SICCITÀ

SICCITÀ

Dramedy corale piuttosto insolito per un regista come Paolo Virzì, Siccità immagina una situazione sociale estrema, che sclerotizza tratti e idiosincrasie della società nostrana venuti prepotentemente alla ribalta negli ultimi due anni. Lo fa con un insieme di storie disuguali, ma complessivamente capaci di ispirare simpatia per la variegata umanità che ritraggono. Fuori concorso alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

La forma dell'acqua

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Per il suo nuovo film, che segna il suo ritorno (fuori concorso) alla Mostra del Cinema di Venezia (cinque anni dopo la co-produzione internazionale di Ella & John), Paolo Virzì sceglie la strada del film corale. Un esperimento insolito, per il regista livornese, così come d’altronde è insolito il tema scelto per questo Siccità, dal sapore vagamente distopico: quello di una Roma preda di una prolungata assenza di piogge, che ha provocato il razionamento dell’acqua e l’adozione di una serie di inevitabili provvedimenti restrittivi. Oltre alla siccità, la capitale sembra poi essere preda di un misterioso virus che porta un’improvvisa e a volte letale sonnolenza. In questo scenario si muove un insieme di personaggi dalle storie indipendenti, che come da tradizione arriveranno a volte a sfiorarsi, altre a toccarsi in modo più duraturo: tra queste, quella di un tassista divorziato, della sua ex moglie, medico d’ospedale alle prese coi primi sintomi del virus, e della figlia adolescente con la passione per la musica; quella di una ricca famiglia che dirige un resort di lusso messo sotto accusa per il suo uso illegale dell’acqua pubblica, e di un giovane chiamato a svolgervi servizio di security; quella di uno scienziato esperto di cambiamenti climatici, diventato in breve una star televisiva; quella di un influencer di mezza età che dispensa consigli sui social su come evitare gli sprechi, e della di lui famiglia; e infine quella di un detenuto trovatosi involontariamente fuori di prigione, che decide di cogliere l’occasione per andare a cercare sua figlia, di cui non ha notizie da anni. Sullo sfondo, una Roma percorsa da tensioni sociali e rivolte, e un Tevere prosciugato, segni di un futuro più che mai incerto.

Pandemica siccità

Siccità, Emma Fasano in una scena del film
Siccità, Emma Fasano in una scena del film di Paolo Virzì

Fin dall’avvio di Siccità, con le immagini del concerto di musica barocca accompagnate dai manifesti a esibire l’hashtag #RomaCeLaFarà, è immediato il parallelo tra le vicende narrate nel film e la pandemia di Covid-19; un parallelo che viene ribadito a più riprese, nel corso del film, dalle tensioni provocate dai provvedimenti restrittivi, dai complottismi e negazionismi subito emersi nel corpo della società – a incitare il popolo alla rivolta contro la “dittatura” (con tanto di preteso superamento degli schieramenti politici tradizionali) – e dalla figura dello scienziato-star televisiva col volto di Diego Ribon, corrispondente dei tanti virologi mediatici che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia.

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L’evidente legame del film col tema del Covid-19, reso esplicito dal diffondersi del virus che accompagna la carenza d’acqua, è stato peraltro confermato dallo stesso Virzì, che ha dichiarato di aver iniziato a pensare il film durante i giorni del primo lockdown, con le strade della capitale deserta. Una capitale che qui viene fotografata con toni giallastri e bruciati, con la sottolineatura della sabbia che ricopre strade, palazzi e automobili, e l’immagine frequentemente riproposta del Tevere prosciugato. Uno scenario che in fondo modifica il volto urbano in modo sostanziale ma non lo stravolge, con modalità analoghe (seppur ovviamente differenti nelle basi) a quanto fece lo spopolamento delle strade durante la pandemia.

