GLI OCCHI DEL DIAVOLO

GLI OCCHI DEL DIAVOLO

Gli occhi del diavolo, ennesimo epigono del filone della possessione demoniaca, possiede almeno un elemento interessante: la presenza di una donna nel ruolo di esorcista, nel personaggio di una giovane suora dal passato travagliato. Purtroppo, il film di Daniel Stamm getta alle ortiche il suo buon potenziale, con una realizzazione svogliata e di grana grossa.

Il demone e il trauma

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Dodici anni dopo il suo L’ultimo esorcismo, film che nel 2010 aveva tentato di mescolare il filone dell’horror demoniaco con quello del found footage (particolarmente in voga in quegli anni) il regista Daniel Stamm torna a raccontare in questo suo nuovo lavoro di una possessione maligna e di un tentativo di fronteggiarla. In un filone ormai iper-inflazionato, che attende con molta curiosità – e un po’ di scetticismo – la nuova, annunciata trilogia che farà da sequel diretto al classico di William Friedkin L’esorcista, questo Gli occhi del diavolo ha dalla sua almeno un elemento di (parziale) novità: a fronteggiare direttamente il male, e a farsi carico di eseguire quello che è uno dei più antichi riti della Chiesa cattolica (e non solo) è stavolta una donna. Si tratta, nello specifico, della suora Ann (interpretata da Jacqueline Byers) ammessa come osservatrice in una scuola di esorcismo, guidata dall’esperto Padre Quinn. Quest’ultimo, notando la particolare empatia stabilita da Ann con una bambina posseduta, la piccola Natalie, consente alla giovane suora di partecipare direttamente all’esorcismo di quest’ultima; quello che il prete non sa, tuttavia, è che l’entità che ora sta tormentando Natalie potrebbe essere la stessa che anni prima condusse al suicidio la madre di Ann, e che ora sta cercando di arrivare alla donna tramite la ragazzina.

Materiale stereotipato

Gli occhi del diavolo, Posy Taylor in una sequenza
Gli occhi del diavolo, Posy Taylor in una sequenza del film

Il principale elemento di interesse di questo Gli occhi del diavolo (poco calzante adattamento del titolo originale Prey for the Devil) risiede proprio nella presenza di una protagonista femminile, oltre che in un abbozzo di sottotesto psicologico che riesce a dare almeno un po’ di interesse alla figura della suora interpretata da Jacqueline Byers. Su un materiale di partenza, quindi, potenzialmente interessante – che poteva portare a uno sguardo parzialmente nuovo su un filone che pare aver detto molto di ciò che aveva da dire – Daniel Stamm costruisce un horror purtroppo molto convenzionale; un lavoro che ripropone con poca inventiva – e pochissimo potenziale (realmente) orrorifico – un campionario di topoi ed effett(acc)i già ampiamente sperimentati.

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Ci si chiede, guardando il film di Stamm, se davvero nel 2022 abbia senso mostrare per l’ennesima volta figure di posseduti dalle ossa snodabili che si muovono in pose ragnesche, apostrofando gli esorcisti con voce cavernosa. Considerato (anche) il gran numero di parodie che questi elementi hanno generato, tutto questo sembra giungere, oggi, decisamente fuori tempo massimo. Non è un caso che il film mostri i suoi momenti migliori proprio nelle poche sequenze in cui si allontana da questi luoghi comuni; è questo il caso di un esorcismo eseguito dalla protagonista (di cui evitiamo di svelare i contorni) e dei flashback che mostrano il suo passato familiare.

Il “tradimento” di uno spunto valido

Gli occhi del diavolo, Jacqueline Byers e Posy Taylor in una sequenza
Gli occhi del diavolo, Jacqueline Byers e Posy Taylor in una sequenza del film

Gli occhi del diavolo, in effetti, sembra vivere un po’ della contraddizione tra lo spunto interessante del suo soggetto – anche nella portata potenzialmente “politica” della presenza di una donna esorcista, che la sceneggiatura comunque non approfondisce – e una realizzazione derivativa e di grana grossa. La regia di Stamm, piuttosto svogliata, offre una serie di telefonati jumpscare, spesso decontestualizzati (si veda la scena di un incubo della protagonista); un approccio teso quasi a voler offrire il “minimo sindacale” di spaventi per riempire il film, in attesa che arrivino le sequenze, narrativamente più determinanti, degli esorcismi. Anche la figura della psichiatra interpretata da Virginia Madsen – che all’inizio sembrava suggerire il tema di un contrasto tra scienza e fede che la sceneggiatura, poi, rapidamente accantona – appare piuttosto superflua; il film, più in generale, risulta approssimativo proprio nella gestione dei personaggi di contorno, compresi quelli che (ed è il caso del prete Dante interpretato da Christian Navarro) sembravano avere nella storia un ruolo più sostanzioso. La stessa gestione del trauma da parte della protagonista, e lo sbocco narrativo della vicenda del suo legame con la piccola Natalie, seguono binari già visti e tutt’altro che imprevedibili; la stessa risoluzione del tutto appare forzata, oltre che segnata da alcuni macroscopici buchi di sceneggiatura (il più evidente verso il finale).

Una conclusione decontestualizzata

Gli occhi del diavolo, Nicholas Ralph, Colin Salmon e Christian Navarro in una scena
Gli occhi del diavolo, Nicholas Ralph, Colin Salmon e Christian Navarro in una scena del film

L’idea di partenza potenzialmente non banale, e il tentativo di approfondimento psicologico – timido, ma a tratti ben gestito – della figura della protagonista (e in particolare del suo passato) potevano giustificare un giudizio meno severo su Gli occhi del diavolo, al netto della scarsa fantasia della sua messa in scena. Il film di Daniel Stamm, tuttavia, infila nei suoi ultimissimi minuti un decontestualizzato e pacchiano finale, completamente incoerente con lo sviluppo narrativo che il film ha precedentemente seguito, e atto solo a chiudere il tutto con un ultimo, e gratuito, jumpscare. Una conclusione che purtroppo conferma la grana grossa dell’intera operazione, nel segno di un popcorn horror ormai (probabilmente) indigesto anche per il suo pubblico di riferimento.

Gli occhi del diavolo, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Prey for the Devil
Regia: Daniel Stamm
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 93’
Genere: Horror
Cast: Christian Navarro, Ivan Rangelov, Ben Cross, Cora Kirk, Jacqueline Byers, Koyna Ruseva, Virginia Madsen, Derek Morse, Nicholas Ralph, Lisa Palfrey, Posy Taylor, Yana Marinova, Colin Salmon, Velizar Binev, Owen Davis, Tom Forbes
Sceneggiatura: Robert Zappia
Fotografia: Denis Crossan
Montaggio: Tom Elkins
Musiche: Nathan Barr
Produttore: Jessica Malanaphy, Paul Brooks, Jeff Levine, Earl Richey Jones, Todd R. Jones
Casa di Produzione: Confluence Productions, LionsGate, Gold Circle Films
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 24/11/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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