LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI

LA SIGNORA HARRIS VA A PARIGI

Arriva alla Festa del Cinema di Roma 2022, nella sezione Grand Public, La signora Harris va a Parigi, favola patinata sul potere dei sogni e sulla loro capacità di infrangere la realtà. Il film di Anthony Fabian è sicuramente un buon modo per evadere dalle brutture quotidiane, ma la scarsa credibilità degli eventi e il ritmo del racconto appaiono come un compromesso eccessivo da accettare anche per i più esperti navigatori della fantasia.

Vacanze parigine

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Londra 1957. Ada Harris (Lesley Manville) svolge la mansione di domestica in diverse case ed è amata da tutti. Attende un marito che non è mai tornato dalla guerra e del quale tutto ciò che le resta, a dispetto dell’inesorabile passare del tempo, è un pacchetto mai aperto: condivide le sue giornate con la sua amica Vi (Ellen Thomas) fino a quando la sua quotidianità viene galvanizzata dal desiderio di avere un abito firmato Dior. Acquistarlo a Parigi sembra però un sogno irrealizzabile; ma quando non si è solo l’angelo custode del proprio prossimo ma se ne hanno anche tanti al proprio fianco, allora ecco che nulla è davvero impossibile, anche cambiare la propria vita e portarla su nuove consapevolezze.

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La sceneggiatura di La sigmora Harris va a Parigi, scritta dal regista Anthony Fabian insieme a Carroll Cartwright, Keith Thompson e Olivia Hetreed, adatta per il grande schermo l’omonimo romanzo di Paul Gallico (1958, da noi inedito al momento), già precedentemente trasposto in un film per la televisione del 1992 dal titolo In volo per un sogno, con la compianta Angela Lansbury come protagonista e il resto del cast comprendente Omar Shariff e Diane Rigg.

Questione di ritmo

La signora Harris va a Parigi, Lesley Manville e Lambert Wilson danzano in una sequenza
La signora Harris va a Parigi, Lesley Manville e Lambert Wilson danzano in una sequenza del film

Prima opera del regista giunta da noi, La signora Harris va a Parigi si rivela essere una pellicola esteticamente girata bene, con una bella fotografia (curata da Felix Wiedemann) che rimanda alla delicatezza delle commedie degli anni ’50 e ‘60, e soprattutto recitata in modo magistrale. Non mancano infatti vezzi registici particolari da parte di Fabian, come ralenti o inquadrature a “effetto Vertigo” sul volto della protagonista, o la soggettiva dal giradischi che accompagna la riproduzione di On n’oublie Rien di Juliette Greco. Di contro, le scelte di regia insistono in modo eccessivo su alcune scene, come per esempio una sfilata o i particolari del volto della signora Harris per sottolinearne le emozioni, con il risultato però di sgonfiare il ritmo della commedia. Anche su questo aspetto sorge qualche interrogativo alla fine della visione: bastano qualche battuta riuscita (paragonare Christian Dior al proprio lattaio) o qualche gag slapstick per divertire?

Una, tante, donne invisibili

La signora Harris va a Parigi, Lesley Manville in un'immagine
La signora Harris va a Parigi, Lesley Manville in un’immagine del film

La signora Harris va a Parigi è una pellicola che descrive, seppur in filigrana, il mondo della moda in maniera piuttosto negativa: le donne per lavorare devono fare le “accompagnatrici” oppure non sono altro che invisibili, come la stessa signora Harris, che viene riportata alla realtà di essere una domestica anche in Terra d’Oltralpe dal nobile parigino (Lambert Wilson) di cui si è infatuata. Tuttavia, lei ha dalla sua i sogni che la guidano e le permettono di filtrare le durezze di quel mondo (a differenza ad esempio dell’Andrea de Il diavolo veste Prada, che invece ci si scontrava apertamente fino a esserne anche assorbita): del resto per tredici anni la signora Harris è vissuta felicemente nell’illusione di avere un marito ancora vivo. Da questo punto di vista, i sogni sono rappresentati proprio da quei lussuosi abiti tanto agognati che dovrebbero essere alla portata di tutti: chiunque dovrebbe poterne godere e persino entrare in una taglia diversa dalla propria grazie a un tocco di magia.