Un collage variegato

Siccità, Silvio Orlando in una scena del film
Siccità, Silvio Orlando in una scena del film di Paolo Virzì

Con un cast infarcito di volti noti (tra cui spiccano quelli di Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Monica Bellucci e Sara Serraiocco), la sceneggiatura – a cui ha collaborato anche Francesca Archibugi – orchestra un efficace dramedy, che fissa e sclerotizza alcuni tratti di quella che viene considerata l’italianità – e spesso la romanità – “media”; un processo che non sempre riesce a non cadere nello stereotipo, ma che il più delle volte centra il bersaglio, radicalizzando in modo credibile pulsioni sociali, insoddisfazioni e veri e propri populismi che gli ultimi due anni hanno contribuito a portare alla luce. Un processo in cui c’è spazio per storie di riconciliazioni o riavvicinamenti familiari (quella che vede protagonista il detenuto interpretato da Silvio Orlando, e quella del tassista col volto di Valerio Mastandrea, della sua ex moglie e di sua figlia), per la stigmatizzazione di un’alta borghesia da social vacuamente progressista (nel personaggio del sempre bravo Tommaso Ragno) e per un ritratto parimenti veritiero della pervasività dei media, in quell’infotainment a volte spietato e rapace – specie con le situazioni di maggior sofferenza – che abbiamo ben imparato a conoscere, prima e dopo il Covid. C’è spazio, persino, per schegge di noir – pur virato al grottesco – nella storyline che vede protagonista la moglie del dirigente del resort e la sua improvvisata guardia del corpo (interpretati rispettivamente da Gabriel Montesi ed Emanuela Fanelli). Un collage che ripropone, pur in quadro d’insieme più vasto, l’attitudine del regista alla narrazione di piccole storie, e alla resa del carattere paradossale e/o grottesco della quotidianità borghese.

(Dis)uguaglianze

Siccità, Monica Bellucci e Diego Ribon in una scena del film
Siccità, Monica Bellucci e Diego Ribon in una scena del film di Paolo Virzì

Non tutte le storyline di Siccità funzionano in modo analogo, e non tutte centrano il bersaglio nella stessa misura (tra le più riuscite citeremmo quella con protagonista Silvio Orlando, mentre quella con Mastandrea è condizionata dalla didascalica e superflua presenza dei “fantasmi” dei due genitori); il quadro generale è a tratti un po’ disuguale, sia in termini di atmosfere che di rilevanza narrativa delle diverse vicende, che tuttavia mantengono un tono d’insieme abbastanza coerente. Il carattere irrisolto di alcuni dei subplot presentati (tra cui quello, già citato, di marca noir, oltre a quello un po’ velleitario che vede protagonisti Monica Bellucci e Diego Ribon) potrebbe essere giustificato con l’inevitabile provvisorietà di ciò che si vede sullo schermo; una provvisorietà accentuata da un finale – che comunque avremmo preferito meno esplicito – che vuole almeno in parte sottolineare il carattere temporaneo e rimediabile ciò che viene narrato nel film. Resta, comunque, la differente resa dei racconti dei personaggi, e la loro variegata capacità di arrivare allo spettatore, in un lavoro che nonostante tutto ispira un’istintiva simpatia. Una simpatia dovuta in primis alla capacità mostrata dal regista di raccontare in forma grottesca ed estremizzata un pezzo di contemporaneità, mantenendo uno sguardo disilluso (ma in fondo affettuoso) su pezzi di umanità che non si può che sentire vicini.

Siccità, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Siccità
Regia: Paolo Virzì
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 97’
Genere: Commedia
Cast: Claudia Pandolfi, Edoardo Purgatori, Elena Lietti, Emanuela Fanelli, Gabriel Montesi, Ludovico Succio, Massimiliano Tortora, Monica Bellucci, Sara Lazzaro, Sara Serraiocco, Silvio Orlando, Tommaso Ragno, Valerio Mastandrea, Vinicio Marchioni, Diego Ribon, Liliana Fiorelli
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Paolo Giordano, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Carlo Virzì
Produttore: Mario Gianani, Lorenzo Mieli, Lorenzo Gangarossa
Casa di Produzione: Wildside, Vision Distribution
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 29/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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