THE MENU

THE MENU

Satira sul mondo dell’alta cucina virata in horror, The Menu è caustico, gustoso e amaramente divertito, pur muovendo da una premessa forse fin troppo schematica. Il film di Mark Mylod, prodotto da Adam McKay e impreziosito da un inquietante Ralph Fiennes, resta comunque apprezzabile tanto nei suoi intenti satirici quanto nel suo puro valore di intrattenimento. Già nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2022, poi in sala dal 17 novembre.

L’ultima cena... al sangue

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Il genere culinario, spesso declinato in forma di commedia (a volte nera, come nel caso della recente serie The Bear, e del thriller Boiling Point, da poco uscito nelle nostre sale) ha vissuto negli ultimi anni un notevole ritorno di fiamma, parallelo al crescere della moda dei reality a tema e all’emergere degli chef stellati, ormai vere e proprie star mediatiche. Proprio su questo terreno fertile si innesta un film come questo The Menu, che stavolta vira la sua idea di partenza (un gruppo di persone invitate in un ristorante esclusivo, sito su un’isola lontana dal mondo) in una forma più propriamente horror, seppur contaminata con la black comedy. D’altronde, l’idea di unire orrore e cibo non è del tutto nuova (si pensi a prodotti orientali come il violentissimo The Untold Story di Herman Yau, ma anche al più concettuale e inquietante Dumplings di Fruit Chan); e inoltre, a ben vedere, il genere possiede da sempre, in sé, quella carica “grafica” e irriverente che ben si sposa con la messa alla berlina dell’asettico, sofisticato e plastificato mondo mediatico dell’alta cucina, così come con quello degli chef assurti al ruolo di guru. Una messa alla berlina che il film di Mark Mylod (non a caso prodotto da Adam McKay) rende in effetti una delle sue prime componenti.

Lo chef-carceriere

The Menu, Ralph Fiennes in un momento
The Menu, Ralph Fiennes in un momento del film

Il plot di The Menu è incentrato proprio su un menu, quello propinato dallo chef-guru Slowik (interpretato da Ralph Fiennes) ai selezionatissimi ospiti invitati nel suo esclusivo ristorante; tra questi ci sono tre squali dell’alta finanza, una coppia di milionari con più di un segreto, un attore sul viale del tramonto, un’arrogante critica gastronomica col suo compagno, e infine la coppia di protagonisti: il fanatico di cucina molecolare Tyler (Nicholas Hoult), entusiasta per l’invito e mosso da un atteggiamento nei confronti di Slowik che sfiora la reverenza, e la sua compagna Margot (Anja Taylor-Joy), più accompagnatrice che reale partecipante all’evento, la cui presenza scopriamo presto essere stata più frutto del caso che di una reale scelta.

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Proprio Margot, esterna al mondo con cui viene a contatto, sembra essere l’unica a rendersi conto del pericolo rappresentato da Slowik, la cui concezione “concettuale” delle varie portate – con piatti “messi in scena” nei modi più improbabili ed estremi – finisce presto per shockare tutti i presenti. Proprio la donna, forte dell’assenza di qualsiasi timore reverenziale verso lo chef, sarà chiamata a svegliare i presenti e a organizzare la fuga da quella che presto si rivelerà essere una trappola mortale.

Una “nuova esperienza”

The Menu, Ralph Fiennes in un'immagine
The Menu, Ralph Fiennes in un’immagine del film

Si muove sul confine tra horror, thriller e satira sociale, The Menu, offrendo una feroce allegoria sul mondo della ristorazione più sofisticata, ma proponendosi anche di allargare anche il suo sguardo su un’alta borghesia ormai anestetizzata dalle icone mediatiche, priva di qualsivoglia strumento critico; una borghesia tanto scaltra quando si tratta di raggirare i propri simili (o magari il proprio partner, sentimentale e/o lavorativo) quanto prona e indifesa di fronte al potere pervasivo dell’immagine, ai guru improvvisati e alla proposta di esperienze tanto “concettuali” – nel cibo come in ogni altro settore – da risultare completamente slegate dalla loro base di partenza. A essere messa sotto il bersaglio del film è una classe sociale che, mentre si dedica (neanche tanto) privatamente alle attività più turpi, volgare nella sua bulimica avidità, brama una paradossale redenzione proprio in quell’elemento (il cibo) che invece dovrebbe rappresentare godimento e (letterale) ristorazione. In questo cortocircuito, che al piacere sostituisce il generico concetto di “esperienza”, si innesta alla perfezione l’azione di Slowik – nome non scelto a caso – ruota inceppata dell’ingranaggio, che decide di riportare alla concretezza (sanguigna e sanguinaria) l’idea stessa di esperienza. Un’azione che, non a caso, troverà un ostacolo nell’unico personaggio estraneo al suo mondo; l’unico capace di leggere nell’anima nera del cuoco-babau e, per contro, di spiazzarlo.

I limiti della satira

The Menu, Anya Taylor-Joy in un'immagine
The Menu, Anya Taylor-Joy in un’immagine del film

Dall’iniziale, (apparentemente) blanda satira di costume che sembra caratterizzarlo nelle prime sequenze, The Menu muove presto verso un surreale balletto di morte culinario, che spinge alla sardonica risata verso la miseria della vite (e delle morti) che mette in scena. Le brutture umane degli avventori del ristorante Hawthorn risultano quasi triviali, rappresentando personaggi colpevoli nella loro ignavia oltre che intimamente infantili nella speranza che, dopotutto, quello che vedono sia solo una finzione; una rappresentazione tanto caustica da far risaltare la purezza folle di Slowik (a cui Fiennes dà il volto con convincente carica noir), angelo vendicativo di cui non si può non pregustare la prossima sanguinosa azione. Nell’implacabile condanna di (quasi) tutti i suoi personaggi, e nella netta contrapposizione tra la figura della Margot di Anja Taylor-Joy e i suoi commensali, il film di Mark Mylod rischia di peccare di schematismo, e di risultare paradossalmente più moralista del mondo che vorrebbe mettere alla berlina. La risoluzione finale della vicenda risulta un po’ telefonata, concettualmente discutibile nella sua semplicità; ma è pur vero che, nell’obiettiva difficoltà di trovare un approdo narrativo valido a una vicenda come quella raccontata, la sceneggiatura ha legittimamente deciso di puntare sulla soluzione più semplice. Una soluzione che magari non soddisferà tutti, ma che in fondo risulta essere solo l’ultima portata di una cena-esperienza più che mai variegata.

The Menu, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: The Menu
Regia: Mark Mylod
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 106’
Genere: Horror, Commedia, Thriller
Cast: Adam Aalderks, Paul Adelstein, Rebecca Koon, Michael A. Dean, Mark St. Cyr, Mel Fair, Melisa Lopez, Peter Grosz, Christina Brucato, Rob Yang, Aimee Carrero, Rachel Trautmann, Anya Taylor-Joy, Arturo Castro, Janet McTeer, John Leguizamo, Judith Light, Nicholas Hoult, Ralph Fiennes, Reed Birney, Hong Chau
Sceneggiatura: Seth Reiss, Will Tracy
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Christopher Tellefsen
Musiche: Colin Stetson
Produttore: Jenna Go, Katie Goodson, Zahra Phillips, Will Ferrell, DanTram Nguyen, Adam McKay, Betsy Koch
Casa di Produzione: Alienworx Productions, Hyperobject Industries
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

Data di uscita: 17/11/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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