Il favoloso mondo di Mrs. Harris

La signora Harris va a Parigi, Lucas Bravo e Lesley Manville in un'immagine
La signora Harris va a Parigi, Lucas Bravo e Lesley Manville in un’immagine del film

Un punto di forza de La signora Harris va a Parigi è l’interpretazione di Lesley Manville: attrice feticcio di Mike Leigh (sette film insieme) e già candidata al Premio Oscar come miglior attrice non protagonista per il Il filo nascosto (Paul Thomas Anderson, 2017) che con la sua Ada Harris ci restituisce una versione invecchiata di Amélie Poulain, più prodiga a cambiare la vita degli altri che la propria. Questa peculiarità si rivela però un’arma a doppio taglio: appare infatti chiaro fin da subito che dove arriverà la signora Harris regnerà l’ordine, anche in una Parigi in cui c’è lo sciopero degli spazzini per strada. L’ingenuità della protagonista è cosi marcata (anche appunto dalle scelte di regia) che porta a chiedersi durante la visione del film se non si stia sconfinando nella stucchevolezza. Inoltre, tutto il film, o comunque gran parte di esso, gioca sul continuo trasformarsi di sventure in fortune, come vincere alla schedina o alle scommesse delle corse dei cani; per quanto però si possano ascoltare i segni inviati dalla vita o dai nostri angeli custodi, siamo ai limiti dell’incredulo.

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Quesiti marzulliani

La signora Harris va a Parigi, Lucas Bravo e Lesley Manville in un momento
La signora Harris va a Parigi, Lucas Bravo e Lesley Manville in un momento del film

L’ambientazione di una Londra e di una Parigi post belliche dà anche un tocco di attualità alla pellicola, e rispetto ai nostri tempi rappresenta sicuramente un buon viatico per passare 115 minuti di spensieratezza. Non sappiamo se questo La signora Harris va a Parigi correrà davvero il “rischio” di vincere qualche premio per i suoi pregi nonostante la sua prevedibilità (non può mancare la storia d’amore finale e il dramma personale degli antagonisti). Certamente è un film che fa uscire lo spettatore dalla sala chiedendosi: i sogni aiutano davvero a vivere meglio? Oppure è vivere meglio che aiuta a sognare?

La signora Harris va a Parigi, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Mrs. Harris Goes to Paris
Regia: Anthony Fabian
Paese/anno: Ungheria, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Belgio, Canada / 2022
Durata: 115’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Isabelle Huppert, Lambert Wilson, Lesley Manville, Lucas Bravo, Anna Chancellor, Guilaine Londez, Jason Isaacs, Christian McKay, Alba Baptista, Balázs Csémy, Barnabás Réti, Ben Addis, Delroy Atkinson, Ellen Thomas, Freddie Fox, Harry Szovik, Jeremy Wheeler, Murányi Panka, Rose Williams, Roxane Duran, Sarah Rickman, Zsolt Páll
Sceneggiatura: Anthony Fabian, Carroll Cartwright, Keith Thompson, Olivia Hetreed
Fotografia: Felix Wiedemann
Montaggio: Barney Pilling
Musiche: Rael Jones
Produttore: Guillaume Benski, Daniele Alfano, Anthony Fabian, Xavier Marchand, Daisy Gilbert, Jane Hooks, Jonathan Halperyn, Daniel Kresmery, Alejandro Duque
Casa di Produzione: Entertainment One, Umedia, Hungarian National Film Fund, Moonriver Content Superbe Films Hero Squared Elysian Films, Moonriver Content, Superbe Films, Hero Squared
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 17/11/2022

Trailer

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Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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