TRIANGLE OF SADNESS

TRIANGLE OF SADNESS

Seconda Palma d’Oro a Cannes per Ruben Östlund, Triangle of Sadness è un’opera divertita e sanamente cinica; una black comedy corale che sposta ancor più in là la riflessione del regista svedese su meschinità e idiosincrasie della classe borghese. In patria come fuori.

L'internazionale del cinismo

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Si è parlato molto, al termine dell’ultimo Festival di Cannes, della Palma d’Oro vinta da questo Triangle of Sadness, la seconda ottenuta dal regista Ruben Östlund, che era già arrivato al prestigioso riconoscimento col suo precedente The Square (risalente al 2017). Se si considera, poi, che il film ancora precedente di Östlund, Forza maggiore (del 2014) aveva vinto il premio della giuria della sezione Un Certain Regard, viene spontaneo fare la considerazione che il festival transalpino porti particolarmente fortuna al regista svedese, che vi ha ottenuto ben tre riconoscimenti – i più importanti – coi suoi ultimi tre film. Eppure, se si va ad analizzare nel dettaglio le ultime tre regie di Östlund, ci si rende conto di come – pur nella comunanza di sguardo, e nell’affinità delle tematiche trattate – il regista abbia mostrato un notevole eclettismo, variando tono e approccio alla narrazione, e riuscendo ogni volta (in modi diversi) a spiazzare lo spettatore. Uno spiazzamento che vale a maggior ragione per questo nuovo lavoro, esordio di Östlund nel cinema in lingua inglese, che recupera i toni da commedia grottesca del precedente allargandone tuttavia lo sguardo, e offrendo una storia dal taglio più collettivo. Una storia che di nuovo ha al suo centro la classe borghese (qui “internazionalizzata” in una nave da crociera che vede l’incontro di viaggiatori provenienti da vari paesi) di nuovo sviscerata nelle sue idiosincrasie e ridicolizzata nella sua reazione a una situazione estrema e imprevedibile.

Disaster Boat

Triangle of Sadness, Charlbi Dean e Harris Dickinson in una sequenza del film
Triangle of Sadness, Charlbi Dean e Harris Dickinson in una sequenza del film di Ruben Östlund

La trama di Triangle of Sadness muove dai personaggi di Carl e Yaya, una coppia di modelli e influencer sulla trentina, protagonisti di una relazione poco solida segnata soprattutto dall’insicurezza di lui. I due si imbarcano su una nave da crociera sul Mediterraneo, sulla quale vengono a contatto con un gruppo di eccentrici personaggi: tra questi, un’anziana coppia britannica arricchitasi grazie alla produzione di bombe a mano e mine antiuomo, un solitario informatico svedese creatore di un videogioco di successo, una donna disabile che, a causa di un ictus, riesce a pronunciare solo una singola frase in tedesco, e un oligarca russo accompagnato da sua moglie, che ha fatto fortuna grazie al commercio di fertilizzanti. In cabina di comando c’è il capitano della nave, Thomas, marinaio comunista, costantemente ubriaco. Quando un attacco dei pirati, seguito a una tragicomica cena durante una tempesta, provoca il naufragio della nave, equipaggio e passeggeri si trovano su un’isola deserta, costretti per la prima volta a sopravvivere in un ambiente ostile. Qui, gerarchie e logiche di potere finiranno per rovesciarsi.

Rituali e iconoclastia

Triangle of Sadness, Woody Harrelson in una scena del film
Triangle of Sadness, Woody Harrelson in una scena del film di Ruben Östlund

La narrazione di Triangle of Sadness viene scandita attraverso tre capitoli, offrendo di volta in volta un focus diverso sui vari personaggi che popolano la crociera: il primo segmento è dedicato ai due modelli Carl e Yaya, di cui viene illuminato il problematico rapporto, con la posizione dominante della ragazza, il suo fare manipolatorio e interessato, e i complessi di inferiorità mostrati dal giovane – sospeso tra gelosia e dipendenza affettiva; nella seconda parte viene evidenziato lo svolgersi della crociera, con l’introduzione del pittoresco gruppo di passeggeri, e il focus precipuo sullo sghembo capitano interpretato da Woody Harrelson (e sull’imprevedibile simpatia reciproca instaurata con l’oligarca russo); la terza frazione è invece quella che si svolge sull’isola, che vede rovesciarsi i rapporti di potere stabiliti sulla crociera (e prima ancora) ed emergere la figura dell’addetta alle pulizie Abigail: l’unica capace di sopravvivere alle “durezze” della vita sull’isola, e l’unica abbastanza coraggiosa da assumere la guida dell’improbabile congrega. Nonostante la netta scansione in tre del racconto, il tono del film resta uniforme nella scelta di un iperrealismo grottesco, che trova il suo culmine nella surreale cena durante la tempesta (con la più classica demolizione iconoclasta – a suon di fluidi corporei e momenti scatologici – dei riti dell’alta borghesia); una svolta che trasforma poi il film in un surreale survival movie sull’isola, all’insegna di un “nuovo ordine” tutt’altro che liberatorio.

