End, Pearl Chanda, Sam Rockwell, Harris Dickinson e Saoirse Ronan in una scena del film

Lo svolgimento di Omicidio nel West End (il cui titolo originale era un più calzante See How They Run) vuole da un lato omaggiare/parodiare i meccanismi del giallo classico, sottolineandone lo schema ripetitivo, le ambientazioni sempre uguali a se stesse, il rapporto di fidelizzazione col pubblico che ne apprezza la rassicurante prevedibilità; dall’altro, il film di Tom George punta a fare uno spaccato sommario dello show business londinese degli anni ‘50, tra teatro e cinema, coi suoi segreti (di Pulcinella), le sue piccole e grandi meschinità, il suo carattere corporativo e le sue idiosincrasie. Un intento, quello legato al bozzetto sociale, in fondo non estraneo agli stessi lavori di Agatha Christie, che qui prende vita anche grazie all’inserimento nella storia di personaggi reali (in primis il grande Richard Attenborough, a cui dà il volto l’attore Harris Dickinson, e il produttore John Woolf, interpretato da Reece Shearsmith). Proprio all’intento di rappresentazione sociale e di fotografia (semplificata) dell’ambiente teatrale londinese – tutto interno alla compagnia e ai suoi viziati membri – è demandata la parte comedy del film, insieme al proverbiale mal assortimento della coppia di poliziotti protagonisti. I personaggi interpretati da Rockwell e Ronan sono in realtà degli stereotipi smaccatamente moderni (anche nelle dinamiche che il loro rapporto assume), a dispetto dell’allure classico, da period drama, che il film vuole darsi. Una modernità che viene ribadita a più riprese anche dall’uso (insistito ma in fondo abbastanza superfluo) di una tecnica come lo split screen.

Effimera piacevolezza

Omicidio nel West End, Saoirse Ronan in una scena
Omicidio nel West End, Saoirse Ronan in una scena del film

Proprio sulla dialettica tra classicità e modernità questo Omicidio nel West End gioca alcune delle sue carte più interessanti, nonostante la sceneggiatura non riesca mai a portare il tema al di là del gioco, della riflessione estemporanea e priva di contesto, e di un metacinema che è ormai diventato in gran parte (esso stesso) cliché. Al film manca il cinismo e la vera capacità di riflessione sul genere, e sui suoi stessi stereotipi, del (già) cult di Ryan Coogler del 2019, oltre alla consapevolezza stessa dei suoi intenti satirici; qui, il regista si limita a giocare coi rimandi tra i dialoghi e ciò che si vede sullo schermo, rendendo il meccanismo più esplicito e scoperto nella parte finale. Un gioco che resta comunque al livello dello scherzo fine a se stesso, poco motivato narrativamente oltre che – nel 2022, e con un linguaggio televisivo che nell’(ab)uso di certi meccanismi ha ampiamente superato il cinema – ampiamente già visto. Questa componente resta comunque, paradossalmente, l’aspetto più riuscito del film di Tom George, piuttosto debole nella sua componente più esplicitamente mistery, risolta in modo poco credibile e ancor meno soddisfacente. Proprio la ludica evanescenza e il manierismo (anche gradevole) di Omicidio nel West End rendono la visione un’esperienza piacevole, anche se effimera e destinata a svanire presto nella memoria.

Omicidio nel West End, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: See How They Run
Regia: Tom George
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 98’
Genere: Commedia, Giallo
Cast: Reece Shearsmith, Kieran Hodgson, Tomi Ogbaro, Oliver Jackson, Ruth Wilson, Charlie Cooper, Ania Marson, Maggie McCarthy, Jacob Fortune-Lloyd, Gregory Cox, Sian Clifford, Pearl Chanda, Adrien Brody, David Oyelowo, Harris Dickinson, Sam Rockwell, Saoirse Ronan, Shirley Henderson
Sceneggiatura: Mark Chappell
Fotografia: Jamie Ramsay
Montaggio: Gary Dollner, Peter Lambert
Musiche: Daniel Pemberton
Produttore: Gina Carter, Damian Jones
Distribuzione: Searchlight Pictures

Data di uscita: 29/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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