Grottesca credibilità

Triangle of Sadness, Charlbi Dean in una sequenza del film
Triangle of Sadness, Charlbi Dean in una sequenza del film di Ruben Östlund

In tutto ciò, lo sguardo di Östlund resta lucidissimo e cinico nell’evidenziare fragilità, meschinità e idiosincrasie dei suoi personaggi, compendio di umanissime miserie, evidenziate e grottescamente rivendicate proprio di fronte alla situazione più imprevedibile. Resta indimenticabile, in questo senso, la sequenza precedente al naufragio, scandita da un andamento narrativo obliquo (in senso letterale e figurato), e contrappuntata dai surreali dialoghi su capitalismo, comunismo, Marx, Lenin e Kennedy dei personaggi interpretati da Woody Harrelson e Zlatko Burić. Poi, sull’isola, l’andamento del racconto diventa (apparentemente) più placido, mentre parallelamente si fa più acida la messa alla berlina dei personaggi già iniziata (bonariamente) nelle due frazioni precedenti: una messa alla berlina che non risparmia nessuno, ivi compresi il capitano marxista coi sensi di colpa interpretato da Harrelson – ritratto, insieme al compare russo, come un succube bambino – il giovane modello ridotto a sex toy dell’improvvisata leader, e infine quest’ultima, instauratrice di un regime che appare animato più da una ripicca infantile che dalla vagheggiata rivalsa “di classe”. L’impostazione da parodia survival della terza parte del film viene definitivamente smontata dalla grottesca svolta del finale, propedeutica a una conclusione aperta; una conclusione che sceglie di non affondare (del tutto) il pezzo di umanità ritratto dal film, lasciando a esso un piccolo spiraglio di redenzione. In tutto ciò, le grottesche caricature ritratte dal regista mantengono una credibilità – e un’umanità – difficili da ritrovare in altri prodotti analoghi; una credibilità che, sostanziata dallo sguardo del regista, fa di Triangle of Sadness un’opera equilibrata, divertita e lucida. Un risultato senz’altro pregevole.

Triangle of Sadness, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: Triangle of Sadness
Regia: Ruben Östlund
Paese/anno: Germania, Svezia, Francia, Grecia, Regno Unito, Turchia / 2022
Durata: 147’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Timoleon Gketsos, Sunnyi Melles, Nana Manu, Vicki Berlin, Iris Berben, Thobias Thorwid, Carolina Gynning, Zlatko Buric, Arvin Kananian, Dolly De Leon, Stefan Gödicke, Jiannis Moustos, Oliver Ford Davies, Henrik Dorsin, Alicia Eriksson, Amanda Walker, Mia Benson, Charlbi Dean, Ralph Schicha, Jean-Christophe Folly, Harris Dickinson, Woody Harrelson
Sceneggiatura: Ruben Östlund
Fotografia: Fredrik Wenzel
Montaggio: Ruben Östlund, Mikel Cee Karlsson
Produttore: Olivier Père, Jovan Marjanovic, Mirsad Purivatra, Mike Goodridge, Faruk Guven, Clemens Köstlin, Julio Chavezmontes, Per Damgaard Hansen, Philippe Bober, Marina Perales Marhuenda, Erik Hemmendorff, Giorgos Karnavas, Konstantinos Kontovrakis
Casa di Produzione: Heretic, Nordisk Film, Canal+, ZDF/Arte, Plattform Produktion, TRT, Ciné+, ARTE, Coproduction Office, Sovereign Films (II), 30West, Essential Filmproduktion GmbH, Imperative Entertainment, BBC Films, Piano, Film i Väst, Arte France Cinéma, Sveriges Television (SVT), Bord Cadre Films
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: 27/10/2022

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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